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LA CONOSCENZA
In Italia ci sono circa 300.000 leggi, alcune delle quali di
100-200 anni di età. Comincio col dire che le leggi sono necessarie, però
voglio ribadire subito il fatto che, non tutte sono oro colato e che la maggior
parte sono "strumentali", magari scritte in periodi che andavano bene
ma che oggi non hanno più senso. Se è vero che, col tempo certe leggi perdono
di significato, è vero anche che, altre sono parola di Vangelo!! Proprio
riferendomi alla Sacra Scrittura, riesco a pensare che, tutto il gruppo
EXTRALARGE di decreti e regole, si può ridurre a 10 come i Dieci Comandamenti,
ognuna delle dieci leggi avrà le sue ramificazioni e… starà al Giudice
stabilire l’entità del danno.
La principale Legge che interessa il mio discorso è: "NON
RUBARE" (forse il più importante perché ha un ampio
spettro di casistiche.
Si può rubare un Bene.
Si può rubare la Felicita.
Si possono rubare gli Affetti.
Si può rubare la Pace
Si possono rubare i Sogni.
Si può rubare la Vita.
Si può rubare l’Amore.
Si possono rubare i Diritti.
Si può rubare la Libertà. E… si potrebbero trovare
altre centinaia di casi.
In tutti i casi appena esposti, esiste il danno che si può
vedere o riscontrare. Per i beni materiali si può risalire al corpo del Reato e
si può indennizzare il legittimo proprietario, per i beni non corporei
(Felicità - Sogni - Diritti – etc.) si può essere obbligati al risarcimento
ed eventualmente ad una pena detentiva. In tutti i casi si è commesso un Reato
facendo del male ad un nostro simile e privandolo di qualcosa che non è nostra.
Sono d’accordo che chi sbaglia deve pagare, come dovrebbero pagare coloro che
agiscono per il loro egoistico interesse a danno di moltissime persone, qualche
volta interi popoli. Privare di: Libertà – Felicità - Amore e in
generale dei propri diritti che appartengono alla persona in quanto tale, è un
crimine molto più violento del portargli via una cosa fisica (auto –
oggetti). Una persona senza Diritti – Felicità – Amore – Libertà non
sarà la stessa di prima e vivrà male. Anche apprendere qualcosa spesso è
rubare. Si ruba il mestiere, guardando un artigiano mentre compie certe
operazioni sul lavoro quotidiano. Posso sedermi ad una certa distanza da un
pescatore e col tempo imparare a pescare, però, in questo caso seppur
"rubando" (si fa per dire), non sto privando il pescatore di nessun
bene o affetto: Lui rimane quello di prima, più o meno bravo a pescare, mentre
io ho "imparato" qualcosa che prima non sapevo fare. Con il rubare,
sono riuscito a costruirmi una casa con le mie mani, Come??? Rubando ad un
muratore il sistema per costruire un muro, oppure ad un carpentiere il sistema
per armare un pilastro di cemento armato piuttosto che una scala. Ho potuto
"apprendere" durante i decenni che da Elettricista, ho lavorato a
stretto contatto con muratori. Sembra impossibile ma… io ci sono riuscito.
Tante altre cose ho imparato vedendole fare agli altri!! Fortuna che ancora non
sono stati brevettati i lavori manuali altrimenti avrei decine di denunce e non
mi basterebbe la casa per pagare i danni e gli avvocati. Comunque posso dire
che: "Se armo un pilastro so quello che faccio perché dopo avere visto e
imparato le azioni manuali, mi sono documentato sul perché di certe azioni,
spesso domandando alle persone "specialiste" nel settore, quindi è
stata mia premura avere la "CONOSCENZA" sul perché delle azioni.
Come sono riuscito ad impossessarmi delle azioni atte ad
eseguire lavori manuali, così sono riuscito ad apprendere le nozioni SCIENTIFICHE:
"Dalla matematica alla Fisica – Chimica – Elettrotecnica – sistemi di
Calcolo macchine Elettriche piuttosto che, la programmazione di Software",
naturalmente da AUTODIDATTA,
leggendo sui libri – dispense o ricerche in Rete.
Sia che abbia imparato azioni manuali atte a svolgere lavori
"fisici" guardando lavori fatti da persone valide, oppure, appreso
nozioni varie leggendo sui libri (naturalmente scritti dagli altri), mai ho
privato altra persona di un suo bene personale. Diciamo che l’Apprendere è un
qualcosa di Sacro – un diritto di tutti che: "Nessun Potere o Legge"
possono impedire a nessuna persona di qualsiasi, Sesso - Razza o Religione. L’Essere
umano è "Progettato" dal Creatore con un Cervello predisposto
affinché durante tutta la vita, abbia ad imparare. Sempre!!!
Da questa premessa si può evincere l’obiettivo del mio
discorso, improntato come tutta la Tesi, allo studio e alle Università in
generale. Voglio iniziare esponendo un principio Sacro:
"L’ESSERE UMANO HA IL DIRITTO DI CONOSCERE OGNI
FENOMENO TECNOLOGICO O SCIENTIFICO ED E’ SUO DIRITTO, DOVERE AFFRANCARSI DALL’
IGNORANZA".
Nessuno può scrivere o far valere una Legge che è contro il
principio appena esposto. Volere insistere nel far valere una Legge fuori
dalla logica del bene per "tutti, significa imporre un comando che può
essere solo di "PARTE",
cioè, orientato ad una cerchia privilegiata di persone. Con lo scorrere della
vita una persona acquisisce l’esperienza in base all’ambiente in cui vive e
lavora. L’ ambiente è variato in funzione del tempo, così possiamo
constatare che oggi abbiamo uno scenario "cambiato" rispetto a 50-100
anni fa. Abbiamo un sistema di comunicazioni che solo 30anni fa non potevamo
neanche sognarci. Parlare, trasmettere un testo – fotografia – disegno
piuttosto che un film sulle nostre vacanze, può avvenire in tempo reale, anche
se il nostro destinatario si trova agli antipodi. Così: "Cercare o trovare
in Rete" una qualsiasi nozione o insegnamento inimmaginabile, diventa una
questione di "RICERCA" su milioni di siti o Portali. La risposta ad
una nostra domanda avviene in tempo di qualche secondo e il risultato è a dir
poco "SCONCERTANTE" (in
senso buono). Se digito su "GOOGLE" la parola
"trigonometria", trovo 219.000 pagine (ricerca attuata in data
odierna: 20/agosto/2006), che parlano dell’argomento. L’esposizione di
concetti, avviene in una scala di valori di difficoltà per tutte le capacità
di apprendimento.
E’ facile quantificare la differenza di risorse, tra quelle
di 50anni fa e le odierne. Se prima avevamo solo la corrispondenza per ordinare
e ricevere un libro o dispensa, il tempo necessario era di un paio di settimane
(tempo inconcepibile per i giorni nostri) e… il materiale ordinabile era
limitato alle nostre possibilità economiche e anche alla disponibilità. Oggi,
il tempo necessario ad avere sul nostro Computer qualsiasi tipo di nozione
Tecnico/Scientifica corrisponde al tempo impiegato per pensare a ciò di cui
abbiamo necessità. In più, la quantità e qualità del materiale disponibile GRATUITAMENTE,
non la si potrebbe mai ottenere comprandola, perché tutte le case editrici
messe assieme, non avrebbero a catalogo neanche la millesima parte di ciò che
la Rete può offrirci. Dunque, la "CULTURA"
si separa dalla ricchezza e si offre a tutti indistintamente. Uno
scenario affascinante per chi ha veramente voglia di studiare. Penso con
rammarico ai miei tempi (1956 – 1958) quando Internet era ancora da venire e
per studiare avevo disponibile una dispensa che mi arrivava ogni mese e la
comunicazione con l’Istituto, consisteva solo nello spedire in una cartella
affrancata per il ritorno i compiti da controllare e correggere. Tempi lunghi e
materiale didattico "FISSO"
senza possibilità di confronti. In seguito dovetti spendere tanti soldi per
comprare i libri che sono serviti ad affinare la mia "conoscenza". La
mia determinazione è servita per raggiungere lo scopo che mi ero prefissato.
Oggi per fortuna abbiamo le risorse uguali per tutti e nessuna differenza
possono fare i ricchi nei nostri confronti. Solo l’arroganza del Potere può
creare la differenza. Ci sono certe cose che esulano da qualsiasi Legge in una
Repubblica impostata sulle libertà e dignità uguali per tutti. La Costituzione
parla chiaro ed palese pensare che vola al di sopra delle leggi scritte al tempo
dei RE. Tra queste leggi c’è la n. 1269 del 4 Giugno 1938 che, anche se negli
anni ha subito modifiche, non si è ancora allineata ai tempi nostri. Diciamo
che continua con il suo contenuto contro il diritti di tutti. C’è qualcosa
che agisce come in spirito e, malgrado siano raggiunti accordi tra
"nazioni" – siano stati chiariti certi aspetti – firmate delle
convenzioni… permangono nella Legge (n. 1269 del 4 Giugno 1938), i valori che
hanno mosso in tempi passati la sua creazione sono: "Discriminazione
– Classe – Potere).
Discriminazione: quando, si "criminalizza
deli-beratamente" qualsiasi strada percorsa per studiare, diversa dalla
strada ISTITUZIONALE .
CLASSE: quando si cerca in tutti i modi di creare una
separazione fra ricchi che hanno studiato in prestigiose Università e chi,
pur senza avere avuto le possibilità, ha acquisito l’identica preparazione
(o superiore), però senza frequentare le Università del Potere.
POTERE: quando si cerca con tutti i modi di scoraggiare
coloro che si ribellano allo stato di ignoranza, e con spirito di Libertà,
cercano le strade proiettate verso la: Conoscenza – Onore e Dignità,
facendo temere chissà quali sanzioni o addirittura la GALERA!!!
Lungi da me lo spronare le persone alla ribellione. Io voglio la pace per
tutti perché penso che tutti abbiano gli stessi diritti essendo uomini UGUALI.
Se scrivo certe cose non è certamente per spirito di
ribellione verso nessuno. E poi, ne vale la pena ribellarsi a un qualcosa che
non ha fondamento?? Dovrei avere paura della Legge del RE?? No!!! Dopo essermi
laureato (nel 2000), ho cominciato a seguire in Internet e qualche volta sulla
stampa una "campagna" contro le lauree americane, le tematiche sono
sempre le stesse, come fossero sviluppate da un "copione teatrale". Ho
studiato attentamente la faccenda - ho letto parecchio materiale ricavato da
conferenze e dichiarazioni di imminenti personaggi del mondo della (guarda a
caso) scuola (più avanti ho riportato alcuni articoli interessanti scritti da
personaggi che operano nel mondo universitario). In un primo momento la
contraddizione che potevo leggere tra: "La Legge da una parte che di primo
acchito sembrava a pro delle Università e… gli autori (personaggi all’interno
degli atenei) che erano in favore della de-legalizzazione delle Lauree".
Poi ho pensato e penso tuttora: "Chi può trarre
vantaggio dal numero ristretto di coloro che possono avere l’accesso alle
Università?? Certo non le stesse, poiché le Università come una qualsiasi
azienda hanno interesse ad avere un numero sempre maggiori di immatricolati. Per
fare ciò sarebbe bastato fare una modifica alla Legge che contemplasse un
sistema di studio ridotto per dimostrare ognuno i propri anni di esperienza
professionale, per esempio: l’esperienza di un impiegato ragioniere con
10-20anni con coinvolgimento diretto nel mondo dell’Economia e del Commercio,
dando la possibilità a tantissime persone di laureare la propria esperienza,
con percorsi fuori dai canonici tempi degli allievi normali i quali abbisognano
di percorrere la strada dal principio. Questo non è stato fatto e…
congiuntamente sono apparse in Italia University americane o agenzie, le quali
non fanno altro che tenere conto del contenuto dell’esperienza dei loro
corsisti (in altra parte parlerò della capacità di queste persone per mia
conoscenza diretta). In effetti dopo un TEST
valutativo e presa visione del CURRICULUM
l’University ha un quadro completo del corsista. Sono previsti dei Seminar di
aggiornamento – una serie di dispense e la stesura di una Tesi di Laurea su un
tema di attualità nella disciplina scelta. Ho conosciuto tanti corsisti di
University USA e posso garantire che trattasi di soggetti eccellenti ognuno nel
proprio campo.
Ma… qual è il segreto di Pulcinella?? Sono le Università
ad essere contrarie?? Assolutamente no!! Contrario è il sistema delle
CORPORAZIONI. Essendo gestite dagli stessi membri non hanno nessun interesse ad
avere in campo dei professionisti che romperebbero il Monopolio (CARTELLO), e
sanno che, i prezzi delle parcelle diminuirebbero drasticamente, in proporzione
diretta degli stessi. Più avvocati - architetti – geometri – ragionieri –
farmacisti, significherebbero più convenienza per il cliente. Significherebbe
anche più possibilità di lavoro + tasse pagate + soldi incassati dallo Stato.
Il miglioramento sarebbe per tutti indistintamente, meno che per gli adepti
delle Corporazioni (brutta bestia). Le Corporazioni sono degli organi potenti,
se mi si permette vorrei paragonarle alle LOGGE MASSONICHE
con una differenza!! La massonerie è composta da grossi personaggi e può fare
molto ma, non ha dalla sua le Forze dell’Ordine. Le Corporazioni sono protette
dalla LEGGE e se si contravviene ci sono le Forze dell’Ordine e la
Magistratura che provvede a ristabilire le cose così come sono state stabilire
dalle Corporazioni stesse. Altro esempio, è la SIAE (Società Italiana Autori
Editori), tutti sappiamo che il tutto è una trappola artigianale messa su come
una baracca inizialmente e adesso potenziata con i vari uffici ubicati in
grattacieli e nelle più grandi città. Io ho conosciuto la SIAE degli anni
(1960-1970). Verso il 1970 (nel mio paese) c’era una discoteca e sapete chi
erano gli agenti della SIAE?? Semplice manovalanza, conoscevo un muratore
scalcinato, il quale andava in discoteca per controllare, e intanto, per
chiudere un occhio trincava tutta la notte gratis. Spesso quando alzava la voce
per far valere il suo "Status" di agente, prendeva calci nel sedere e
ne usciva malconcio. Questa era la SIAE del 1970 che io ho conosciuta!!
Adesso in paese c’è un ufficio con tanto di logo della
Repubblica italiana sulla targa (poi, non so chi gli da l’autorità). Chi deve
fare una cerimonia di matrimonio deve recarsi a pagare una certa cifra per
potere mettere in moto il giradischi e suonare qualche canzonetta regolarmente
acquistata. Stessa procedura per le feste paesane. Nel terzo millennio ho
vergogna di essere una persona logica e di sapere che dopo avere raggiunto l’Umanità
un grande progresso scientifico ci siano ancora le Corporazioni nello stesso
momento che le Logge Massoniche sono state rese fuorilegge!! Mi vergogno che
esista la SIAE. Ma… di più mi vergogno che ci sia una classe politica che non
abbia ancora abolito la Legge del RE. Mi dispiace per chi ancora ha paura di
scrivere sul biglietto da visita il suo titolo di Dr. Dott. o Dottore solo
perché si è laureato in una University americana. Mi vergogno che ci siano
persone che ancora hanno paura del Lupo cattivo. Vorrei che chi è laureato USA
e si sente all’altezza si mostri per quello che realmente si sente di
"ESSERE". Per un momento mi sono dovuto improvvisare Avvocato di me
stesso e dei miei colleghi laureati USA. Ho peregrinato in Rete e ho estrapolato
tanto materiale riguardante la non EQUIPOLLENZA dei titoli americani con i
nostrani. Ho trovato Sentenze della Suprema Corte di Cassazione che parecchie
volte hanno mandato sossopra le denuncie fatte per usurpazione di titolo di
studio. Questo è potuto avvenire perché i Supremi Giudici sono delle persone
coscienziose, capaci e logiche.
Ho scoperto che ci sono state tante modifiche. Ho scoperto
che l’Italia ha firmato un accordo con gli Stati Uniti d’America – e che
ha firmato (1980 circa) la Convenzione dell’Aja sull’APOSTILLE che, a sua
volta serve a rendere un documento accettabile in tutto il mondo. L’unico nodo
(pardon cavillo) che attualmente esiste (non abbastanza chiaro), è che, un
laureato USA può spendere il suo titolo con l’abbreviazione di Dr. e non
Dott. o Dottor. Poi, se si vuole scrivere per esteso il titolo, occorre usare la
parola Doctor al posto di Dottore. Dovrà parlare di Master Degree e non di
Laurea. Anche uno sprovveduto capirebbe che simili cavilli sono semplicemente
assurdi e ridicoli, semplicemente per il fatto che:
Dr. è usato in tutte le targhe dei medici italiani così
come gli americani (Dr. in italiano diventa Dott.).
Doctor in inglese corrisponde a Dottore in italiano
Master Degree in inglese corrisponde ad una Laurea in
italiano.
University in inglese corrisponde ad una Università in
italiano. etc. , etc.
La validità delle restrizioni potrebbero avere senso e…
validità giuridica solo se si impedisse alle persone di capire o parlare la
lingua inglese. Non può mai accadere che un laureato USA possa venir denunciato
per usurpazione di titolo, almeno che, il titolo non esista. Non si può
denunciare una persona la quale presentandosi ad un'altra persona dice:
"Sono un Dottore al posto di dire sono un Doctor", ciò è palesemente
assurdo e ridicolo. Diciamo che non esiste!! Se il senso della Legge del RE
fosse reale e applicato: "Dovrebbero essere denunciati tutti i laureati in
America nessuno escluso, compresi i vari dei ricchi danarosi che hanno mandato i
propri figli a laurearsi negli USA. Tutti gli autori dei 350 volumi di cui è
composta la mia libreria di Informatica sarebbero fuorilegge, perché guarda
caso, per il 98% sono americani!! Qualche furbetto potrebbe dirmi: "Ma sa,
la sua Laurea americana gli è stata concessa da una University non conosciuta
in Italia dal MIUR. Io domanderei al mio interlocutore, con quale metro di
misura il MIUR stabilisce quale University USA è buona e quale non buona, dal
momento che in America non esiste il valore legale delle Lauree e pertanto le
University sono delle semplici società LLC o, S.p.A. senza contare che stiamo
giudicando un Paese estero
Guarda caso, proprio un funzionario degli affari esteri
americano ha firmato la mia Laurea e la relativa apostille, la
quale rende il documento di valore accademico internazionale senza nessuna altra
indagine o discussione. l’apostille è un pass!!
LA COMUNICAZIONE
L’inizio del terzo millennio ha dato l’input a grandi
novità per tutti. La Comunicazione è la branchia tecnologica che più di ogni
altra è stata concepita a pro di tutta l’umanità. Un’esplosione di risorse
che nel giro di pochissimi anni ha sconvolto il mondo. Internet e Telefonino
rappresentano due risorse che stanno rivoluzionando il modo di comunicare, in
una maniera che, solo 10anni fa nessuno poteva prevederne l’ escalation
così come la stiamo vivendo. Internet a banda larga è ormai presente nella
maggior parte delle case ed è conosciuta e usata anche nei paesi poveri. La
telefonia cellulare è letteralmente esplosa, basti pensare che in Italia
abbiamo 1,2 telefonini per abitante!! La gente ha voglia e… bisogno di
comunicare; per toccare con mano ciò che sto dicendo, basta veder cosa succede:
"Negli aeroporti – stazioni ferroviarie – per strada e… in
auto", tutti col telefonino all’orecchio intenti a comunicare, sempre!!
Agli inizi, per Internet bisognava pagare circa £200.000# annuali come
abbonamento per poter navigare. Per il telefonino c’era un abbonamento mensile
– una tassa Governativa e in più una telefonata veniva a costare £1.470 al
minuto + IVA. L’evoluzione procedeva con andamento lineare (1-2-3-4-5 …..).
Se tutto avesse proceduto con un simile andamento (costo) oggi avremo Internet
il 15-20% di come la conosciamo oggi e i telefonini sarebbero massimo al 10%.
Che cos’è che ha permesso di cambiare la curva di crescita da, lineare
(1-2-3-4-5…..) ad esponenziale (1-2-4-8-16…..)?? Le due curve mostrano la
differenza tra i due andamenti: lineare ed esponenziale. L’andamento
esponenziale porta una aumento imprevedibile.
Ci sono state delle decisioni che hanno fatto esplodere l’andamento.
"Per Internet, ci fu Renato Soru Patron di Tiscali, il quale all’improvviso
decise di abolire il canone che fino ad allora si doveva pagare per poter avere
accesso alla Rete. Ci fu un’impennata e nei primi due anni Renato Soru ebbe un
guadagno di 3.000Miliardi. I sui titoli in Borsa aumentarono in breve tempo di
parecchi punti, normalmente con percentuali a 2 decimali. In seguito anche gli
altri Gestori di Provider si allinearono all’intraprendente Renato Soru,
concedendo l’accesso ai loro portali Gratis. L’aumento procedette con
andamento esponenziale, con aumenti sempre più in alto rispetto all’anno
precedente: 10% - 20% - 40% - 80% 160% e così via. Oggi abbiamo una Rete
composta da milioni di siti e miliardi di pagine, data l’importanza molte
entità di Business e la stessa amministrazione pubblica, usano la Rete per
colloquiare con il cittadino. Non esiste attività umana che non abbia un
collegamento in Rete. Per i telefonini in un sol colpo, Furono aboliti:
abbonamento mensile – tassa governativa e… visto il successo ottenuto con l’eliminazione
delle due quote fisse, i vari Gestori procedettero ad abbassare anche il prezzo
delle conversazioni. Ci fu un aumento vertiginoso di traffico e si è innescata
una reazione a catena, nel senso che da allora l’aumento ha avuto una crescita
sempre maggiore (fenomeno esponenziale):
Diminuzione dei prezzi delle conversazioni.
Aumento delle conversazioni.
Diminuzione del prezzo degli apparecchi.
Aumento acquisto di apparecchi.
Aumento traffico telefonico.
Continua diminuzione del costo chiamate.
Aumento numero dei gestori.
Aumento offerte.
Crollo prezzi.
Velocità di fuga.
Raggiunto il fenomeno di auto portamento antimonopolio.
Grande Business – Benessere per tutti!!!
Nessuno, 7-8anni fa, poteva prevedere che in Italia si
potesse arrivare ad avere 1,2 telefonini per ogni abitante. Per Internet
avvenne che l’eliminazione del canone provocò un’impennata e molti
cominciarono ad acquistare nomi a dominio e pubblicarli nei vari Provider. I
contenuti in Rete sono aumentati sempre di più e così le risorse per tutti. Il
fenomeno che lega l’aumento del Business all’aumento della convenienza verso
il Cliente, è una cosa risaputa da quando esiste il Commercio. Aumento
Business, significa, maggiori investimenti – significa ricerca – significa
aumento di velocità del progresso e… benessere per tutti. La libertà si
acquisisce nella Conoscenza e nella maggiore consapevolezza dei mezzi che devono
essere per tutti!! Il giusto sistema appena raccontato (sotto gli occhi di
tutti), è avvenuto per tutto il reparto consumistico: "Televisori –
Macchine fotografiche – Telecamere – Lettori CD – Computer – Stampanti
– Dischi vergini e… tanti prodotti di consumo. Viceversa: nel campo delle
"Canzonette" si è verificato un qualcosa che esula da ogni logica,
politica e commerciale:
Un CD musicale non ha subito nessun crollo di prezzo, da
10anni a questa parte, sovvertendo qualsiasi politica commerciale.
Per contro: negli ultimi cinque anni, "Il prezzo di un
CD vergine costa mediamente 10volte di meno.
I mezzi di duplicazione sono pure crollati dell’80-90% .
Secondo la legge più elementare del mercato, un CD
musicale dovrebbe costare massimo il 10-15% (4-5 Euro) di quello che realmente
viene fatto pagare (25-40 Euro).
In realtà il prezzo è sempre impostato sui 20-40 euro
(pazzesco!!). Le Major della musica, forti della protezione della Legge della
SIAE, sono rimaste ferme nei prezzi, tradendo le più elementari regole di
Marketing. Hanno continuato a percepire i proventi del diritto d’autore e
hanno cercato di porre veto allo scambio in Rete. Hanno provocato il popolo del
Cyberspazio che ha reagito intercettando e… annullando ogni tipo di protezione
"inventata" dalle case musicali. Tutto regolare (cercare di annullare
le trappole degli incoscienti) in un mondo (la Rete) dove tutto deve essere di
tutti e per tutti!! Se, in considerazione dell’abbassamento dei prezzi di
produzione dei CD, i padroni (si fa per dire) della musica avrebbero adottato
una politica sana – corretta e… onesta, non sarebbe mai sorto il problema
dello scarico della musica dalla Rete. Tutti avrebbero acquistato un CD
"originale" ad un prezzo giusto. Internet avrebbe rappresentato una
vetrina ed incentivato il commercio dei dischi musicali. Pretendere di vendere
un CD a 20-40 euro e più, è semplicemente da "Stupidi", inoltre,
rappresenta un’offesa per il "popolo" della Rete. E’ sbagliato
approfittare delle Forze dell’Ordine per far valere una Legge (il diritto d’autore)
che ormai non ha più senso di esistere. Sono certo che sia giunto il momento
che, come di consuetudine, chi produce e vende Canzonette, debba assumere il
coraggio di camminare da solo e affrontare il "LIBERO
MERCATO". Dopo queste mie conclusioni, sono costretto
a dedurre che, i signori della musica non hanno capito nulla della potenzialità
di Internet e che stanno agendo ignorando "deliberatamente" il
progresso in atto.
In questo momento ci troviamo in uno stato
"Confusionale" e tutto viene lasciato al caso, nel senso che:
"Chi produce musica cerca disperatamente i propri diritti che non esistono
più (in un mondo COMMONS"); il popolo della Rete resta impassibile e
lascia fare. Nulla è considerato a caso nel Cyberspazio!! E’ intelligente il
Popolo del Cyberspazio!! E’ infinitamente potente il Popolo del Cyberspazio!!
Ad un certo punto del progresso prevedo che, tutto il ragionamento che sto
facendo in questo momento non avrà più senso. Tanti saranno i mezzi a
disposizione di "chiunque" che non ci sarà più bisogno di
"scaricare" perché tutto viaggerà nella medesima barca (Rete). Nel
frattempo nel Cyberspazio, si sarà sviluppato un Potere Anarchico, tanto
potente che, chi comanda oggi, rimpiangerà di non essere stato educato quando
doveva esserlo. Oggi, quelli che prevalgono sono i valori di:
"Ingordigia – Arroganza – Potere e… morte tua vita mea" La
correttezza è un’opzional che non viene preso in considerazione. Alla fine, RIAA
– SIAE e Major varie dovranno ricredersi e pentirsi.
Ciò che mi rende felice è che, Internet è irreversibile e mai potrà essere
totalmente controllata da Potere!! Controllo significherà crollo, in un mondo
dove "TUTTI" i dati di
qualsiasi entità: "POTERE e SUDDITANZA"
viaggeranno negli stessi canali e dove qualsiasi Business sarà proporzionale al
funzionamento della Rete e della sua libertà, è inconcepibile un controllo di
Potere.
I MONPOLISTI VORREBBERO TUTTO
Negli ultimi anni, da quando Internet ha cominciato a
dimostrare la sua potenzialità, alcuni gruppi di Potere (Monopolisti) sono
apparsi nella scena a reclamare diritti. (Voglio fare una piccola premessa):
"Internet è stata costruita – implementata e… fatta grande con l’apporto
degli utilizzatori stessi. Ognuno ha costruito il proprio sito composto dalle
proprie esperienze – consigli e materiale didattico e ha cominciato a
pubblicarlo in Rete con le proprie esperienze ed emozioni, formando un
formidabile "ARCHIVIO" interattivo composto da "Miliardi di
pagine"; ha contribuito assieme agli altri alla crescita
"esponenziale" di Internet. Successivamente, il servizio (costruito da
tutti) ha invogliato grosse realtà industriali – commerciali e di servizi ad
utilizzare il mezzo e, nel frattempo:
Banche – Assicurazioni – Compagnie di navigazione –
Amministrazioni comunali – Enti statali – Governo – Industria –
Commercio – Pubblicità – Giustizia – Editoria - Didattica – Ricerca –
Sanità – Archivi storici – Biblioteche - etc. etc. , hanno intravisto
la convenienza del grande mezzo. Sintetizzando, posso dire che, il Computer, da
calcolatore è diventato il "COMUNICATORE" per la sua capacità
intrinseca di manipolare i BIT. Il discorso diventa vasto, comunque,
basterebbe sapere che ci stiamo avviando alla comunicazione Globale, nel senso
che: "Computer – Telefonino – Radio e TV, unitamente agli
elettrodomestici che usiamo in casa, presto formeranno una singola
"RAGNATELA" che avvolgerà tutto il mondo. Il Computer così come lo
conosciamo oggi, è destinato a scomparire e… in futuro (prossimo) esisterà
solo il "CIP". Il discorso mi affascina e potrei continuare per
centinaia di pagine. Tutti abbiamo lavorato senza "Malignità"
pensando di realizzare il sogno dell’Umanità, cioè avere un Mondo
interconnesso con l’eliminazione delle distanza tra: popoli – religioni –
Interessi corporativi e… di MONOPOLIO.
Già, in un Mondo "COMMONS" non può
esistere il MONOPOLIO. Purtroppo: "le Major della musica hanno
cominciato a rompere la "combriccola" e, malgrado il mondo che tutti
avevamo creato poteva essere in seguito una strada conveniente anche per loro,
hanno preferito avere una gallina oggi e si sono buttati a capofitto a
raccogliere i frutti da subito, senza pensare minimamente agli altri. La prima
idea è sta quella di pretendere i diritti d’autore sui motivetti delle
suonerie dei telefonini. Hanno visto bene, perché al giorno d’oggi in Italia
abbiamo 1,2 telefonini per ogni abitante. Il Business è grande!!! Da solo
supera quello di un’industria automobilistica (ad agosto 2006 è di circa
280Miloni di Euro!!). Dalle suonerie sono passati ai diritti d’autore per le
canzonette. Hanno cominciato a "TERRORIZZARE"
gli scambisti di FILE musicali (bisognerebbe vedere che cosa rappresenta in
realtà il diritto d’autore nella legalità, dal momento che un cantante di
successo, vende 700-800mila CD nell’arco di pochi mesi e poi la SIAE pretende
di "Incassare" i diritti per 70anni dopo la morte dell’autore. Per
me è una VERGOGNA!!!). Mentre la droga dilaga, il sistema di Potere ha pensato
bene di proteggere gli interessi delle Lobby musicali con priorità assoluta
sopra ogni cosa (Per adesso basta con le canzonette, altrimenti dovrei
scrivere un libro!.
Chi naviga in Internet per parecchie ore al giorno, censendo
le notizie che arrivano giornalmente sul proprio PC, avrà notato che è in atto
una campagna contro le university americane, palesemente in favore delle
università italiane, "autorizzate dalla Legge con regole di un Regio
decreto del 1938". A voler analizzare bene ciò che viene continuamente
profuso attraverso i messaggi della stampa e comunicati inseriti ad hoc in
Internet, si può evincere che è tutto una "FALSA".
Come nel caso delle canzonette per le quali c’è un apposito ente (SIAE)
appoggiata dalle Forze dell’Ordine dello Stato affinché possa imporre la
gabella dei diritti (per me non sono diritti ma abusi). Siamo nell’anno 2006
– ci consideriamo un Popolo intelligente e progredito ma… siamo costretti a
sentire delle cose che non stanno in piedi. Si dice:
Nessuno può farsi chiamare DOTTORE se non
è laureato in una Università italiana autorizzata. Giusto, solo l’Italia
ha la prerogativa di concedere lauree, le altre nazioni sono ancora indietro
di 1000 anni!!!
Non possono essere usati termini come, Laurea,
Università, Politecnico, Ateneo, Facoltà, etc. se non dalle università
regolari ?!!?
Se improvvisamente piombassero in Italia esseri provenienti
da un altro Mondo e, leggessero le due regole appena esposte, penserebbero
subito: ma… nella Terra, composta da continenti, centinaia di nazioni e
popoli, più o meno progrediti, solo l’Italia può permettere ai suoi abitanti
di studiare, laurearsi e alla fine chiamarsi DOTTORE?? Certo che, l’Italia
deve essere un grande Popolo. Gli altri (compresi gli americani) sono rimasti
all’età della pietra. Se però si fermassero e cominciassero a conoscerci, di
sicuro scapperebbero a gambe levate. Per la verità nei miei 66anni di età, non
ho mai avuto l’Onore di conoscere una vera Università. Tutto quello che so
(sulle università) deriva dalla mia immaginazione o perché visto in qualche
film. Naturalmente ho sempre avuto rispetto per i "Templi" del
"Sapere" e fin da piccolo ho sognato di andarci. Non ho potuto
frequentare nessuna scuola oltre la quinta elementare, anche se ho sempre amato
"Conoscere" e se avessi avuto la possibilità, sarei stato oggi
osannato dalle stesse scuole che oggi sono costretto a combattere (forse meglio
così, almeno ho l’occasione per scrivere!!). Non le università in quanto
tali sono da combattere ma, il sistema che ruota attorno, che assume una ritmo
difficile da seguire se non si appartiene ad una certa classe di persone. Sembra
retorico che io dica certe cose, infatti chiunque può rispondermi che: oggi,
quasi tutti possono mandare i propri figli all’Università. E’ vero che
quasi tutti possono frequentare l’Università ma la prima ingiustizia avviene
per la differenza che c’è tra gli stessi istituti.
E’ notorio che esistono università di diversi livelli di
classe, avere il privilegio di frequentare la Bocconi, Sapienza o San Raffaele,
vuol dire trovare un’occupazione, ancora prima di essersi laureati,
semplicemente perché queste università hanno un "Prestigio" che
deriva dalla "diversità" venutasi a creare (anche) per la differenza
di "Costo". Maggior costo implica un ambiente più raffinato (più
snob), lezioni da imminenti personaggi noti a tutti per il loro prestigio in
seno alla società. C’è poi l’ambiente che è venuto a crearsi, per via
delle persone stesse (allievi e genitori) che sono addentro. Chi ha la
possibilità di pagare 10.000 – 20.000Euro di retta per ogni anno, appartiene
ad una classe di benestanti e possiamo stare tranquilli che è improbabile
trovare elementi della classe operaia (salvo rari casi). Il discorso ci porta a
stabilire che ci troviamo in perfetto parallelismo con il mondo dei
"Marchi". Posso portare l’esempio di certi profumi o capi di
abbigliamento (firmati) che assumono un prezzo dieci volte superiore ad un
uguale capo anonimo o quasi. La differenza su un capo firmato G. Armani o
Valentino anche nella sostanza dei tessuti o manifattura, non tali però da
giustificare l’enorme divario di prezzo. Il nome o "Griffa" sono il
valore aggiunto derivante da un fenomeno aleatorio o da una campagna
pubblicitaria del costo di milioni di Euro. Ma, un pantalone resta un pantalone
– una profumo è sempre composto da una serie di essenze. Dobbiamo aggiungere
che, il fatto della notorietà crea una Psicosi collettiva, per la quale, non
importa la qualità ma… avere una certa scritta sulle spalle o sulla targhetta
dei pantaloni.
Così per certe università si dice: "per
entrare devi mostrare "eccellenza", oppure dei buoni voti ottenuti
alla Maturità, ecc. , ecc.". Grande contraddizione, poiché proprio quelli
rimasti indietro dovrebbero essere privilegiati, ed essere accolti nelle
università che godono fama di "Eccellenza". Un’ottima scuola
riuscirà a colmare eventuali scompensi ereditati dalla scuola Superiore. Un
soggetto che ha una buona preparazione ottenuta nella scuola Superiore (diciamo
un secchione), si troverà a suo agio anche in una Università
"normale".
Tutto questo discorso sulle università di serie
"A" - "B" o "C" è sconcertante e non dovrebbe
esistere, dal momento che stiamo parlando di "ISTITUZIONI"
protette dallo Stato, cioè basate su regole ognuna delle quali rappresenta un
articolo di LEGGE!! Non è forse la Legge uguale per tutti?? Se chi
comanda riuscisse o volesse capire ciò che ho appena scritto, addiverrebbe al
fatto che i tempi si sono evoluti, e persistere con una Legge del 1938 è
semplicemente PAZZESCO!! In futuro la vera ricchezza di un Paese sarà la
"CONOSCENZA". Servirà a vincere la battaglia delle
Malattie e Povertà. Le tre semplici regole sotto esposte sono il compendio del
discorso appena fatto sul sistema di studio che oggi vige in Italia:
Nessuna Università può dare più "Conoscenza"
di un’altra essendo i programmi delle entità MINISTERIALI. Nessun
professore può insegnare meglio di un altro la Matematica – Letteratura
piuttosto che la Filosofia o Psicologia, ovvero: la differenza consisterà
nello studente, per come ha voluto o potuto assimilare i Concetti. Si potrà
usare un metodo diverso ma… alla fine (esame finale), ognuno potrà
dimostrare quello che è riuscito a metabolizzare nella propria mente, in
base agli insegnamenti ricevuti. Se ottiene un 100/110 oppure 110 e lode,
quello è il traguardo raggiunto. Per essere più chiaro: "un 110 e
Lode è uguale in qualsiasi Università lo si ottenga".
Avere una Laurea della Bocconi piuttosto che di un’altra
Università deve essere la stessa cosa, dal momento che la Pergamena è
rilasciata in nome del Popolo italiano!! Ove non fosse così, ogni Legge o
regolamentazione da parte dello Stato è da ritenersi fallimentare, di
conseguenza, tutto perderebbe di significato e… sarebbero gli
amministratori di Giustizia a regolare eventuali divergenze. Non possono
esistere: leggi o regole di nessun genere se queste non sono imposte in modo
uguale a tutti i cittadini.
Nel terzo millennio dove ogni attività è rapportata al
potere della "CONOSCENZA", tutti hanno il
Diritto e… Dovere di essere istruiti. Non tener conto di questa Legge
congenita nell’Umanità significa perdere ogni Potere o Autorità. Inoltre:
ogni cittadino ha il Diritto di istruirsi nei modi e nei tempi che lui stesso
stabilisce. La CONOSCENZA è di tutti!! L’importante è sapere.
Le ripercussioni sulle lauree usa.
Adesso voglio dare la sferzata finale al fenomeno demonizzato
dai signori del Potere che possiamo individuare nella frangia delle varie
Corporazioni. Ecco il fenomeno e le giuste prospettive. Una libertà totale per
tutti. Ove lo Stato non provveda a fornire un sostegno universitario, dovrà
dare tutti le possibilità e i riconoscimenti, in base alle vere capacità di
ognuno. Appresso, le Metafore dell’era della Conoscenza:
Internet che cresce.
Miliardi di pagine in Rete.
Corsi completi gratis.
Monografie su ogni disciplina.
Sistemi di studio alla portata di tutti!!
Dato che in Italia il MIUR
non conosce altro sistema di studio oltre quello ISTITUZIONALE,
sono sorte delle organizzazioni alternative, sulla falsariga delle University
americane. I Master Degree (lauree) vengono rilasciare da società regolari
negli USA a persone che compiono il percorso in Italia, d'altronde con
Internet, la "il punto fisico" non esiste e… chiunque può
studiare con una University americana pur rimanendo in Italia o qualsiasi parte
del mondo. Come già detto, chi si rivolge alle organizzazioni che conferiscono
lauree americane, normalmente è una persona adulta, con una esperienza di: 10
– 20 – 30 anni.
Non avrebbe senso (per se stesso) che, un manovale totalmente
digiuno di scienza o tecnologie decida di pagare, per farsi conferire una
Laurea, dal momento che poi sarebbe goffo davanti ai suoi amici che lo conoscono
e inoltre non potrebbe in nessun modo utilizzare un simile documento. Senza
contare che se si rivolge ad una University come quella cui mi sono rivolto io
(Yorker) deve dimostrare di essere all’altezza, e deve scrivere una Tesi di
Laurea (che poi dovrà discutere), dare i relativi esami, che non è cosa
facile. Avendo io stesso conosciuto l’ambiente ed avendo assistito alla
consegna Laurea ad oltre un centinaio di persone (la maggior parte conosciute di
persona), posso garantire che la cosa è seria. Gli articoli denigratori apparsi
sulle riviste e su parecchi forum di discussione in Rete, sono un fenomeno che
si è sviluppato di recente. E’ successo non appena le Corporazioni hanno
cominciato a realizzare che si stavano addensando troppi laureati in campo, e
che, col tempo avrebbero potuto significare un problema. Poi, avere tante
persone che si spacciano come "Dottore", avrebbe in qualche modo
inflazionato i loro titoli. Non si accorgono che i titoli di studio italiani, si
stanno inflazionando da soli, infatti, che valore può avere una semplice Laurea
conferita da una qualsiasi Università se, poi il neolaureato si trova ad
occupare un posto di lavoro da 800-1000Euro (quando riesce a trovarlo)??
Qualcuno potrà dire: "E’ normale, perché come primo impiego non c’è
da pretendere di più".
Ciò non è vero per tutti, perché per certe lauree ottenute
da certe Università "Blasonate" (per es. Bocconi – San Raffaele –
la Sapienza e altre..), il posto di lavoro lo si ottiene ancor prima di finire
gli studi. Allora??? Semplice!! Le lauree non hanno tutte il medesimo valore,
e… la legalità che a tutti i costi si vuole attribuire alle lauree italiane
è semplicemente "fittizia". Sarebbe giusto che: "Una Laurea
da qualsiasi istituto provenga, debba avere l’importanza e il merito giusto;
non in base all’Università ma… per il prestigio che ogni titolo deve
avere in se, rapportato al grado che esso stesso rappresenta. La
"verginità" delle lauree italiane non può esistere, in base ad una
Legge, perché siamo entrati in un’ERA (della cognizione per tutti) per cui l’importanza
deve essere individuale e non stabilita da un Codice di Legge. Non ha senso
dire: "Le lauree americane – cinesi – africane o di alte nazioni"
non hanno valore perché non garantite dal MUIR. Piuttosto è giusto dire: "Ogni
Laurea ha un suo valore intrinseco" il quale dipende da:
"Preparazione, Esperienza professionale e… Capacità vera". Alle
persone che hanno una vera esperienza, a coloro che hanno in se la capacità e
la vera Cultura ma che non hanno avuto la possibilità (per tempo o per soldi)
di laurearsi nei tempi e modi consueti dico: "affidatevi senza paura ad una
University USA assicuratevi che abbiano un programma serio di Test, e un
programma di studio relazionato alle vostre vere capacità ed esigenze.
Naturalmente tutta la veridicità del titolo che andrete ad assumere dovrà
dipendere dalla vostra "Coscienza" e consapevolezza, perché una
Laurea è una consacrazione che pone in gioco la vostra responsabilità –
serietà – moralità e dignità, ricordatelo!! Certo, non sarete accolti
in un concorso pubblico, dove interessano le "FORMALITA’",
al posto delle le vere competenze!!! Ma… non ci sono solo i concorsi pubblici,
e le possibilità di lavoro nel campo privato, saranno direttamente
proporzionate alle vostre vere capacità. Male non fare paura non avere:
"Passato il temporale della paura, sono certo che le Corporazioni verranno
ridimensionate e così pure lo spauracchio da parte del Potere. I titoli di
studio entro pochi anni perderanno anche in Italia il loro valore legale, ed
ognuno sarà libero di mostrare al mondo il suo "Status". Comunque al
momento presente le lauree USA hanno pieno valore "ACCADEMICO"
e… se dotate di APOSTILLE
debbono essere riconosciute come tali a livello internazionale o come minimo
negli stati che hanno firmato la Convenzione dell’Aja del 1961. Il tipo
timido, può anteporre al proprio nome il suffisso: "Dr" oppure per
esteso: "Doctor" sicuro che così facendo non sta infrangendo nessuna
Legge. Sarà opportuno specificare che trattasi di Laurea USA. Un esempio di
dicitura su un biglietto da visita può essere:
|
Dr Pinco Pallino laureato USA
APOSTILLE: NYC-11133355B. |
Per conto mio, uso indifferentemente il suffisso: Dr. –
Dott. - Dottor – Dottore e, quando specifico che trattasi di una Laurea USA,
lo faccio per prestigio e non per paura. Per me le paure sono passate da
tempo, mi ritengo vaccinato e a prova di qualsiasi contraddizione da parte del
Potere. Ciò è dovuto al fatto che ho 50anni di studio e 45anni di
professione alle spalle. Anzi, vi dico che, arrivato a questo punto sono
contento di avere raggiunto certi traguardi da solo e… non cambierei il mio
"Status" con nessuna Laurea riconosciuta dal MIUR.
MA… I TITOLI ITALIANI SONO SUPER??
Se i titoli italiani hanno una "Protezione" e il
Potere si affanna tanto a garantirli a tal punto che c’è bisogno di una Legge
e della mobilitazione di: "Forze dell’ordine – Magistratura", in
una baruffa di regole che, per capirle occorre l’Avvocato… per forza di cose
deve trattarsi di cosa di grande valore!! Un sistema universitario a prova di
bomba, dove lo studente al termine del corso di studio triennale o quinquennale,
dovrebbe possedere un bagaglio culturale completo, ed essere pronto ad inserirsi
nel mondo del lavoro con cognizione di causa. Mi domando, che senso ha, fare
degli ulteriori studi e presentarsi agli esami di Stato, per potersi fregiare
(per es.) del titolo di Ingegnere (per chi ha studiato ingegneria) e poter
aprire uno Studio di Avvocato per chi ha studiato Legge. Ciò sta a
significare che, dopo i cinque anni di scuole superiori + cinque anni di
Università per un totale di dieci anni, il ragazzo è ancora in mezzo al mare.
Sono costretto a fare una considerazione ed inserirmi come esempio vissuto e
inconfutabile: "Tra il 1956 e il 1958, in un percorso di 25 mesi, ho
studiato esclusivamente leggendo il contenuto di 25 dispense per un totale utile
di 750 pagine, sono riuscito a studiare TUTTA l’Elettrotecnica
ottenendo una preparazione superiore a quella ottenuta da un comune mortale che
ha seguito i canonici cinque anni di superiori. Considerando che, chi ha
studiato per cinque anni, letto tutti i libri che la scuola superiore ha reso
obbligatori, seguito tutti gli insegnamenti, dovrebbe avere avuto (ai tempi) una
preparazione 5volte superiore alla mia. Così non è in nessun caso e la pratica
quotidiana ce lo mostra ogni giorno. Voglio raccontarvi la storia di un mio
lontano parente che ha studiato da "Geometra" con specializzazione in
programmazione:
"Siccome ai tempi mi occupavo di programmazione, un
giorno la madre pompante mi disse: "Sai Gian Pietro, mio figlio si è
diplomato: "Geometra Programmatore", anche lui sa fare i
programmi". Bene, le dissi, Auguri!! Dopo pochi giorni la madre mi disse:
"Se hai tempo, mio figlio avrebbe bisogno di qualche informazione su un
problema che ha con il suo Computer. Io le dissi: OK!! Fammelo venire quando
vuoi. Il problema era banale, non sapeva copiare su un Floppy una serie di FILE.
Mi accorsi all’istante che era digiuno di Computer, figuriamoci, scrivere un
Software!! Forse Gli avranno fatto delle lezioni di Informatica, ma di certo non
sono state utili a nulla in campo pratico. Oggi ha un negozio di articoli da
regalo e vive abbastanza bene. Però se avesse optato per la carriera di
programmatore, di certo non sarebbe riuscito neanche ad iniziare!! Devo dire che
il soggetto in questione è un ragazzo intelligente. Altro esempio: "Un
ragazzo al secondo anno di Università in un corso di ingegneria meccanica, si
rivolse a me perché aveva bisogno di alcune lezioni di "C"
(linguaggio di programmazione). Lo feci venire nel mio studio e cominciai col
domandargli a che punto fosse con lo studio del "C". Mi disse che di
quella materia aveva ricevuto pochissime lezioni, con degli strumenti
sorpassati, ma che, il suo Professore gli aveva assegnato un compito e non
sapeva da dove iniziare. Mi illustrò l’ambiente universitario e capii che l’ambiente
era di: "Vivere o morire". Gli feci un paio di lezioni e gli regalai
un Compilatore della Borland (Turbo C), una versione per me sorpassata, ma per
lui e per la sua Università, ultramoderna. Gli regalai anche qualche libro e
cercai in tutti i modi di aiutarlo (era figlio di un mio amico). Ora il ragazzo
è laureato (non per merito mio ma). Questo episodio vuole esprimere che lo
studio non può essere qualcosa di istituzionale dove tutto avviene sotto un
mare di formalità, senza nessuna passionalità. Come tutti sappiamo, la
"Formalità" è fredda e non guarda in faccia nessuno.
Tutto deve girare come in una serie di ingranaggi e poco
importa se nel sistema uno degli ingranaggi ha qualche dente rotto. Il
meccanismo non si ferma mai e l’ingranaggio difettoso è costretto a seguire
gli altri, fino a quando non perde la sua vera funzione e tutto il sistema gira
(o è costretto a girare) male. Spesso le conseguenze sono assurde senza una
apparente logica. Tradotto in pratica, l’esempio dell’ingranaggio lo si può
comparare ad un laureato in possesso del suo "pezzo di carta avallato dalle
istituzioni" il quale, una volta che si trova nel mondo del lavoro, si
accorge all’improvviso di non sapere nulla!! Qualche volta meno di quando era
uscito dalle superiori. Per questo sono stati inventati i Master che si tengono
nelle grandi città e prevalentemente all’estero (guarda caso negli USA!!).
Somme che spesso superano le varie rette pagate all’Università. Con i Master
si concretizza il mio ragionamento, infatti, in poche settimane o qualche mese,
si riesce a studiare in forma "TEORICO-PRATICA"
una mole di nozioni che annullano completamente lo studio quinquennale
universitario. La differenza sta nella libertà e nel rapporto che c’è tra l’allievo
e il Tutor. Nessuna formalità ma… amicizia e rapporti concreti!!! Se un
Master dura alcune settimane e… provoca un avanzamento determinate per la
validità del laureato, immaginiamo un Ragioniere (es.) che per 5anni lavora in
un grande studio di un grande commercialista. La risultanza è che, il
ragioniere si trova da aver acquisito una mole di informazioni che possiamo
equiparare ad un Master di 5anni.
Il risultato??
Provate a darvi la risposta da soli. Io dico che l’esperienza
professionale ha una valenza super che supera di gran lunga uno studio tenuto in
un ambiente: "Odoroso di timbri, loghi, bolli" e… professori che
(loro malgrado) sono obbligati a pensare ai loro stupendi da fame e svolgere il
loro lavoro spesso vincolati da Decreti e Norme, le quali altro non fanno che
rendere tutto impersonale e arido. Come odio la puzza delle luride Formalità,
che di certo mal si coordinano con l’essere umano. Le norme - regole –
protocolli vari, sono lo strascico della legge n. 1298 del 4 Giugno 1938. Ed
ecco arrivati al nocciolo della questione!! La Cultura è un bene prezioso
per ogni persona e la qualità deve essere libera ed eccellente per tutti
indistintamente. I pregiudizi che il Potere dello Stato italiano mostra verso
sistemi di studio che non passano sotto il suo controllo, sono infondati e
devono essere subito rimossi, se vogliamo avere un futuro migliore per i nostri
figli. Già da oggi ci stiamo confrontando con altre nazioni e presto dovremo
per forza essere in grado di gareggiare e vincere. Perché no?? Ora comincio a
sentirmi felice e se cominciassi a piangere, sarebbe senz’altro di gioia. Sono
felice perché sono riuscito a trovare il vero sunto di un discorso che comunque
lo giro mi porta sempre verso la stessa tematica. Sarei ancora più felice se
domani, qualcuno leggendo questo mio libro, pensasse di denunciarmi per aver
scritto qualcosa contro il Potere dello Stato e della Nomenklatura italiana. Mi
renderei conto in quel momento, di aver detto la verità e di aver reso
irascibile qualcuno. Improvvisamente mi accorgerei di avere dato senso della mia
vita!! D'altronde, solo la consapevolezza della mia unicità rende grazie a DIO.
Contraddizioni moderne.
Un mondo di contraddizioni che chiunque con un po’ di
obiettività ha potuto riscontrare nella propria vita. Io penso che, persino chi
è abituato ad avere tutto, ha prima o poi sentito l’alito del Potere attorno
al collo. Non una forza viva e leale ma… una serie di regole fittizie
alimentante una macchina che spesso fa tanto rumore ma che non produce nulla di
nuovo. Le ricchezze sempre in mano di pochi eletti che diventano sempre di meno
e contemporaneamente più potenti. Una povertà che si conclama in un virus, e
ogni tanto colpisce in azioni che ci stupiscono. Diciamo che il mondo sta
degradando e nessuno si domanda perché. Al Potere necessita poco per tenere
calmi i suoi sudditi: "l’auto – una casa – il telefonino e… l’iPod".
A proposito dell’ iPod, nessuno si domanda che cosa in realtà esso
rappresenta e quali introiti genera per il signor Steven Job. Nel primo
trimestre fiscale del presente anno (2006), sono stati venduti 8.111.000 pezzi.
Un bel Business, se si pensa che vengono fabbricati in parti del mondo dove la
manodopera, costa una miserie (forse il 10%). Il guadagno: "Ammettendo sia
di 100 Dollari a pezzo (ma è molto di più) lo possiamo quantificare in via
provvisoria in: 8.111.000 x 100 = 811.100.000 (oltre ottocento milioni di
Dollari), se aggiungiamo il guadagno sui motivi scaricati a pagamento: (Gli
utenti iTunes scaricano al momento una media di 2,5 milioni di canzoni alla
settimana, che equivale a una media annuale di 130 milioni di brani). Sotto una
piccola tabella:
|
iPod venduti 1° trimestre 2006 (Guadagno) |
iTunes venduti 1° trimestre 2006 (Guadagno) |
|
8.111.000 x 100 $ = 811.100.000 $ |
30.000.000 x 0.50 $ = 15.700.000 $ |
|
Totale 811.100.000 + 15.700.000 = 826.800.000 $ /per tre
mesi!! |
Non credo basti un ragionamento lineare o semplicistico, con
il quale, chiunque potrebbe dire: è la legge del commercio, beato lui!! Io dico
che, tutto il terrorismo messo in campo (in Rete) da: "Istituzioni varie,
negli ultimi (tre – quattro anni), per quanto riguarda il diritto d’Autore
– Copyright e Brevetti, minacciando e attuando sanzioni pesantissime per
chiunque si fosse permesso o si permetta di scambiare musica mediante Internet,
è servito a spianare la strada per personaggi come il signor Job. A questo
punto, si è trovato (Job) con un percorso personalizzato tutto da percorrere
con il beneplacito delle leggi che per l’occasione sono state potenziate ad
hoc. Questo tipo di andazzo (a livello internazionale) esiste fin dai tempi
antichi, ed è il padre di tutti i Monopoli (tutti per uno obbligatoriamente).
Certo, non mi meraviglierei se una parte dei guadagni di
questo personaggio che in fondo non mostra neanche bella presenza (fa pensare ad
una figura virtuale che serve a delle entità segrete che hanno bisogno di tanti
soldi), finissero in fondi atti a costruire dei canali alternativi alla vera
legalità. Il principio è semplice e si potrebbe equiparare ad un certo detto:
"Morte tua vita mea". La contraddizione "moderna" in questo
caso è insita nei privilegi stessi che palesemente si concedono a pochi,
terrorizzando le moltitudini. Se è vero che la Rete è nata con l’apporto di
tutti: "Libera ed Anarchica", ed è vero che la sua evoluzione
incrementale è dovuta alle singole unità che unendosi hanno creato l’evoluzione
della stessa… è vero che nulla doveva essere precluso ai molti. Il fatto
che poche entità si siano inserite all’improvviso a pretendere che solo i
loro interessi fossero preservati, ha creato la più grande contraddizione che
mai sia stata attuata nel mondo da noi conosciuto. Prepotenza a parte, devo
dedurre anche che, il Potere non ha capito nulla!! Internet è nata per unire i
popoli – promuovere la Conoscenza e principalmente per lo Scambio di idee.
Basti considerare che, tutto quello che può essere scambiato in Rete è
composto da File Elettronici e quindi digitali composti da una serie di BIT,
per addivenire che, nulla può ostare al fatto che io o chiunque si decida in
qualsiasi momento di scambiare con gli altri: le emozioni di qualsiasi genere
esse siano. Quello che il Potere "STUPIDO"
non ha capito si ritorce a danno di coloro che con la Rete desiderano
implementare il loro Business. Internet si inizia a
navigare per curiosità e… si cerca sempre qualcosa, per cui valga il tempo
che si dedica alla navigazione. Se si trova qualcosa, si è invogliati a
navigare sempre più spesso e tutto diventa come una dipendenza. Ma… la
dipendenza passa se ci si accorge che il tutto diventa una trappola piena di
veti. Contraddizione è constatare come la campagna che si sta facendo a pro dei
detentori della musica (in special modo) è sproporzionata. Molto più
agguerrita di qualsiasi lotta (legittima) che si sia fatta contro la droga.
Certo che, chi comanda si è accorto che combattere il
commercio della droga è una cosa fisica, occorrono: "Mezzi – Persone –
Capitali – Palle e Sangue da versare", mentre per diritti occorre
inasprire le leggi – usare uomini e mezzi che già sono disponibili
gratuitamente (forza Pubblica). Basta dare l’input e… la macchina infernale
si mette in moto. Un ordine ad una squadra di "Agenti" e loro ti
piombano in casa senza nessuna delicatezza: "Intercettano le tue telefonate
alla barba della Privacy - Mettono sotto sopra il tuo Ufficio – Sequestrano e
portano via il tuo PC e tu non puoi neanche fiatare!!". E… se per
disgrazia trovano un CD con dei brani musicali MP3 scaricati da Internet, sei
rovinato: "Una grossa multa e l’etichettatura di "Pirata"
ovvero: "Delinquente". Potrei ridere ma non lo faccio, diciamo che
faccio come il cinese: "Mi siedo in riva al fiume e aspetto gli
eventi". Ho la speranza che questo stato repressivo passi e nel
frattempo mi preparo ad ogni tipo di battaglia, con i giusti mezzi, morbidi e
duri verso la prepotenza, in fondo si vive una volta sola e mi dispiacerebbe
essere ricordato come una pecora.
Tornando alla scuola italiana.
Secondo la Legge, solo le Università pubbliche o private
riconosciute dal MUIR possono conferire titoli di studio. Tutto è subordinato
ad un regolare percorso di studio ed un esame finale che certifichi la
preparazione dell’allievo. Le Università hanno una certa autonomia e possono
riconoscere lauree Honoris Causa a personaggi che si siano distinti per opere
meritorie. Una Laurea Honoris Causa, ha piena legalità e l’insignito può
farsi chiamare Dottore, godendo di tutti i privilegi concessi ad un laureato
regolare. Nel 2005 (tra le tante) sono state concesse due lauree ad Honorem a
due personaggi: uno del mondo dello sport ed uno del mondo delle
"Canzonette". Per la Laurea al cantante, l’Università che l’ha
concessa, ha avuto una grande pubblicità e di conseguenza, alcune centinaia di
immatricolazioni in più rispetto all’anno precedente. Dunque un’azione
programmata, perché era facile intuire il risalto che avrebbe dato un simile
avvenimento, basti pensare che: "Giornali – TV" ne hanno parlato per
diversi giorni. Se è vero che i personaggi appena menzionati, sono dei grandi
comunicatori e meritevoli di un titolo onorifico, è vero anche che, stiamo
parlando di una LAUREA che manco a farlo apposta secondo la Legge n. 1269 del 4
Giugno 1938 è un qualcosa di "SACRO", addirittura sotto protezione.
Infatti: nessuna Università che non sia autorizzata secondo Legge, può
conferire diplomi o Lauree di nessun genere. Se la Legge protegge certi titoli
di studio, vuol dire che si tratta di qualcosa che deve rispecchiare una certa
competenza e non lasci adito a dubbi. Se vanno bene le lauree ad Honorem
rilasciate a personaggi che non rispecchiato lo "Status" di
specialista nel settore per cui è stata conferita la stessa, in quel preciso
momento la Laurea tanto protetta perde completamente di legalità, oppure stiamo
parlando di un qualcosa che si può decidere secondo schemi interni all’Università
che tengono conto, più del Business che del vero valore??? Se è giusto e
legale che, una Laurea ad Honoris Causa può essere conferita da una Università
a sua descrizione, a personaggi che palesemente non rispecchiano il vero "SATUS"
di specialisti del settore specifico; a maggior ragione può essere
conferita da una University (chiamiamola per un momento organizzazione), la
quale si fa carico di "testare" il candidato per realizzare la sua
vera preparazione acquisita nel tempo (10-20-30 anni). Sto parlando di persone
che hanno svolto la loro professione in uno specifico settore per un certo tempo
e possono in qualsiasi momento palesare il loro valore. Anche se l’arroganza
di chi non è d’accordo con il mio ragionamento, vuole a tutti costi farmi
pesare chi è che comanda, io posso controbattere, dicendo che:
"Gli allievi che hanno ottenuto una Laurea (proibita
dal MIUR) da una University Extra Italy (per mia esperienza personale e…
garanzia), possono in qualsiasi momento dimostrare la propria capacità"
mentre… gli allievi ufficiali (in regola con il MIUR), non sempre
possono trovarsi all’altezza della loro capacità legalmente
certificata".
Questi sono fatti che in caso di controversia possono essere
dibattuti nelle Corti di Giustizia al di fuori dell’Italia, dove il giudizio
esula dalle stupide formalità – leggi arcaiche e di parte. Come ogni torta
che si rispetti, è giunto il momento che io guarnisca la mia con una bella
ciliegina. Se ho avuto la capacità di arrivare fino a questo punto, penso che
la farcitura sarà all’altezza!! Alcuni personaggi che hanno ottenuto una
Laurea ad Honorem dalla Yorker, mia University: STOP
Il Giudice della corte suprema di New York NY
prof. Dominic Massaro.
Prof. Pascal Chegneu Ph.D., presidente dell'
istituto internazionale diplomatico di Parigi.
Avv. Tina Lagostena Bassi (Giudice nella
trasmissione Forum rete 4).
Ho conosciuto decine di personaggi che hanno ottenuto una
Laurea Honoris Causa dalla Yorker ed altre University americane. Ho assistito
alle emozioni, da loro vissute nel momento magico della consegna. Non scrivo i
loro nomi per motivi di Privacy (anche se sono personaggi pubblici). Per i tre
personaggi per i quali ho inserito i nomi, penso di non far loro torto, giacché
sono stato con loro a stretto contatto pranzando allo stesso tavolo in un pranzo
di Gala. Non dare peso o valore al fatto che, certi personaggi del mondo:
"Politico – Religioso – Magistratura – Cultura – Forze dell’Ordine
– etc." hanno accettato lauree ad Honorem conferite loro da University
non riconosciute dal MIUR, significa considerare detti personaggi degli
sprovveduti e anche fuori Legge!!! Sarebbe assurdo. E… non credo che certe eventuali rivalse
da parte di chi comanda e ogni mattina si illude di poter fare il buono o
cattivo tempo, possano sortire effetto.
suprema corte di cassazione sull’eperienza.
Riporto il seguente articolo dal sito: http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/index.php?num=433&search=reati
(…."Per rimarcare il concetto dell’esperienza e
valore che i Giudici della Corte Suprema hanno tenuto conto. Con questo intendo
riallacciarmi al filo conduttore del mio discorso, quando ribadisco che l’esperienza
deve essere tenuta in considerazione anche (se necessario) in ambito
universitario. Purtroppo la mia esperienza di oltre 40anni (nel 1999) non è
stata presa in considerazione quando ho fatto domanda per essere immatricolato
per un corso in Ingegneria Informatica. Allora avevo un Diploma di
Elettrotecnico conseguito già dal 1958 (per corrispondenza) – un diploma di
Programmatore conseguito nel 1988 + tanti anni di studio da autodidatta e…
tantissima esperienza. La risposta da parte di un paio di Università da me
interpellate è stata "FORMALE"
con palese disconoscimento della mia esperienza che, poteva supplire alla
mancanza da parte mia del Diploma di Maturità. Gli interlocutori mi diedero
delle risposte "standard" del tipo: "Mi dispiace signor Bomboi,
niente Maturità = niente immatricolazione all’Università. Naturalmente non
ho mai trovato una persona con che mi abbia dato una risposta calorosa, con
qualche consiglio. Prendere il diploma di Maturità si poteva ma… rivolgendomi
a certe organizzazioni (per es. C.PU). Ho provato e, sono andato a fare un
colloquio presso uno di questi centri. Mi sono sentito chiedere (nel 1999)
24.000.000 per poter conseguire il Diploma in due anni. Il bello è che, un
signore distinto (furbo) mi ha preteso di pagare la metà della somma in
anticipo, in modo che se avrei cambiato idea, avrei perso il mio capitale. In un
altro paio di centri interpellati, ho potuto capire che avrei potuto superare l’esame
di Maturità con certezza matematica (anche se direttamente non me lo hanno mai
detto ma… fatto capire), in un biennio. Naturalmente sarebbe dipeso dai soldi.
Di certo ho capito che è tutto un Business a danno degli sprovveduti. Altro che
lauree comprate!! Durante una delle tante telefonate fatte a persone a cui
chiedevo aiuto circa la possibilità di vedermi riconosciuti i miei precedenti
di studioso (seppur per corrispondenza). Abbastanza scocciato per il muro di
gomma che si parava davanti a me, dissi ad un certo punto: "Adesso sono
stufo dei vostri dinieghi, quasi – quasi mi appoggio a qualcuno con pochi
scrupoli e mi compro il Diploma come ormai fanno in parecchi. Non l’avessi mai
detto!! L’interlocutrice (era una femmina), sbottò e disse: "Lo sa che
lo posso denunciare??". Immediatamente capii che se non stavo attento,
dalla parte della ragione, sarei passato al torto. Ho capito una cosa: "Il
sistema universitario in Italia è marcio" ed agisce ancora secondo lo
spirito, della Legge del 1938.
No c’è spazio per i sentimenti e per la buona volontà
delle persone. Tutto viaggia come in un binario dove le rette non si incontrano
mai. Il paradossale della faccenda è che: "Se fossi stato disonesto
(neanche tanto), avrei messo da parte una certa somma e avrei
"Comprato" una Laurea, non americana ma… italiana!! Averi avuto
tutte le sicurezze e tutti, (compreso le Autorità) mi avrebbero chiamato DOTTORE!!
Non sono caduto così in basso, e se oggi possiedo più di una Laurea lo
debbo alla mia volontà e alla fede in me stesso. Ho capito che l’autore del
mio destino sono solo io, perché io mi amo – io mi capisco – io mi sono
analizzato…")
LA SENTENZA:
Così deciso in Roma il 11 marzo 2003.
Cassazione Sezione sesta penale 17921 del 15 aprile 2003
consulenza legale - fatto non e' reato (Presidente Trojano
– relatore Di Virginio)
Osserva:
Ricorre G.L. con due distinti mezzi di impugnazione,
personalmente e a mezzo del difensore di fiducia, avverso sentenza della Corte
d'Appello di Venezia in data 23.9.2002, con la quale veniva confermata la sua
condanna per il reato di cui all'articolo 348 Cp, ascrittogli per aver
abusivamente esercitato la professione di avvocato redigendo una relazione di
consulenza scritta in ordine a un procedimento penale, in cui era imputato tale
B.G., su carta intestata "Studio Legale Internazionale G.":
intestazione che figurava anche nell'elenco telefonico. Deduce erronea
applicazione dell'articolo 348 Cp e vizio di motivazione perché l'attività di
consulenza non sarebbe riservata alla professione forense, pur essendo alla
stessa connessa, e la sua attività si era limitata alla redazione di un parere
in una materia in cui egli era particolarmente esperto quale autore di
pubblicazioni sul contratto di trasporto e sulle responsabilità civili e penali
relative; e perché l'esercizio abusivo sarebbe stato ravvisato sulla base di
un'unica ed isolata prestazione, non esistendo alcun elemento atto a far
ritenere la continuità della attività di consulenza. Si duole inoltre della
mancata concessione delle attenuanti generiche e del beneficio della non
menzione della pena; ed eccepisce la intervenuta prescrizione del reato, perché
il parere risalirebbe alla data del 11 luglio 1994. Il ricorso si deve ritenere
fondato. Ben è vero che questa Corte (sezione sesta, 1151/02, Notaristefano),
esaminando in epoca recentissima la questione della individuazione dell'ambito
dell'attività riservata agli esercenti una determinata professione, ha
affermato che questo comprende non soltanto gli atti "tipici" della
professione, ma può estendersi anche agli atti "relativamente
liberi", e cioè non esclusivi del professionista pur se solitamente
collegati alla sua attività tipica, che possono essere compiuti anche da
estranei soltanto a condizione che si tratti di attività sporadica ed
occasionale; per cui costituisce esercizio abusivo della professione il
compimento di atti del genere in forma continuativa ed organizzata. Tale
indirizzo si pone peraltro in consapevole contrasto con l'orientamento in
precedenza costante, che circoscrive gli atti rilevanti, ai fini della
configurabilità del reato di cui all'articolo 348 Cp, alla sfera di quelli
riservati in via esclusiva a soggetti dotati di speciale abilitazione e cioè ai
cosiddetti atti tipici, escludendo dal novero delle attività esclusive quelle
"relativamente libere", solo strumentalmente connesse a quelle
tipiche. Ritiene il collegio di dover aderire all'orientamento del tutto
prevalente, non ravvisando né sul piano giuridico né sul piano logico ragioni
apprezzabili per conferire rilievo penalistico a fatti di tale rilievo
pacificamente privi di per sé stessi, che dovrebbero essere considerati
penalmente rilevanti soltanto in considerazione della loro reiterazione o della
loro riconducibilità ad una attività organizzata. È pertinente il richiamo
della difesa alle cosiddette agenzie di infortunistica stradale, che svolgono in
forma organizzata attività di consulenza riconducibili normalmente
all'esercizio della professione forense, senza che la liceità di essa sia stata
mai posta in questione; e possono essere citati anche i numerosi enti di
patronato, che svolgono attività analoga in materia di lavoro e in materia
pensionistica. Nel caso, comunque, anche l'adesione all'isolato indirizzo
proprio della decisione citata non comporterebbe la configurazione del reato di
cui all'articolo 348 Cp, posto che anche a mente di essa è pur sempre
necessario l'esercizio di una attività sistematica e sia pure relativamente
organizzata, mentre al G. è attribuita una prestazione isolata che non può
essere considerata come sintomatica di un'attività svolta in forma
professionale sulla base della sola dizione della carta intestata su cui è
stato redatto il suo parere. La condotta del Gava non è quindi riconducibile
alla fattispecie astratta prevista dall'articolo 348 Cp; onde va annullata senza
rinvio la sentenza impugnata. P.Q.M.
La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché
il fatto non sussiste.
Così deciso in Roma il 11 marzo 2003.
http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/index.php?num=433&search=reati
La Sentenza può avere più di una chiave di lettura ma…
ciò che mi lusinga, è sapere che c’è ancora una Corte di Giustizia dove i
fatti vengono visti in una chiave più "LOGICA" e non con la freddezza
di una serie di Codici, parecchi dei quali sono Obsoleti e mal si coniugano con
tempo della "Conoscenza" motore per l’avvenire dei Popoli.
Ragionamento logico sulle formalità.
Secondo Legge: il MIUR considera i titoli americani in due
tronconi: "1° titoli conferiti da University riconosciute - 2° titoli di
University non riconosciute. Naturalmente, riconosce (il MIUR) i titoli delle
prime e… non quelli delle seconde. A priori la regola sembrerebbe giusta, e
potrebbe esserla, se non fosse per un piccolo particolare: "Negli Stati
Uniti d’America, tutte le University (essendo i titoli privi valore giuridico)
hanno valore Legale pari a zero". Il vero valore di un Master Degree
(Laurea), è direttamente proporzionale al "PRESTIGIO"
dell’Istituto che lo ha concesso. Sul piano Giuridico il Master Degree
conferitomi dalla Yorker ha il medesimo valore di qualsiasi Laurea americana,
quello che fa la differenza è semplicemente una questione di: "SOSTANZA"
, "FATTI", "RISCONTRI" , "PRESTIGIO"!!
Non di Legalità. Negli USA un’University può essere un grande Tempio oppure
una semplice società LLC (Limited Liability Company). Ambedue
conferiscono titoli di studio. Sarà il prestigio che l’University ha maturato
in decenni o secoli a fare la diversità. Esiste però, un valore aggiunto
che si colloca al di la del prestigio della scuola: "L’Intelligenza e la
dedizione del soggetto portatore del titolo". E’ questo il bello!! Il
mio futuro dipende dal mio essere e non è, necessariamente legato hai soldi che
mio padre ha potuto spendere per farmi studiare in un’Università blasonata
piuttosto che da autodidatta, o più semplicemente, mettendo a frutto l’esperienza
della vita. Il MIUR ha il diritto (civile e non legale) di controllare la
preparazione di un eventuale candidato bramoso di equiparare il suo titolo
estero con uno uguale italiano. Abusa (lo posso garantire), quando stabilisce a
priori di accettare un laureato con University blasonata e… respinge chi ha
studiato (come me o mille altri) per tutta la vita - svolto un’attività
professionale al TOP ma che, ha una Laurea rilasciata da un’University
LLC. Non voglio elucubrare discorsi più o meno retorici, per cercare di essere
"Educato" e non correre il rischio di essere denunciato. Faccio le
seguenti considerazioni, il più possibile genuine: Le persone che amano la
"conoscenza" ma che per raggiungerla sono obbligate a percorrere
strade alternative facendo dei sacrifici indicibili, spesso dimenticati perché
al momento del raggiungimento dell’obiettivo (per me la mia Laurea americana
è il sogno) ci si dimentica del terreno percorso e si guarda avanti. Noi
laureati USA, siamo delle persone al di sopra di qualsiasi legge monarchica,
che, per quanto mi concerne rigetto in tronco. Non abbiamo bisogno di essere
accettati da nessuno, perché solo in noi e nel nostro modo di essere, è il
riconoscimento. Il pensiero delle strade percorse sempre in salita e in perfetta
solitudine, annulla ogni paura e ci da la sicurezza delle nostre azioni.
A quanto ho potuto appurare leggendo attentamente la Legge
del RE: col tempo sono state fatte delle modifiche – è stato firmato un
accordo di amicizia con gli USA – è stata firmata la convenzione dell’Aja
del 1961 – accordo di Parigi – sono state fatte concessioni varie, con le
quali si è arrivati a decretare: "Tutti possono usare il titolo conseguiti
all’estero, purché se ne specifichi la provenienza. Non si può scrivere
Dottore ma Doctor – non si può vantare un titolo di Laurea ma di Master
Degree - si devono esibire i titoli nella lingua originale ed altri
accorgimenti. Tutte precauzioni da parte del MIUR all’apparenza
"giustificate" ma… a che pro?? Se si ostenta un titolo di studio,
ciò rappresenta un traguardo: sia esso italiano – americano o cinese. Avere
un Master Degree piuttosto che un Doctorate Degree, rappresenta un qualcosa di
ambizioso e… chiunque capisce all’istante che trattasi di una laurea. Se ci
fosse taluno a non capire la traduzione in italiano, il portatore potrebbe
sempre specificare il risultato di una traduzione. In un biglietto da visita –
nell’intestazione di una lettera piuttosto che in una targa davanti allo
studio, si potrebbe sempre inserire tra parentesi, la traduzione del titolo:
"Doctor (Dottore)… basta comunque il titolo di "Doctor" e tutti
capirebbero il significato italiano di Dottore. Comunque venga proposto, un
titolo americano fa sempre il suo effetto che è di superiorità, non fosse
altro che per la mancanza di pregiudizi e inutili formalità di casa in Italy.
Io possiedo come primo titolo americano un: Master Degree and New Media
il quale tradotto nella lingua italiana, diventa: Laurea nell'Informatica e
nei nuovi mezzi. A questo punto: "Si innescano una serie di cavilli da
parte del MIUR che con tutti i mezzi che la Legge gli mette a disposizione,
cerca di porre disapprovazioni, costruendo un barriera tra le lauree italiane e
le "ALTRE" (una Laurea è Laurea in tutto il mondo!!).
Chiunque voglia sfruttare i propri meriti, da qualsiasi
regione geografica essi provengono, DEVE conosceRE anche il valore della
"consapevolezza ".
Non è prerogativa di nessun Popolo in particolare e… tutti
sanno che,
non sono i titoli a glorificare l’uomo ma… è l’uomo a
glorificare i titoli.
Diciamo che l’uomo in quanto tale, rappresenta la cellula
più importante nell’Universo e… il solo fatto che riesca a porsi delle
domande sul perché delle cose, sta a significare la sua grandezza che di certo
non può essere dominata dagli altri contro la propria Risolutezza.
Sacralità – Volontà – Determinazione – Obiettivo, formano la miscela
esplosiva che proietto l’uomo in avanti.
Riepilogando: "Abbiamo detto che un titolo di studio
ottenuto in età matura, cioè, fuori da tutti i cicli scolastici normali - da
soggetti con già 10-20-30 anni di esperienza in campo professionale e che
abbiano una consapevolezza della propria reale preparazione, è in qualche modo,
un premio alla carriera che ognuno può e deve aspirare di ottenere. Sappiamo
che la Scuola italiana non tiene minimante conto dello Status della persona ma…
preferisce restare ancorata a leggi arcaiche e prive di senso, se confrontate
con il resto del Mondo. Per fortuna che, la moderna Comunicazione con Internet,
ha permesso a tutti di scoprire cosa c’è oltre la siepe. Fare un viaggio in
America o in qualsiasi parte del mondo, necessita di pochi click con il MOUSE e…
di qualche secondo di attesa. Un mondo che si spalanca e… mille – diecimila
University che ci forniscono ogni tipo di supporto per farci riconoscere la
nostra esperienza e aiutarci ad avere un titolo di studio. Ci sono University
che operano come struttura fornendo dei corsi completi a distanza, mediante
Internet, sono le Open University (Università aperte). Per chi conosce la
lingua inglese ed è disposto a seguire un percorso normale (anche se a
distanza), si può studiare e ottenere un Master Degree, esattamente come quello
studiato di presenza. Spesso le open University sono delle grosse organizzazioni
che operano prevalentemente nel mondo editoriale. Il costo di un simile sistema
di studio, può oscillare tra: 80 – 100 Dollari all’anno. Quindi, una spesa
irrisoria. Il Master Degree, una volta ottenuto ha lo stesso valore di quelli
ottenuti nelle University tradizionali. Naturalmente è il portatore che deve
dare quel valore aggiunto che non si studia in nessuna università. Oltre le
open University, ne esistono altre che hanno sede in vari paesi e fanno da
cuscinetto tra le sedi americane e l’Italia. Lo studio non è composto da un
vero e proprio corso ma… è un percorso fatto su misura per il corsista, che
mira a colmare o chiarire eventuali lacune. Il percorso è inversamente
proporzionale all’esperienza del candidato, più esperienza = meno necessità
di studio. Onde saggiare la vera preparazione, il corsista deve preparare una
Tesi di Laurea su un argomento di attualità nel suo campo e sostenere una
discussione della stessa davanti ad una commissione. Come prova scritta è
previsto un "PEZZO GIORNALISTICO"
sempre su un argomento di grande attualità. Come si può
vedere, il sistema è:
"Attuale – Moderno – Specifico – Completo e si
limita alla parte veramente necessaria eliminando a priori quelle nozioni per le
quali l’allievo ha piena padronanza. Niente formalità - ripetizioni –
perdite di tempo ma… solo il succo!!"
Altra possibilità sono le Virtual University, organizzazioni
che si basano sul Curriculum del candidato. Efficace per tutti quei soggetti che
hanno alle spalle 20-30anni di esperienza diretta nel settore. Pensiamo ad un
Ragioniere che abbia lavorato nello Studio di un Commercialista dove ha avuto la
possibilità negli anni di: "eseguire ogni operazione ipotizzabile" e
abbia seguito periodicamente Seminar su argomenti di attualità. Le categorie
che possono trovarsi nelle medesime condizioni del ragioniere appena preso come
esempio, possono essere: "Geometri - Bancari - Impiegati pubblici e
privati - Periti - Assicuratori - Promotori finanziari - Agenti - Consulenti -
Giornalisti - Quadri - Dirigenti - Infermieri - Militari – Professionisti vari".
Per tutti può bastare esporre in forma chiara e concisa, il proprio Curriculum
Vitae. L’University una volta approvato il Curriculum provvede a compilare il
titolo di studio: "Master Degree – Certificate of Completion –
Transcript – Certificate of Award".
A primo acchito, potrebbe sembrare che, un titolo così
conseguito, sia come una qualcosa di comprato. In pratica lo è. Se però
analizziamo a fondo la situazione, possiamo evincere che, tutto rientra nella
legalità e… la responsabilità nell’ipotesi di una Laurea
"fasulla" ricade su chi ha fornito i dati all’University, nel caso
questi siano "ingannevoli". Questa mia affermazione è una legalità
internazionale insita nell’Autocertificazione da qualche anno introdotta in
Italia che, come tutti sappiamo viene usata nella maggior parte di documenti che
non siamo più obbligati richiedere all’Anagrafe del nostro Comune di
appartenenza. Le University di cui oggetto la presente considerazione, sono
normalmente accreditate. Lo possono fare perché gli organi di accreditamento in
America sono organi privati e mai statali. Così come, esistono gli organi di
valutazione dei titoli di studio. Posso citarne alcune:
"National Academy of Higher Education WASHINGTON – The
American Bureau of Higher Education – 3100 Mill Street, Reno, Nevada".
Un Esempio di valutazione, circa l’Equipollenza in diverse
nazioni:
L’American University College of Arts and Sciences, nel
settore: International Degrees Equivalent to U.S. Bachelor’s, ha valutato il
mio Bachelor of Science pari ad una Laurea itali-ana con percorso di 4 anni.
Voglio sollecitare il lettore sul fatto che, tutto quanto
appena esposto ha una validità internazionale e che, se dovessimo trasferire il
tutto in ambito dell’Italia, la stessa si troverebbe in grandissimo disagio.
Non dobbiamo dimenticare che è in atto la Globalizzazione e tutto sta
diventando ogni giorno "COSMOPOLITA"
nel senso che quello che va bene in una Nazione va bene anche nelle altre. Il
Potere che l’Italia può contrapporre agli altri Paesi, diventa sempre più
labile. Se devo essere sincero, la Legge del RE comincia a farmi pena, perché
porta avanti una battaglia che ha già perso da parecchi anni. Mi viene da
pensare ad un Soldato giapponese che è rimasto nascosto nella Giungla per
30anni perché non sapeva che la Guerra era finita. Nel 5 ottobre 1961 è stata
ratificata la Convenzione dell’Aia (APOSTILLE) relativa all’abolizione della
legalizzazione (autentica) di atti pubblici stranieri. I paesi firmatari della
Convenzione sono già un centinaio tra i quali anche l’Italia, anche se ha
firmato successivamente al 1961 (circa nel 1980). Un titolo di studio dotato di "APOSTILLE",
deve ritenersi "valido" (non un falso) a tutti gli effetti e… tutti
i firmatari della Convenzione debbono accettarlo per il suo valore
"contrad-distinguente". Altra operazione che si può compiere su un
Master Degree USA, può essere una Traduzione Giurata da parte di un Notaio
italiano e tutto il contenuto viene tradotto in italiano per cui: "Master
Degree diventa Laurea – Doctor diventa Dottore – etc. etc.". Alla fine,
mi si permetta di fare una considerazione: "Quale può essere la chance del
MIUR??". Potrebbe un laureato
USA essere denunciato (ammesso e non concesso) per avere scritto nel biglietto
da visita il termine Dottor al posto di Doctor?? Oppure, per aver detto di
possedere una Laurea al posto di dire, un Master Degree. Qualsiasi Giudice
archivierebbe una simile denuncia e… se, per assurdo avvenisse una condanna in
prima istanza, già in appello verrebbe annullata. Se poi, il MIUR
volesse protrarre la battaglia in Cassazione cadrebbe miseramente. Ho ricercato
dati in tutta le Rete, per trovare eventualmente una risultanza che alla fine mi
avrebbe sconfitto. Non l’ho trovata!!! Entro 5anni le lauree italiane
perderanno il loro assurdo valore Legale e qualsiasi titolo di studio di
qualsiasi Nazione avrà validità internazionale. Questo non sarà un vantaggio
per i titoli americani che già godono di prestigio in tutto il mondo. Saranno
piuttosto i diplomi nostrani ad acquistare prestigio. Il sistema italiano dovrà
uniformarsi ai sistemi oltre Oceano e non viceversa. Nel frattempo come dobbiamo
considerare una Laurea americana?? Io direi ECCELLENTE!! Ma,
come la mettiamo con il fatto che non ci permette (per adesso) di subentrare
nelle "Corporazioni" e pertanto di poter aprire un ufficio
professionale o di partecipare a un concorso Pubblico?? Come prima cosa dico
che, il mondo del lavoro, non è composto unicamente dall’impiego Pubblico,
per quanto riguarda uno studio professionale… le vie del Signore sono
infinite!!! Comunque, tutto questo stato di cose durerà per pochi anni ed io
dico che conviene (ove possibile) prendersi una Laurea AMERICANA.
Domani sarà merce pregiata!!! Non appena le lauree americane potranno essere
spese in Italia (dobbiamo avere la certezza che
avverrà)!! Automaticamente diverranno merce preziosa. Ottenerne una
diventerà sempre più difficile e occorreranno molti più soldi!! E’ la legge
di mercato. Per cui conviene preparasi già da oggi. Gli antichi dicevano:
"Chi ha tempo non aspetti tempo".
SECONDO LA LEGGE.
Secondo la Legge n. 1269 del 4 Giugno 1938, solo le
lauree rilasciate dalle università italiane o riconosciute dal MIUR hanno
effettivo valore legale. Il termine legalità è assurdo per un bene che fa
parte integrante dell'essere umano, sarebbe come dire: "è legale oppure
non legale, vivere – parlare - essere felici o di bella presenza –
intelligenti o ignoranti". Io penso che è "normale" essere bello
o felice e nulla deve essere certificato in nome di un intero Popolo.
Sarebbe imbarazzante sentirsi dire: "l'autorizziamo a vivere - essere
felice oppure bello", il che significherebbe che solo in base ad una Legge
si potrebbero usare certe doti naturali acquisti. Per chi ha creato una simile
Legge e per chi tenta di farla vivere, dico che: "una Laurea americana –
russa – cinese o di qualsiasi altro Stato, è un dato di fatto che certifica
lo status di una persona. Nessuna Legge italiana può porre veto ad uno stato
(intellettivo) acquisito". Insistere in un simile atteggiamento,
significherebbe: DITTATURA!!!
Il sapere umano è un qualcosa che non può essere
"chiuso" in una serie di "regole" istituzionali che
obbligano ad avere un'autorizzazione per potere imparare qualsiasi materia o
disciplina. è prerogativa fondamentale (dell'essere umano) apprendere per tutta
la propria esistenza.
Voglio dire che: nessuno può proibire a chi che sia, lo
studio della matematica - letteratura - qualsiasi arte o scienza, per proprio
conto, specialmente se non ha la possibilità di frequentare le università. Tutto
ciò, che di fatto, fa parte dell’arricchimento personale atto ad elevarlo
culturalmente, non può essere censurato da nessuno, neanche dallo Stato o
da una Corte di Giustizia. Naturalmente, se è vero che chiunque è
libero di imparare, è vero pure che, chiunque è libero di insegnare.
Così è nato il mondo e così si è evoluto. L'articolo 33 della Costituzione
afferma infatti che: "l'Arte e la scienza sono libere e libero ne è
l'insegnamento (...) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed
istituti di educazione, senza oneri per lo Stato... Nei tempi antichi, sono nate
le università e presto sono nate anche le leggi che l'anno regolamentata.
Purtroppo, l'obiettivo di qualsiasi regolamentazione è stato quello di creare
una netta divisione tra i "Poveri" e i "Ricchi". Ciò era
necessario (allora) perché doveva esserci una forte marcatura, affinché il
Potere potesse trionfare. Forse questo stato di cose è stato necessario per
creare il capitale concentrato in mano di pochi in modo che questi ultimi
avessero la possibilità di costruire i grandi palazzi - teatri - chiese - etc.
, che in fondo hanno creato le grandi città come le conosciamo oggi
(nella parte storica). Debbo ammettere che, se nell'antichità tutti avessero
avuto la possibilità di studiare, nessuno avrebbe svolto i lavori pesanti che
sono stati necessari per sviluppare i grandi Palazzi così come ci sono
stati tramandati. Oggi (per fortuna) il mondo è cambiato e i lavori
"pesanti" sono quasi del tutto scomparsi. Da un mondo contadino siamo
passati al mondo industriale, fino ad arrivare al mondo "DIGITALE"
e della "CONOSCENZA". La
Comunicazione con il suo grande sviluppo ha permesso alle "MASSE"
di apprendere in tempo reale, dai Media: "Giornali - Radio - TV
e, negli ultimi tempi Internet". Le notizie che ci bombardano
ogni secondo della nostra vita, stanno programmando il cervello
delle persone come un Computer e dobbiamo prender atto che tutti
sappiamo....
E' difficile trovare una persona che non conosca le Cellule
Staminali piuttosto che il DNA o il Genoma Umano. E' difficile
trovare persone impreparate sulla conoscenza di qualsiasi Scoperta Scientifica.
Questo è il mondo della "CONOSCENZA". In
un mondo veloce dove quello che viene scoperto oggi, diviene Obsoleto nell'arco
di pochi mesi o settimane; occorre pensare a sistemi di studio che possano
seguire in tempo reale l'evolversi del progresso. Le università rappresentano
il centro di qualsiasi tipo di conoscenza: e per il mondo dell'apprendimento e
per il mondo della ricerca. Detto questo, occorre considerare la grande Rete che
contiene miliardi di pagine di notizie e dati che rappresentano tutto il sapere
umano. Dobbiamo considerare che chiunque può attingere a questo
"oceano" di dati, in modo libero - in tempo reale in qualsiasi
momento. In un mondo Informatico così prospettato, non ha senso
parlare di "Regole" e non ha senso neppure parlare di
"titoli legali" o "titoli illegali". Quello che occorre
considerare è lo stato reale della conoscenza di ognuno. I Loghi dello Stato -
i timbri di consenso di una Legge piuttosto che di un'altra, perdono di
significato e... voler perseguire certe regole (illiberali contro la
società), formano il germoglio di una "DITTATURA".
FATTO: Tutto mi dà ragione in riguardo a quello che ho
voluto scrivere e ribadire nel mio sito: www.laurea.us
Sono laureato USA: Master Degree Computer Sciences – Doctorate Computer
Sciences - Bachelor Electrical Engineering - Doctorate Electrical
Engineering – Honoris causa Dottore in Economia e Comunicazione. Tutti i
documenti appena citati sono regolarmente "Registrati" e dotati di "APOSTILLE".
Chiarisco che i miei documenti sono perfettamente "Regolari" e devono
essere considerati a livello "Internazionale". Voglio aggiungere un
piccolo/grande particolare: "i miei titoli non sono regolari, solo
perché sono "autenticati" nelle sedi appropriate ma... piuttosto per
la mia esperienza che li avalla". Sto parlando di un'esperienza di
circa 50anni, dediti allo studio e alla professione. Non una scatola vuota ma
piena di contenuti di esperienze di vita. Giornalmente sono dedito al censimento
di ogni cosa che riguarda la tecnologia e, cerco sempre di proiettarmi nel
futuro. Chiaro che la mia miglior medicina è la comprensione in
chiave "LOGICA" di qualsiasi fatto: di scienza -
tecnologia e di costume. Ciò che mi allarma è che,
"giornalisti e istituzioni, quando devono riportare cronache sulle lauree
americane, nel 100% dei casi parlano di lauree comprate etichettando i documenti
come "carta straccia" (penso sia stupido, perché così si denigra in TOT
tutto il sistema americano. Semplicemente per tenere buoni un ATTORE
misterioso padre del MONOPOLIO.
FATTO: le considerazioni sono di
parte, pilotate dalle lobby universitarie, con le quali disconoscono i veri
sacrifici fatti dalle persone che si sono rivolte ad istituzioni
(americane) che hanno dato loro ragione, considerando le vere
"valenze" della vita. Ad essere più attenti: "nessuno parla mai
di "APOSTILLE",
anche se si tratta di una legalizzazione internazionale di grande valore,
insito nella internazionalità del documento. Infine, voglio ribadire che,
un titolo di studio non è prerogativa esclusiva di uno Stato, e tanto
meno delle università. Stiamo parlando di una consacrazione la cui
responsabilità viene assunta da diversi "attori" nelle diverse
occasioni. Quello che dà il vero "Valore" al "DOCUMENTO"
è il portatore. In seguito, sarà il mercato del lavoro a "scegliere"
il vero valore di un qualsiasi titolo. Anche se, per un concorso pubblico
- oppure nelle attività riunite nelle "Corporazioni" (Albi), si tiene
conto del pezzo di carta rilasciato in nome del Popolo italiano, anche se la
denominazione "Popolo italiano" è maledettamente
impropria. Nel privato, chi deve assumere tiene conto del vero
"Status" del candidato e... come per miracolo le
"imposizioni" delle regole sibilline, crollano come dei castelli
di carta!!!
Nei fatti: una Laurea italiana ha una valenza esattamente
uguale ad una Laurea USA. Ambedue non portano da nessuna parte; intendo dire
che, un laureato italiano (ad esempio in Legge) non può esercitare la
professione di Avvocato prima di avere sostenuto un esame di Stato. In sostanza
si trova con un pezzo di carta che non gli permette di esercitare la professione
per la quale ha studiato per cinque anni in una Università, con grande
dispendio di risorse. Si trova con un titolo "Accademico" di Dottore
in Legge, esattamente come se avesse una Laurea Americana. L'unica differenza è
che, può essere ammesso agli esami di Stato, il laureato USA non può
accedervi, semplicemente perché non gli viene riconosciuto il titolo (per
adesso!!). Tutto questo avviene prevalentemente in Italia ma... non è una
situazione definitiva, perché, prima o poi anche la nostra cara Patria dovrà
uniformarsi al resto del Mondo (un processo evolutivo inevitabile). In ultimo
voglio dire che, considerando la Legge italiana concernente i titoli
"esteri", ci sono da considerare alcuni punti:
Dopo la legge sui titoli di studio (1938), ci sono state
parecchie sentenze da parte della Suprema Corte di Cassazione, favorevoli
alla libera circolazione dei titoli anche extra Italy, ed il loro uso.
Sono stati approvati Decreti in favore all'uso del titolo
di Dr. - Dott. o Dottore anche da parte di laureati americani.
Sono stati ratificati trattati di amicizia tra le varie
nazioni.
E' stata Ratificata la convenzione "APOSTILLE"
dell'Aja del 1961.
Per i zelanti del Potere che non avessero ancora capito
l'antifona, non voglio spendere altre parole perché sono sicuro che in sede
giuridica riuscirei a smontare le loro argomentazioni su leggi che col tempo
sono passate e decadute con il progresso dell'Umanità. Quello che mi dà la
forza di parlare senza paura è la certezza della "dignità"
dell'essere umano che è inalienabile. A chi intendesse approfondire la mia
tematica posso consigliare di leggere la: "Sesta Sezione Penale 17921 del
15 aprile 2003.
QUANDO SI LAUREAVANO SOLO I RICCHI.
50-100 anni fa il dovere dello Stato era l’alfabetizzazione
dei suoi sudditi, e si poteva capire bene che lo strettamente necessario per l’individuo
di allora, consisteva nell’imparare a leggere e scrivere. Ci trovavamo ancora
in un’economia prevalentemente contadina e l’era industriale cominciava ad
apparire timidamente, prevalentemente nella costruzione di strumenti bellici.
Naturalmente le esigenze fondamentali erano allora la "manovalanza"
occorrente alla costruzione dei sontuosi palazzi del Potere e le case dei
ricchi. Per l’alfabetizzazione elementare lo Stato italiano ha sempre
provveduto. Gli analfabeti c’erano perché ai tempi, tanti erano costretti a
lavorare da bambini, andando in campagna a custodire le greggi o aiutare i
genitori nei lavori per il sostentamento. Già da allora non mi risulta che
fosse Reato imparare a leggere e scrivere magari dai genitori o parenti
acculturati, voglio dire che c’è sempre stata la libertà di apprendere e
insegnare. Non sarebbe potuto essere diversamente, dal momento che, anche
nelle dittature, si è sempre badato all’insegnamento in generale, almeno in
proporzione all’economia del Paese. Ai tempi della Legge n.1269 del 1938, l’università
era prerogativa dei benestanti e quindi di una ristretta cerchia di persone. Per
tutti gli altri era semplicemente un Tabù. Allora non c’era bisogno di tanta
severità perché la selezione avveniva in automatico, infatti: a nessuno era
proibito frequentare l’Università, il veto era nella povertà e dunque tutto
è sempre filato liscio. Ci sono state delle persone (pochissime) altamente
motivate che si sono ribellate alla situazione e infrangendo le consuetudini
sono riuscite ad ottenere la "Conoscenza". Non mi risulta che,
siano state condannate e messe in Galera persone che hanno studiato da
"Autodidatta, che Reato sarebbe??".
Ho conosciuto persone studenti "Autodidatta" che
hanno ricoperto posti prestigiosi e di responsabilità, percorrendo una
prestigiosa carriera.
Io stesso come racconterò in seguito, sono un esempio
concreto di chi, partendo dalla quinta elementare è riuscito ad essere padrone
dell’Elettrotecnica e della Programmazione dei Personal Computer, ed ottenere
dei prestigiosi titoli di studio universitari Extra Italy e vari riconoscimenti.
Posso dire di non essermi fatto nessun male e, nessuno ha mai posto in dubbio
le mie capacità (bisogna avere il coraggio!!). In America fin dal 1860
(circa) si è cominciato a sfruttare il sistema di studio per corrispondenza,
necessario perché le popolazioni frazionate in piccoli insediamenti e distanti
centinaia o migliaia di Km tra loro, difficilmente potevano usufruire delle
University. Da allora milioni di persone si sono laureate per corrispondenza
ottenendo dei regolari titoli di studio, perfettamente parificati ai
tradizionali. Lo studio a distanza negli USA esiste ancora, vuoi per le distanze
– vuoi per l’impossibilità di frequentare gli Atenei oppure per scelta
personale. Anche in America nessuno è mai stato condannato per essersi permesso
di studiare da autodidatta e… nessuno è mai stato condannato per essersi
permesso di insegnare agli altri, sia che si trovasse in ambito universitario o
in privato, cioè fuori dalle regole. Già regole!! Ma, possono
esserci delle regole per la "Conoscenza" che legittimamente una
persona deve poter acquisire?? Esistono delle regole imposte da una Legge,
sul mangiare – camminare – parlare piuttosto che apprendere la
"Scienza" per proprio conto?? Per chiudere questo brano, voglio
aggiungere: "perché un Dottore laureato alla Bocconi – La Sapienza o il
San Raffaelo, magari con il massimo dei voti, deve avere qualcosa da temere se
un’altra persona vanta titoli che non sono accettati in Italia e… magari
ingenera qualche dubbio sulla veridicità degli stessi?? La verità è che,
(ammettiamo per un momento) il falso Dottore si dovrà scontrare con la realtà,
nello stesso momento che volesse iscriversi ad un "Ordine"
professionale e si vedrebbe rifiutato. Ad un certo punto penso che tutta questa
"Enfasi" sulla Legge del "RE" sia un tornare indietro di
50anni o il volere a tutti i costi creare una sorta di BASSO
MONOPOLIO" o "CASTA" di
"POTERE", il criminalizzare un atto
"Divino" compiuto da una persona che con tutta l’Anima cerca di
avere in se la "Conoscenza".
LA MIA STORIA.
Giugno 1952 conseguimento della quinta elementare, fine della
mia storia scolastica. Avevo tanta voglia di "conoscere" ma… non ho
potuto proseguire gli studi, perché nel mio paese (4.000 abitanti, senza
Elettricità – Acqua – Fogne ) non esistevano altre scuole oltre le
elementari. Per continuare avrei dovuto trasferirmi a Nuoro (76Km dal paese).
Siccome era impossibile viaggiare ogni giorno, mi sarei dovuto trasferire in
pianta stabile, ciò comportava una spesa che mio padre non poteva sostenere,
pertanto il risultato fu, la fine. Al momento non ebbi nessuna ripercussione
psicologica e continuai la mia vita fatta di gioco con i miei amici.
Fu nel 1954, che i miei genitori fecero un viaggio a Milano,
perché mia madre doveva visitare sua sorella che non vedeva da trent’anni, il
viaggio per me rappresentava un qualcosa di fantastico, anche se, non immaginavo
minimamente quale sarebbe stato lo scenario che sarebbe apparso ai miei occhi,
vedendo una città come Milano. Abituato al mio paese, non essendomi mai mosso,
non avendo mai visto una foto o figura che illustrasse Milano o altra città,
pensavo che il resto del mondo fosse uguale al mio paese, forse un po’ più
grande ma simile. L’arrivo a Civitavecchia fu il primo impatto, poi
destinazione Milano, il treno cominciò a percorrere la tratta che mi avrebbe
portato fino a destinazione e, gradatamente mi mostrava paesaggi che cambiavano,
col procedere del viaggio. L’avvicinarsi di Milano, cominciò a mostrarsi ai
miei occhi come un film di fantascienza: "Le ciminiere delle fabbriche –
i grandi capannoni delle fabbriche, furono il primo impatto con una città che
avrebbe segnato tutta la mia vita". Stazione Centrale – Taxi che mi
portò con i miei genitori in città da mia zia (se non ricordo male, via
Guerzoni). Ora non ricordo la zona ma so che era quasi in "centro". L’impatto
fu sconvolgente: "Strade con selciato illuminate di notte – negozi con
vetrine piene di cose che non avevo mai visto – Tram che percorrevano in lungo
e in largo tutta la città. Come aggiunta a tutto quanto avevo già visto come
primo impatto e che già mi aveva segnato, ci fu, che mia zia aveva un
laboratorio artigianale dove produceva "pantofole e pedule"
vulcanizzate. C’era una serie di macchinette (14 o 7paia) che vulcanizzavano
7paia di pantofole ogni 14minuti (il tempo necessario alla vulcanizzazione della
gomma vergine).
C’era una trancia per tranciare le tomaie e pianelle – c’erano
le macchinette ognuna con una spia rossa e una verde, le quali segnavano l’attacco
e lo stacco del termostato che serviva per avere una temperatura costante. Le
spie rosse e verdi, furono lo strumento che iniziarono a programmare la mia
mente ponendovi l’idea che da grande sarei stato padrone di quella energia
(Elettricità) che vedevo ma che non sapevo definire, comunque sapevo che
sarebbe stata la forza che avrebbe segnato il progresso umano. Venne il momento
di partire ma io volevo restare a Milano per unirmi a ciò che avevo visto e…
possibilmente viverlo. I miei genitori non erano d’accordo (giustamente), io
mi misi a piangere e mia zia (donna saggia) che aveva forse capito la mi voglia
di apprendere disse: "Lasciatelo da me, il giorno che si stanca di rimanere
qui vi farò venire a prenderlo o lo accompagneremo a Civitavecchia per
imbarcarlo sulla Nave per Olbia. Rimasi a Milano da mia zia e cominciai da
subito ad aiutare miei cugini nella produzione delle pantofole:
"Inizialmente aiutavo a riempire le forme di granella di
gomma vergine (cruda) e poi continuai a fare dei lavori sempre più impegnativi.
A quell’epoca (1954) avevo 14 anni ed ero anche poco sviluppato. Lavorare alle
macchinette necessitava di due persone: uno per riempire le forme di gomma, l’altro
per togliere le scarpe già cotte e calzare la tomaia sul piede di riscaldato.
Un giorno mio cugino mi mise a lavorare in tandem con un ragazzo di circa
18anni. Dopo una mezz’oretta cominciai a mostrare segni di insofferenza, non
accettavo che un’altra persona mi comandasse, la mia convinzione era che,
avrei potuto fare quel lavoro da solo senza litigare con nessuno. Altra
caratteristica che mi ha accompagnato per tutta la mia vita, è stata una
gelosia morbosa del mio lavoro del mio sapere. Chiaramente mio cugino non era d’accordo
sul fatto che io riuscissi o potessi fare da solo il lavoro che era predisposto
per essere fatto in due. In quell’occasione mi misi a piangere e mi rivolsi a
mia zia. Lei con la sua saggezza sentenziò: "Va bene fatelo provare, se
non è in grado di fare quello che pretende di poter fare, vorrà dire che si
convincerà da solo". Cominciai a lavorare da solo e tutto filò liscio.
Normalmente si staccava verso le 15 di pomeriggio perché si lavorava al caldo
(generato dalle macchinette) ed era impossibile procedere oltre le sei ore.
Nei 14minuti (tempo di vulcanizzazione della gomma), riuscivo
a fare il giro delle 14 macchinette che consisteva in: "Togliere la scarpa
cotta – caricare la gomma nella forma – calzare la tomaia – pressare –
proseguire con la successiva". Mi ricordo che alla fine mi sedevo e
aspettavo il suono della sveglia che marcava i 14 minuti., normalmente impiagavo
12-13 minuti. La sera tranciavo e smerigliavo le "solette", riempivo i
contenitori della gomma vergine. In una giornata lavorativa riuscivo a produrre
da solo, circa 140 paia di pantofole. Mi accorgo a distanza di 50anni di essere
stato allora un genio, un fenomeno da "baraccone". Un giorno mia zia
(patron di tutto) decise di acquistare una serie di macchinette nuove ed in
quell’occasione mi sentivo un protagonista e i miei pensieri volavano in alto.
Volevo dare sempre di più, forse per dimostrare che ero bravo, ma anche, per
una sfida contro me stesso. Nei primi tempi, dei probabili acquirenti delle
macchinette che per allora erano all’avanguardia venivano mandati dal
costruttore per vederle al lavoro. Un giorno venne un gruppo di cileni e…
vedendomi indaffarato alle macchinette tutto solo, rimasero stupefatti, tanto
che, uno di loro mi fece una specie di croce sulle spalle in segno di
benedizione. Fecero la proposta di portarmi in Cile, chiaramente l’operazione
non andò in porto anche perché avrebbe comportato enormi difficoltà. Rimasi a
Milano per un anno e mezzo circa, poi mia zia che da anni aveva un Tumore
maligno, si aggravò e non si alzò più dal letto, miei cugini senza il
controllo di mia zia andarono a "ramengo" e la prima cosa che fecero,
fu quella di rispedirmi in Sardegna. Nel tempo che ho lavorato alla produzione,
avevo fatto un paio di piccole "invenzioni" per migliorare la parte
meccanica delle macchinette e rendere il lavoro più spedito e con meno fatica.
Sarebbe troppo tedioso entrare nei dettagli, ciò che voglio specificare al
lettore, è che, ai tempi del racconto avevo 14anni e in più non ero neanche
tanto sviluppato fisicamente.
In Sardegna rientrai con la mente programmata per un
obiettivo che di li a poco tempo avrei iniziato a perseguire, sto parlando dello
studio dell’Elettrotecnica. Il primo incontro con il mio destino avvenne nel
1966 (avevo 16 anni). Un giorno mi capitò per caso un annuncio pubblicitario
che riguardava l’Istituto Svizzero di Tecnica di Luino, il quale pubblicizzava
una serie di corsi per corrispondenza. Chiesi informazioni e dopo una decina di
giorni mi arrivarono le brossure con tutte le delucidazioni e metodiche di
studio. Mi scrissi subito al corso di "Elettrotecnica". Il
corso era composto da 25 dispense da 32 pagine cadauna in formato UNI-A4, da
studiare una per ogni mese. Per ogni dispensa erano previsti una decina di
compiti da inviare all’Istituto per il controllo – eventuali correzioni e
consigli. Il primo impatto circa le dispense: fu la copertina in cartoncino di
colore arancione con disegnato un traliccio di "Alta Tensione". La
carta era fine e pattinata, con testi nitidi e precisi, così le figure
esplicative. Il tutto creò in me una passionalità che mi risulta difficile
descrivere in questa esposizione. Posso dire che per i 25mesi vissi solo ed
esclusivamente per studiare – cercare di capire – svolgere i compiti e…
aspettare con ansia la dispensa successiva. Il paese non era stato ancora
elettrificato e pertanto non c’erano persone nel settore (elettrico) alle
quali avrei potuto chiedere qualche consiglio per delle nozioni astruse (e ce ne
sono state purtroppo). Si trattava di "Capire" o "Morire"
ma, io eccitato fino all’ossessione, non volevo morire ma… capire. Certo, ci
sono stati momenti tremendi, specialmente nella matematica (che ho sempre amato
e odiato), quando si trattava di comprendere "l’Algebra" con le sue
equazioni delle quali non potevo averle studiate alle elementari. Eppure riuscii
a capire e a svolgere funzioni abbastanza complicate.
La Matematica comprendeva lo studio della Trigonometria
(fondamentale per la comprensione dei fenomeni della Corrente alternata), ne fui
subito padrone perché legata direttamente ai fenomeni della materia che tanto
mi entusiasmava. Di seguito: "Logaritmi" – Chimica organica ed
inorganica – Fisica Meccanica e tante altre cose, che formarono in me una
preparazione che mi accompagnò per tutta la mia attività professionale.
Capisco che può sembrare impossibile studiare un corso di Elettrotecnica
completamente da solo, ed ottenere le votazioni riportate in tabella nella
pagina seguente:
| |
Materia. |
Media voti. |
|
1 |
Tecnica della corrente alternata. |
Sette e 5/10 |
|
2 |
Tecnica della Corrente continua. |
Sette e 8/10 |
|
3 |
Accumulatori. |
Sette e 7/10 |
|
4 |
Calcolo dei conduttori. |
Sette |
|
5 |
Tecnica dell’illuminazione. |
Otto |
|
6 |
Tecnica delle misure. |
Sette e 7/10 |
|
7 |
Impianti luce e forza motrice. |
Sette e 8/10 |
|
8 |
Disegno e progettazione. |
Nove |
|
9 |
Matematica |
Sette |
|
10 |
Media generale |
77/100 |
Capisco che la situazione appare ancora più incredibile se
si pensa che tutte le nozioni delle quali sono diventato "padrone"
erano contenute in 25 dispense da 32 pagine l’una. Se togliamo la pagina del
frontespizio + una – due pagine riservate ai compiti, restano: 32-2 = 30x25 =
750 pagine. Pazzesco!!! Oggi che conosco la mente umana, posso dire che è
infinita. Se si crede e si ha una buona motivazione, è certo che si possono
raggiungere risultati eccezionali. Ho avuto il Diploma in data 31/ottobre/1958,
solo allora si stava elettrificando il mio paese. Nel 1959 mi ero trasferito a
Nuoro per cercare qualche sbocco lavorativo. Lo stesso anno ho fatto domanda di
assunzione all’I.N.A.P.L.I di Nuoro (Istituto Nazionale Apprendimento
Professionale Lavoratori per l’Industria), dal quale sono riuscito ad ottenere
un colloquio. Il giorno stabilito, sono stato ricevuto nell’ufficio dell’esaminatore,
un perito industriale. La prima domanda che mi fu rivolta era, se conoscevo i
raddrizzatori a Ponte di Graetz (unione di quattro diodi per il
raddrizzamento delle due semionde di una corrente alternata), dissi di si,
allora mi fu chiesto di disegnare lo schema relativo ed io lo feci prontamente.
Di seguito mi fu chiesto di disegnare lo schema di un caricabatteria con
raddrizzatore a "Ponte di Graetz", riuscii a fare anche quello e di
seguito dovetti disegnare lo schema di un aviatore Stella/Triangolo per un
motore Asincrono. Il colloquio durò circa un’ora e mezza e alla fine l’esaminatore
mi chiese di come avessi ottenuto una simile preparazione, io gli dissi che
tutto ciò che sapevo lo avevo studiato per corrispondenza e lui si rifiutò di
credermi. Comunque fui assunto e divenni presto la mascotte dell’Istituto, i
miei allievi mi adoravano, anche perché tutti erano di età uguale o superiore
alla mia. Suscitati gelosia nei miei colleghi che mediamente avevano un’età
di 35-40anni, inoltre non ero ben visto negli ambienti amministrativi, forse
perché allora (a 19anni) usavo poco le formalità ed avevo preferito instaurare
con i miei allievi un rapporto di amicizia. Poi, c’era un altro arcano:
"L’Istituto era ubicato in un orfanotrofio (il San Giuseppe) - l’ambiente
era palesemente Ecclesiale e… nell’ambiente saturo di pregiudizi avevano
già realizzato che io fossi un "COMUNISTA". Si, la mia tendenza era
quella ma ciò non interferiva con la mia preparazione e il dovere che compivo
con "ZELO".
Fu durante un ricovero in ospedale durato 11 giorni, a
seguito di un incidente di moto, che i miei simpatizzanti ebbero il tempo di
costruirmi un paio di scarpe. Al rientro in Istituto trovai il capo (Padre Lai)
che chiamandomi nel suo ufficio mi disse: "Tu sei un Comunista e non puoi
lavorare con noi". Il bastardo l’ebbe vinta ed io fui licenziato su due
piedi. Non ci fu nulla da fare, ai tempi comandavano i preti ed io non avevo
nessuna forza per contrappormi. Rimasi con l’amaro in bocca ma, con la
soddisfazione di essermi potuto confrontare professionalmente. Ero giovane e
pensai di continuare a studiare per specializzarmi sempre di più, decisi di
conoscere a fondo il mondo degli Avvolgimenti dei motori elettrici e sapevo che
potevo acquisire l’ulteriore conoscenza attraverso i libri da
"AUTODIDATTA". Ordinai alcuni libri dalla Hoepli di Milano e cominciai
il pellegrinaggio nel magico mondo degli avvolgimenti. Ancora più magico se
pensiamo che allora in tutta la Sardegna c’erano 5-6 persone che avevano la
capacità di riavvolgere un motore bruciato, uno a Nuoro – uno a Olbia – due
a Sassari – due a Cagliari. Il fascino del difficile in quegli anni era il
carburante che mi faceva progredire. Nell’arco di un anno cominciai ad
avvolgere motori (a Nuoro) e presto divenni ricercato e avvolsi parecchi motori.
La mia sete di "Conoscenza" non era stata ancora placata anzi… "volevo
riuscire a calcolare un avvolgimento e per arrivarci dovevo conoscere il calcolo
di tutti i parametri che riguardavano un dato motore con una data
caratteristica". Ancora libri della Hoepli (generalmente di autori
tedeschi) – anni di studio per arrivare alla padronanza del calcolo …. Per
centrare l’obiettivo. Un giorno volli fare qualcosa che mi avrebbe dato la
sicurezza sulla capacità di "calcolare" un avvolgimento; di solito la
teoria non si riscontra mai in campo pratico e sapevo che, per calcolare una
motore Elettrico il costruttore esegue tantissimi "TEST", per cui
volevo vedere fin dove avevo capito. Riuscii ad acquistare un motore (fuso) di
una Pialla per legno, da un falegname che aveva comprato un macchinario nuovo.
Smontai l’avvolgimento senza contare le spire e senza controllare il diametro
del filo che componeva le matasse. Del motore avevo solo la carcassa vuota.
Volevo partire da zero!! In base ai dati della targhetta: "potenza –
rendimento – giri al minuto – sfasamento – tensione di alimentazione"
cominciai i miei calcoli. Ottenni il numero di spire per ogni matassa e il
diametro del filo che doveva formare le stesse, poi, una volta ottenuti tutti i
dati, procedetti alla lavorazione e montaggio dell’avvolgimento. Il motore
girava liscio ma dovevo provarlo sotto sforzo, cioè uno sfruttamento di tutta
la potenza per cui lo avevo calcolato. Un giorno mi capitò un cliente disperato
che in pieno inverno aveva bruciato il motore della sua sega a nastro, che gli
serviva per appezzare la legna (vendeva legna da ardere). Mi accorsi che il
motore della sega aveva gli stessi dati di: velocità e potenza del mio, e di
colpo mi venne un idea. Dissi al mio cliente che non potevo riavvolgergli il
motore in tempo di pochi giorni, giacché mi occorreva del tempo per ricuperare
il materiale. Gli dissi che avevo un motore pronto e che ero disposto a
prestaglielo (gratuitamente) per tutto il tempo necessario (volevo
collaudarlo!!). Raccomandai il cliente di far lavorare il mio motore senza
risparmio e che se si sarebbe bruciato, non avrei preteso nessuna rivalsa. Il
mio cliente benché avesse lavorato a pieno ritmo per settimane non riuscì a
bruciare il mio motore e… benché assembrato sommariamente (avevo usato
cartoline illustrate per l’isolamento tra le matasse e non avevo fatto la
solita verniciatura dell’avvolgimento con vernice cementante).
Il motore resistete agli sforzi più gravosi con mia grande
soddisfazione. Certo, il mio racconto sembra una favola e certe volte mi domando
come sia riuscito a realizzare simili imprese (forse perché oggi ho perso la
verve, data la mia età che da parecchio ha superato gli "anta").
Resta in me il ricordo della gioventù e mi sento un vuoto nello stomaco, in
questo momento mi si inumidiscono gli occhi di lacrime e vorrei piangere, non so
perché. Di certo non per tristezza e neanche per gioia. Forse per le
opportunità mancate – di certo perché le mie opportunità si affievoliscono
in rapporto diretto con l’età che avanza e che inesorabilmente mi porta
sempre più in basso nella curva della vita. Piango, quando mi vedo ragazzo con
la mente predisposta come una spugna ad assorbire qualsiasi cognizione potesse
darmi la gioia della "Conoscenza". So che sarei fuori luogo, a
lamentarmi dello Stato che non mi ha dato la possibilità di frequentare le
"scuole" che allora erano destinate ai benestanti. Ormai sarebbe
troppo tardi e questo mi porta a lasciare perdere, di certo il mio destino è
stato quello di passare in strade che non tutti potevano o avevano voglia di
percorrere. La gioia che spesso si trasforma in poesia, mi allieta l’anima e
mi fa sentire una persona fortunata nel Signore DIO che sempre ho sentito vicino
nei momenti difficili e spesso pericolosi per la mia incolumità. Dell’insegnamento
religioso avuto da mio Padre anche se (lui mio Padre) non era affatto
praticante, ho assimilato la vera forza che mi ha tratto sempre di impaccio nei
momenti in cui ho rischiato anche la vita, sto parlando della forza della "VERITA’".
Trent’ anni dopo (nel 1986) mi iscrissi sempre con il
medesimo Istituto, ad un corso di: PROGRAMMAZIONE
BASIC E MICROCOMPUTER, corso che terminai in data
12 dicembre 1988 con la votazione di 49,3 su 50. Il corso trattava
esaurientemente tutte le problematiche inerenti la programmazione nei due
principali linguaggi di allora: "Basic e Pascal". Fu in seguito che
volli conoscere anche gli altri linguaggi e pertanto cominciai a studiare decine
– centinaia di volumi sull’argomento (attualmente ho una libreria composta
da 350 libri di Informatica).
Con la Programmazione ho avuto tante soddisfazioni e sono
riuscito a scrivere degli ottimi programmi "gestionali". Grande
soddisfazione è stata, quando ho cominciato a navigare il pianeta
"Internet", Ho potuto scoprire un mondo magico, dove il
"Sapere" diventa alla portata di chiunque ed in quell’ambiente mi
sono compenetrato per cercare di carpirne la "Filosofia". Si, quello
che mi interessa attualmente è il mondo della comunicazione come aggregazione
di culture nell’interesse di tutti.
UNIVERSITA’ TERZO MILLENNIO
Se in tempi passati (50anni fa) l’impegno dello Stato era
quello di provvedere all’istruzione elementare, oggi venendoci a trovare nell’era
dei BIT, il Sapere è merce necessaria per tutti (100%) delle persone. L’Università
italiana ha assunto un compito ben più gravoso di quello di 50anni fa. Nel
momento che si parla di Scuola Istituzionale e che la stessa è regolata da una
Legge che data l’importanza diventa di Diritto Costituzionale (cioè diritto
per tutti), il sistema dovrebbe fornire a tutti, poveri o ricchi, le stesse
possibilità di accesso alla "Cultura" (ciò però non avviene).E’
assurdo ribadire il concetto secondo il quale: "solo le Università
autorizzate o riconosciute dallo Stato, possono definirsi tali e… pertanto
concedere titoli di studio.
Ma, che cos’è un titolo di studio?? Una constatazione di
fatto, che dichiara la preparazione di un soggetto in base a delle risultanze
acquisite attraverso un percorso scolastico, oppure, una considerazione che
tiene conto dell’esperienza + studio, dimostrata in anni di esercizio in campo
professionale?’
Questi concetti non possono essere regolati da una Legge, nel
senso che, non occorre una legge per dire che uno è "Virile" o
"Impotente". Solo i fatti possono dimostrare l’una o l’altra
qualità. Nella stessa proporzione posso sentenziare che una persona è di bassa
o alta statura, intelligente o stupido, ignorante o colto. Non si può dire che
solo istituti autorizzati dallo Stato possono fornire "Cultura",
poiché ciò andrebbe in contrasto con la libertà dell’individuo.
"Insegnare" e "Apprendere" sono espressione di libertà,
chiunque può insegnare – chiunque può apprendere!!
Il Sapere non è una fisicità, ma uno stato mentale che
può essere variato: con la "Volontà – Determinazione –
Motivazione – Obiettivo" . Quattro concetti che nessuna Istituzione
o Legge possono imporre o regolare. Solo la volontà può permettere alla
persona di apprendere.
Nei paesi progrediti, a cominciare dall’America, i titoli
di studio non hanno alcun valore legale. Solo il prestigio delle university che
li ha concessi può fare la differenza. Le university negli USA sono delle
semplici aziende che producono servizi che nel nostro caso si traducono in DIDATTICA.
L’accreditamento non è un procedimento obbligato ma un qualcosa in più che
le university possono chiedere per un (a parer loro) maggior prestigio. Gli
istituti di accreditamento sono privati. A questo punto posso pensare che
trattasi di una forma di Pubblicità o di visibilità. In America il
"Prestigio" si conquista sul campo e la differenza (mai Legale) nasce
dal percorso di decenni o secoli. Voglio fare l’esempio dell’ Harvard
University fondata circa 370anni fa, che non ha bisogno di leggi fatte ad hoc
per vedersi riconosciuto il prestigio. Sembra paradossale: negli USA Harvard ha
lo stesso valore (giuridico) di qualsiasi University, magari creata un anno fa e
che agisce Online. Il prestigio, nel caso dell’Harvard è maturato nell’Eccellenza
portata avanti per 370anni (non una legalità ma… la dimostrazione nel tempo).
Non è solo l’University però che dà il prestigio ad un Titolo di Studio. Un
valore aggiunto, spesso fuori da qualsiasi regola deriva dal portatore del
titolo, in una serie di meccanismi e "Mappe" mentali che formano
qualcosa, non apprendibile nelle scuole. Un fattore che travolge i
privilegi consueti e forma l’uomo fuori da tutto, addentro in una dimensione
che solo a lui appartiene. Quale Legge può imbrigliare il "Fenomeno"
– quale Legge può dire con certificazioni in nome del Popolo e di non so
quale Rettore o Commissione, che il Dottore è veramente formato e può
camminare senza tentennamenti?? Solo il percorso dell’ "ESPERIENZA"
e i frutti del lavoro compiuto in anni potranno "evidenziare" le
capacità dell’individuo. Sembra assurdo ma, nel mondo esistono (più di
quanto si voglia credere) persone Eccellenti che hanno fatto grandi scoperte, le
quali non hanno mai conosciuto un Ateneo. I nomi sono davvero Eccellenti!! Guglielmo
Marconi - Leonardo da Vinci – Grazia Deledda (nostrani) e tanti altri
se andiamo a vedere in campo mondiale.
Supponiamo che Leonardo da Vinci viva ai tempi nostri (2006)
e che si iscriva ad una University americana per ottenere un Master Degree
(Laurea in italiano), può essere un qualsiasi organizzazione, magari una
società LLC appena formata composta da un teen di quattro – cinque persone.
Chiaro che, non appena il nostro amico Leonardo esporrebbe la sua
"Mercanzia" (le capacità), gli verrebbe conferito immediatamente il
titolo più alto: diciamo Prof. Dr. Ph.D. (Americano), senza nessun percorso di
studio. Ora, secondo tutte le chiacchiere che ho potuto leggere in Rete negli
ultimi tempi, Leonardo sarebbe un usurpatore di titolo, semplicemente perché la
Laurea non gli è stata concessa da una Università riconosciuta dallo Stato
italiano. Per una serie di motivi a me ignoti: "Secondo Legge, sarebbe
"Regolare" la laurea ad Honorem data a Vasco Rossi perché concessa da
una Università", la quale (nello stesso anno) ha avuto un incremento di
immatricolazioni di centinaia di unità. Forse sto diventando uno
"Stronzetto" presuntuoso e rimbambito (ho 66anni!!) e non riesco a
riconoscere che Vasco (grande Artista) ha scritto tante canzoni – ha
guadagnato soldi a palate ed è sulla cresta dell’onda da decenni. Se fossi io
"Gian Pietro Bomboi" a chiedere una Laurea ad Honoris Causa,
proponendomi con la mia storia fatta si, di povertà ma ricca di risultati
incredibili, mi direbbero: "chi sei, chi ti conosce". Avrebbero
ragione perché io non sono mai apparso in televisione, non ho venduto milioni
di dischi – non ho guadagnato miliardi. Se questa è la vera risultanza, che
porta al diritto di chiamarsi uomo, allora io sono una nullità e chiunque può
mettermi alla "gogna" se non fosse per un piccolo particolare:
"riesco a trasformare qualsiasi tematica in un operazione di logica
matematica, in parole più povere, riesco sempre a ragionare e portare la luce
nella mia logica. Riesco a creare buoni collegamenti "Neurali" nella
mi mente, infine, riesco anche a dominare la paura. Se un domani venissi
denunciato per usurpazione di titoli di studio, mi sentirei al sicuro e troverei
senza dubbio la Giustizia dalla mia parte". Credo molto nella logica della
verità e, non mi fa paura una Legge che ormai esiste dal tempo del Re e con l’inizio
del terzo millennio è diventata NULLA!!. Vorrei sottolineare il fatto che: il
contenuto del Regio Decreto 4 Giugno 1938, n. 1269 anche se modificato nel tempo
non può sortire nessun effetto, anche perché negli anni sono stati firmati
degli accordi di collaborazione tra stati – sono state firmate convenzioni
(es. APOSTILLE Aja 1961) – sono state emanate sentenze dalla Corte Suprema di
Cassazione. Stiamo procedendo per l’ unificazione tra popoli e costruendo un
"Canale" dove le persone possono circolare liberamente con i propri
meriti per un riconoscimento libero e privo di "pregiudizi". Sulla mia
stessa tematica (molto più competente) si è espresso il professor Mario Monti,
in una intervista pubblicata nel CORRIRE DELLA SERA del 2 Giugno 2005, di
RAFFAELLA POLATO. Titolo: Monti e l’università: abolire il valore legale
della laurea (segue l’articolo).
COSI’ DICE MARIO MONTI.
(".... articolo di proprietà del Corriere della Sera
di, RAFFAELLA POLATO..) L’INTERVISTA,
Monti e l’università: abolire il valore legale della
laurea
A pagina 5 di RAFFAELLA POLATO dal Corriere
- 2 giugno 2005 (..... «Il sistema universitario - dice al Corriere Mario Monti
(foto) , ex commissario europeo alla Concorrenza e presidente della Bocconi -
deve diventare protagonista del rilancio del Paese». Ma oggi è un sistema che
Monti senza mezzi termini definisce troppo «corporativo» e che rischia di
«procedere per inerzia conservatrice». La riforma del mondo accademico «passa
per l’abolizione del valore legale del titolo di studio». Monti e
l'innovazione: l'università di oggi è troppo corporativa« La riforma passa
per l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Cominciamo da qui per
superare la crisi strutturale del Paese » MILANO – Un sistema che, senza
mezzi termini, definisce «corporativo». Una struttura che rischia di
«procedere per inerzia conservatrice». Un’esigenza non più rinviabile:
«Cambiare». Ma non a parole. Perché se non si comincia da lì, dalla scuola e
dall’Università, l’Italia «si gioca l’unica carta che ha per superare
una crisi strutturale e di prospettiva molto grave». Quella carta, dice Mario
Monti, è «l’investimento nel capitale umano», è il «dare maggiore spazio
ai giovani» di cui parla Carlo Azeglio Ciampi. E però il meccanismo non può
funzionare, non al meglio, se anche nella «corporazione dei prof» non si
introduce più concorrenza. E sbaglierebbe chi, a questo punto, liquidasse come
una semplice provocazione la conseguente proposta dell’ex Commissario Ue (alla
concorrenza, appunto): «Senza pensare di abolire oggi il valore legale del
titolo di studio, sarebbe interessante esaminare l’ipotesi e fare magari
qualche simulazione».
La sfida però è più alta: «Il sistema universitario deve
diventare protagonista del rilancio del Paese», determinante per battere la
crisi. L’Università Bocconi, della quale Monti è presidente, a questo ruolo
si sta attrezzando con un piano strategico (approvato dal consiglio in maggio e
che, in luglio, verrà completato con i cambiamenti nelle strutture
organizzative e con il piano economico-finanziario). Criterio ispiratore: «Le
nuove condizioni del Paese richiedono chiarezza di visione». Sembra inutile
chiederle, professor Monti, se c’è sintonia anche con quanto detto da Luca
Cordero di Montezemolo all’assemblea di Confindustria: «La concorrenza è un
mezzo per migliorare il Paese attraverso un processo meritocratico che deve
cominciare dalla scuola». Ma condivide anche la critica implicita, «il sistema
oggi non è all’altezza»? (…..) Per esempio? «Una riflessione sul valore
legale delle lauree sarebbe utile. Come sulle regole di governance delle
università. Ma è fondamentale anche riempire di contenuti affermazioni vere e
tuttavia ancora vuote, come "società della conoscenza" e
"investimento sul capitale umano". Il potere della conoscenza come
forza trainante dello sviluppo economico è un dato di fatto. Il cammino verso
la "società della conoscenza" ha una particolare importanza per un’università
come la Bocconi e per il posto che in questo cammino occupano le discipline dell’economia,
del management, del diritto. Discipline che mostrano una rinnovata vitalità
come criteri di interpretazione dei fatti sociali e come base degli strumenti
operativi per governarli». E il capitale umano? «Investire vuol dire prima di
tutto dare regole chiare e trasparenti, e penso per esempio alla riforma degli
ordini professionali o all’accesso alla carriera accademica. Regole che siano
funzionali alla selezione dei migliori e quindi anche alla mobilità sociale,
valide non solo sul mercato italiano ma su quello europeo e mondiale. Mi lasci
usare un termine da ex Commissario alla concorrenza. Oggi il "mercato
rilevante" è l’Europa, non più l’Italia. E se la Bocconi ha sempre
avuto un ruolo di cerniera con l’Europa, da oggi questo ruolo è ancora più
importante. I "no" alla Costituzione Ue devono servire a una doverosa
riflessione sulle carenze dell’Europa, ma non da alibi ai meravigliosi
conservatorismi di alcuni Paesi». Italia in prima fila? «Forse in posizione di
spicco». Si dice: serve un salto di qualità nella classe dirigente. La Bocconi
è da sempre un punto di riferimento: ma non ha, a sua volta, mancato la
missione? «Credo proprio di no. Una delle mie maggiori soddisfazioni, nei dieci
anni Ue, è stato incontrare imprenditori ed esponenti di governi di tutto il
mondo che dicevano: "Il suo ateneo ha prodotto alcuni dei nostri migliori
dirigenti". È chiaro però che l’università italiana, per essere una
delle forze trainanti del Paese, deve essere in grado di anticiparne i bisogni
in termini di formazione di una nuova figura di cittadino e operatore europeo.
Il piano strategico per lo sviluppo decennale della Bocconi, al quale ha
lavorato con impegno e generosità l’intero corpo docente sotto la guida del
rettore Angelo Provasoli e con l’impulso del vicepresidente Luigi Guatri,
risponde a quest’ esigenza». «Occorre chiarezza di visione sul futuro»,
scrive il vostro consiglio. Ma come si traduce in pratica, e in programmi, la
«lettura» dei prossimi anni? «La riforma nazionale del sistema ha lasciato
spazi di dubbio, dunque occorre intanto restituire certezze a studenti e mercato
del lavoro.
Il che accadrà con la ristrutturazione dei corsi esistenti e
la messa a punto di nuovi prodotti formativi, con programmi che assicurino
flessibilità, multidisciplinarità e internazionalizzazione, con una maggiore
selezione ma anche una rinnovata attenzione al modello didattico. L’ambizione
non è solo di istruire, ma anche di formare cittadini capaci di innestare nella
società civile quelle "nuove energie" di cui ha parlato il Presidente
Ciampi. E in questo impegno la Bocconi considera essenziale custodire
gelosamente la propria totale indipendenza dal potere politico ed economico. Se
l’Italia non è rispettata come dovrebbe e non è competitiva come potrebbe,
lo si deve anche a commissioni improprie tra politica, economia e istituzioni».
(Fine articolo di Mario Monti)
PERCHE’ SUCCEDONO CERTE ASSURDITA’
Si grida allo scandalo contro certe università non
riconosciute in Itala dal MIUR, si parla di Lauree comprate prive di qualsiasi
valore. Non capisco qual è il meccanismo che lega il valore di una Laurea alla
sua vera sostanza. Forse è la Legalità che stabilisce la validità e non la
vera sostanza derivante dalla vera Conoscenza?? Se così è, vuol dire che chi
acquisisce un titolo avallato dal Potere dello Stato, ottiene un riconoscimento
che gli apre tutte le porte a "Prescindere" dalla vera Conoscenza.
Avere una Laurea, iscriversi ad un Albo Professionale ed ottenere un PASS per
tutta la vita. Un grande affare, una grande protezione spesso ingiusta. Mi viene
da ironizzare dicendo: "CARTA CANTA!!". Così, un semplice e banale
Ragioniere (parto dal basso) si iscrive al suo bravo ordine, acquisisce un
timbro "Tondo" e via a ufficializzare conti e pratiche, sicuro che mai
nessuno gli potrà fare concorrenza, solo lui o quelli del suo
"Ordine" potranno "fare di conto" ed avere credibilità.
Nessuno neanche se dimostrasse di essere un "Genio" avrebbe la
prerogativa di potersi fare la sua brava contabilità e mai potrebbe aprire uno
studio per poter servire gli altri e guadagnarsi la vita, secondo le proprie
capacità. Un dentista con la sua brava Laurea legalizzata compie lo stesso
percorso: "iscrizione all’Ordine – Attrezzatura e via ad incassare
soldi come la "CACCA". Per certi casi il rendimento è
superiore alla vendita della "COCCAINA". Certi sono
"Onesti" e si aggiornano, certi continuano a lavorare con le
conoscenze di 20-30anni fa, e… continuano a far soldi. A questo punto non è
la vera capacità a fare la differenza ma… il "Timbro tondo".
Naturalmente tutte le categorie protette dalle "Corporazioni" hanno
carta bianca e… chi non è iscritto è fuori. Voglio fare un esempio di certi
professionisti del mio paese che conosco (bene) da lungo tempo. Un Architetto
che rasenta la stupidità ma…: ha la protezione del "Timbro tondo",
aggiungiamo alcuni agganci politici (è stato in Politica), riesce a fare
progetti per il Comune e tutti sappiamo che gli architetti sono pagati a
percentuale. Costo opera (es.) 100.000€ guadagno il 9-10%, è facile fare il
conto. Un PC una plotter un programma AutoCad e… nel giro di qualche giorno
nasce il progetto con tanto di Computo metrico e Relazione, non c’è che dire.
Per quanto riguarda gli architetti, tutti regolarmente laureati – iscritti all’Ordine
e in possesso del Timbro tondo, mi viene facile fare una piccola considerazione:
l’Architetto del mio paese è cento volte inferiore di capacità rispetto ad
un altro Architetto conosciuto in tutto il Mondo, sto parlando di Renzo Piano!!
Eppure se facciamo un discorso di ordine "Legale" tutti e due
dovrebbero avere la medesima "Competenza" .
L’Architetto del mio paese ha studiato in una Università
– Renzo Piano ha studiato in una Università. Tutti e due sono iscritti all’apposito
"Ordine" – tutti e due hanno un "Timbro tondo". Dove sta
la differenza?? Qualcuno mi dirà che Renzo Piano ha fatto dei corsi di
specializzazione negli Stati Uniti d’America. Ma… l’America non è il
Paese delle Lauree Taroccate?? Non è contemplato dalla Legge del 1938 che solo
i laureati in Italia hanno il riconoscimento??? Altro punto: secondo il Potere:
chi ha una Laurea americana deve esibire il titolo originale (senza traduzione)
e, non può dichiararsi Dottore ma… Doctor. (il traduttore mi dice che sono
due paroline uguali!!).
(voglio aprire una piccola parentesi: il termine Dottore (DOTTO!!)
è una parola della lingua italiana e non può essere considerata in nessun
modo una parola protetta. Nessuno può impedirmi di tradurre un termine dall’inglese
all’italiano, pertanto Doctor diventa Dottore!!. Con lo stesso principio: se
ho una Master Degree americano, ho il DIRITTO di considerare il termine in
italiano che diventa semplicemente "LAUREA!!").
Già, chiamarsi Dottore può ingenerare confusione e…
nessuno può permettersi di fare confusione. Le Lauree italiane rappresentano il
Cardine della Cultura!! Chissà perché i ricchi mandano il loro figli a
studiare negli USA e chissà, perché chi vuole andare avanti fugge negli USA.
Non conosco nessuna Università fisica (cemento marmi e mattoni) però conosco
tutti gli "Atomi" che le compongono. Ho il massimo rispetto per la
loro imprescindibile "Utilità". Diciamo che le università sono la
"Qualificazione" dell’Essere umano in quanto tale. Sarei riduttivo
se considerassi una Università basandomi solo sulla sua fisicità. Piuttosto,
"Università" rappresenta: tutte quelle azioni coscienziose che l’essere
umano cerca fin dalla sua nascita per "CONOSCERE" ciò che lo
circonda. Essendo la Conoscenza patrimonio individuale mentale, nessuno può
sindacare qualsiasi azione fatta volontariamente che possa portare alla fonte
del "Sapere".
FARE DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO.
In Italia si parla spesso di Lauree comprate presso sedicenti
university americane (tutto ha un prezzo). La verità sulle lauree americane è
che: normalmente ci si rivolge a certe university per farsi riconoscere
competenze già acquisite con anni di esperienza, parlo di persone con età di
35-60anni con esercizio di 10-30anni. E’ improbabile che ad un tale servizio,
si rivolga un ragazzo appena uscito dalla "Maturità". Ciò non
avrebbe senso e non otterrebbe nessuna utilità pratica. Se esistono questi
casi, sono da condannare ma credetemi, un ragazzo da 21anni con una Laurea
avrebbe poca o nessuna credibilità, perciò sarebbe una perdita di soldi.
Personalmente conosco alcune university USA che operano in Italia, con le quali
ho avuto dei contatti più o meno ravvicinati; con una mi sono laureato, già
dal 2000 ed ho continuato a seguirne l’evoluzione. Non mi risulta che, le
university USA in Italia svolgono dei veri e propri programmi di studio, anche
perché, essendo orientate verso chi già opera nel mondo del lavoro, il loro
compito è quello di esaminare le capacità del candidato che spesso sono
suffragate dai fatti. Una volta appurate le conoscenze del "Corsista"
si predispone un percorso personalizzato per saggiare le sue capacità anche sul
lato teorico-scientifico. Il Corsista deve scrivere una Tesi di Laurea su un
argomento di sua attinenza e su una tematica attuale. Ho visto Tesi da 100 –
200 – 300pagine, con lavori meravigliosi. Parlo di "temi" che solo
chi ha esperienza può sviluppare. Sto parlando di "lavori" ad
altissimo livello che esprimono appieno tutte le capacità dell’individuo,
normalmente maturate in campo "professionale". Il sistema americano è
"MERITOCRATICO" e si basa sulla vera conoscenza. Quello che sto
raccontando potrebbe sembrare "utopistico" e "fantasioso"
non fosse per il fatto che, di ciò che dico ne sono personalmente
"testimone" per avere conosciuto un centinaio di laureati USA. Nell’anno
della mia esperienza (1999-2000) con una University americana, ho conosciuto una
ventina di "corsisti" che poi hanno sostenuto l’esame insieme a me
lo stesso giorno. Con loro ho vissuto per tre giorni al Castello di Carimate
dove si è tenuto un Seminario sulle Leadership, immediatamente dopo l’esame.
Con loro: ho mangiato – scherzato e fatto conoscenza, con l’esperienza
acquisita, posso dire, chi era l’uomo tipo che andava a laurearsi con la The
Yorker University. L’età spaziava dai 35anni ai 60anni (del sottoscritto).
Per quanto riguarda l’esperienza: il 60% aveva già una Laurea (regolare),
tutti avevano un Diploma di Maturità, l’esperienza professionale andava dai
12anni ai 40anni del sottoscritto. Ho conosciuto un Salernitano dell’età di
55anni, laureato e Preside di un Liceo Scientifico. Ho conosciuto un altro
collega dell’età di 50anni circa in possesso di due lauree, Ho conosciuto un
giovane 30-32anni già laureato in Economia e Commercio "Portaborse"
di un Politico alla Regione della Sardegna a cui era stato chiesto di studiare
un Master Degree americano (evidentemente perché dà prestigio). Siccome andare
in America avrebbe comportato molto tempo e denaro, il giovane optò per un
corso alla Yorker. Mi risulta che il "Portaborse" ha in seguito
ottenuto l’avanzamento di carriera auspicato. Il prossimo caso (non l’ultimo)
è di uno di Bari che operava nei finanziamenti a livello regionale ed europeo.
Doveva trasferirsi a Bruxelles ma come titolo preferenziale gli veniva richiesta
una Laurea americana. Anche in questo caso il mio collega ha ottenuto l’avanzamento
tanto desiderato. Dopo la mia Laurea (anno 2000) ho continuato ad occuparmi di
questo sistema di studio e fui invitato dal "Patron" della Yorker per
ben tre volte alle feste di consegna lauree tenute a Firenze in un Palazzo del
1400 da mille e una notte. E’ in quelle occasioni che ho avuto il privilegio
di conoscere persone di altissimo livello. Ho mangiato allo stesso tavolo con
il: GIUDICE DELLA CORTE SUPREMA DI NEW YORK DOMENIC MASSARO – ho assistito
alla consegna di una Laurea Honoris Causa all’avvocatessa TINA LAGOSTENA BASSI
(Giudice in una trasmissione di Forum rete quattro). Di tutti e due i personaggi
ho la prova fotografica che mi ritrae assieme a loro. Ho conosciuto tante
persone, ho visto tanti lavori di Tesi, ho conosciuto il mondo di queste
university. Comunque, se uno volesse "comprarsi" una Laurea americana,
solo per avere la presunzione di possederla, fregandosene altamente del vero
sapere, le basterebbe mettersi in contatto con una delle migliaia di university
che operano Online in Internet e… con la spesa di 500 Dollari nel giro di una
settimana avrebbe il Package dei documenti a casa propria. Questo può avvenire
alla luce del sole in quei paesi dove i titoli di studio non hanno valore
legale. Queste ultime notizie sono risapute da tutti e, per chiunque navighi in
Internet, basta digitare in un motore di ricerca una stringa appropriata del
tipo: "master degree" +work/life per trovare migliaia di university
che provvedono a compilare un titolo di studio, in base al Curriculum trasmesso
dal candidato. Certe organizzazioni danno la possibilità di APOSTILLE.
Un simile sistema può sembrare assurdo per uno Stato come il nostro, in cui
vige la Legge del sospetto; una Laurea ottenuta in base alla semplice
trasmissione del proprio Curriculum dà immediatamente il sentore di imbroglio.
Per certe persone che hanno veramente le capacità maturata nella vera
esperienza professionale e che possono presentare un Curriculum veritiero, tutta
l’operazione "Laurea comprata" non è poi tanto fuori dalle regole.
In queste situazioni ci si basa sulla "Fiducia" nel senso che chi
conferisce un titolo di studio in base ad un Curriculum fornito dal candidato,
prende per buono (fiducia) i dati che gli vengono trasmessi. Eventuali
responsabilità saranno sempre di chi ha fornito dati ingannevoli. Quante volte
nella nostra vita, ci vengono chiesti dei dati per compilare un questionario o
per ottenere qualcosa?? Anche quando facciamo un’autocertificazione i nostri
dati vengono presi per buoni, in quel preciso momento ci stiamo assumendo due
grosse responsabilità: la prima Penale (galera) la seconda di carattere
"morale, a questo punto non vedo quale convenienza possa esserci per uno
che millanta un titolo "Fasullo. Comunque vadano le cose, qualsiasi tipo di
Laurea: italiana – americana o cinese non servirà a niente per chi vorrà
iscriversi ad una Corporazione per professionisti. Nella maggior parte dei casi
occorrerà fare un corso di abilitazione e… solo dopo si avrà accesso ad un
Ordine professionale. Dunque, è palese il fatto che, nessuna Laurea ha valore
di per se stessa. Tutti sanno che uno laureato in Ingegneria Non può chiamarsi
Ingegnere prima di essersi iscritto all’apposito Albo e… così per tutte le
professioni. Pertanto fino a quel momento, qualsiasi laureato ha semplicemente
in mano un titolo "Accademico" neutro e privo di valore pratico!! A
proposito di titolo Accademico, esso rappresenta la preparazione del portatore,
una qualificazione che fa parte integrante della persona stessa, come: "il
nome – un vestito – il colore degli occhi – la statura piuttosto che il
carattere". E’ assurdo pensare che, i dati salienti di una persona
possano cambiare ogni volta che si passa una frontiera. Se ottengo una Laurea
americana (meritata), da quel momento il mio "Status" – il mio
"Intimo" – la mia "Personalità" infine il mio
"Essere" sono "Radicalmente cambiati.
Il titolo di studio fa parte del mio microcosmo e poca o
nessuna importanza ha che (per esempio) in Italia non abbia valore Legale!! Io
potrò (sempre!!) a mio insindacabile giudizio qualificarmi come un "DOTTORE!!"
(se sono all’altezza). La mancanza di legalità potrà fare la differenza, nel
momento che io intendessi iscrivermi a una Corporazione di professionisti. Non
verrei accettato per un concorso Pubblico, ovverosia dove occorre un Titolo
riconosciuto dallo stato italiano. Per essere più chiaro posso dire che, una
Laurea è un "ATTO DI MERITO PERSONALE" attribuita ad un
individuo che ha saputo dimostrare la sua competenza relativa alla propria "CONOSCENZA"
(in un ciclo normale: Maturità + Università / ciclo pratico: l’esperienza
professionale). Naturalmente tutto il mio discorso è improntato in uno spazio
temporale post-Monarchia (la legge in oggetto è ancora del: Regio Decreto 4
giugno 1938, n.1269) cioè dal momento che l’Italia è diventata REPUBBLICA
(2 Giugno 1946). Posso supporre che, al tempo della Monarchia le leggi e la loro
osservanza procedevano con pugno di ferro e… se fossi nel 1938, non sarei qui
a scrivere queste parole perché di certo finirei al confino o impiccato!!
Perciò è con grande orgoglio che mi sento di vivere in un Paese "LIBERO",
Viva la REPUBBLICA!! In uno Stato di Diritto, occorre avere la
consapevolezza della Libertà e sentirsi uomo affrancato, meglio ancora se
ognuno riesce a trovare le proprie dimensioni. A scanso di equivoci, voglio
ribadire il fatto che ho sempre accettato (qualche volta con riserva) tutte le
leggi italiane (sono italiano!!). Nella parte più "Intima", amo la GIUSTIZIA.
Nei fatti ho sempre considerato le due cose (leggi e Giustizia) distanti tra
loro. Considero le leggi discutibili, se non fosse così non esisterebbero i
tribunali i quali servono per discutere le entità delle pene ma… spesso anche
la costituzionalità delle leggi stesse (esempio, Corte Costituzionale). La GIUSTIZIA
può essere solo esatta!! Come possiamo pensare altrimenti?? Naturalmente
non mi riferisco ad una qualsiasi Sentenza che qualche volta può anche essere
sbagliata. Per me dire GIUSTIZIA significa il risultato perfetto di un’equazione
Matematica.
SUL REGIO DECRETO 4 GIUGNO 1938, n. 1269.
Le università italiane svolgono il loro compito di
insegnamento coma una qualsiasi azienda. Lo Stato italiano non può inserirsi
di forza a dettare regole, nello stesso momento che, non riesce a garantire un
servizio uguale per tutti. Servizio uguale per tutti, significherebbe che
chiunque dovrebbe avere la possibilità di frequentare un qualsiasi Ateneo senza
restrizioni. Fa ridere leggere quanto riportato sotto:
|
…("FAMIGLIA CRISTIANA N. 50 - 19 DICEMBRE 1999 -
Pagina 145"), dal titolo: La selezione è ancora di classe;
in sintesi recita..... che: [...] ("al San Raffaele di Milano per
frequentare un corso di laurea in Psicologia a numero chiuso di 40
posti, occorrono 16 Milioni per l’iscrizione...")… |
Di certo, numero chiuso di 40 posti non è libertà. Pagare
16milioni per l’iscrizione, non è libertà. Diciamo che questi due dati
rappresentano una "discriminante" verso il 90% dei potenziali
studenti. Il sistema del numero chiuso e dell’alto costo dell’iscrizione
seguono un andamento di mercato come succede nelle aziende private, dove c’è
la libertà di scelta. Tutto questo mi va bene. Vuol dire che, se non ho i
16milioni per iscrivermi al San Raffaele, troverò altre strade alternative che
mi permetteranno di acquisire la stessa conoscenza, uguale o superiore. La
differenza di "classe" che (obbligatoriamente) si crea tra chi può
frequentare il San Raffaele (nel presente esempio) e chi invece non può perché
ha pochi soldi, crea una vera ingiustizia tra due laureati nella stessa
disciplina (Psicologia nel nostro caso). Chi ha studiato al San Raffaele
trova immediatamente un impiego, l’altro (Università normale) dovrà fare
anticamera per parecchio tempo. Stesso discorso per i laureati in economia e
commercio alla Bocconi di Milano. Non appena laureati trovano un posto di
lavoro. Chiaro che, al San Raffaele e alla Bocconi lo studente riceve
qualcosa in più, da quello che può ottenere da una "qualsiasi"
Università. Tutto OK!! In questo preciso istante il MIUR
perde la sua Legalità per la sua incapacità di fornire un servizio UGUALE
PER TUTTI. Ogni Laurea è
conferita in "NOME DEL POPOLO
ITALIANO" e, non dovrebbero
esserci differenze sulla preparazione. Siccome così non è cosi: dovrebbero
scriversi lauree di serie "A", "B" o "C".
Non intendo la votazione (cioè: 100/110 – 110 e lode etc.), intendo la classe
della Laurea derivante dall’Istituto che si è frequentato.
Da piccolo ero curioso e forse fuori dal normale. Faccio
questa constatazione a distanza di 50anni (dal lontano 1956) quando iniziai a
studiare l’Elettrotecnica in un paese senza corrente Elettrica. Ora, mi sembra
impossibile e capisco quanto grande fosse la "Motivazione" che mi
spingeva a studiare una materia che non conoscevo e che non potevo confrontare
con qualcosa o qualcuno. Quello che ha contato per me, è stato l’avere
dimostrato a me stesso e agli altri (compreso lo Stato) che l’Uomo è
Volere/Potere. Essermi potuto proiettare nella dimensione della
"consapevolezza" mi ha fatto dimenticare tutti i diritti che mi sono
stati negati. A costo di sembrare presuntuoso, dirò che: a partire dal 1958
(anno in cui ho ottenuto il Diploma di Elettrotecnico), ho potuto confrontarmi
con Tecnici (compreso qualche Ingegnere), del settore (in 50anni succede) e…
non ho mai trovato resistenze o qualcuno che abbia potuto smentirmi, in tutte le
occasioni che si sia parlato di Elettricità e fenomeni affini. Non ho mai
pensato di avere un quoziente intellettivo superiore alla media, tutt’altro!!
Quello che però ho sempre ribadito con forza, è la mia "VOLONTA’"
– TESTARDAGINE". Pensando ai miei obiettivi ho
sempre pensato ad un proiettile sparato da un’arma che, una volta partito si
dirige inesorabilmente verso il punto a cui si è mirato. Non ho realizzato
grandi Business perché per me il lavoro è stato un’avventura e un qualcosa
da scoprire giornalmente. Naturalmente quando sono stato chiamato ad operare in
macchinari elettrici, a risolvere guasti scartati dagli altri (per
incompetenza), la mia gioia (oltre il compenso) è stata quella di avere risolto
il problema, e… via per tutta la mia carriera in un viaggio fatto di
soddisfazioni (e pochi soldi). Quale più grande soddisfazione può esserci dell’essere
chiamato (un esempio) per un intervento in un "MOLINO per grano" fermo
da una settimana e riuscire a farlo funzionare di nuovo. Si tratta di interventi
su quadri elettrici di grande delicatezza che, solo conoscendo a fondo la
propria professione si possono portare a compimento. Durante il corso di
Elettrotecnica per corrispondenza svolto tra gli anni 1956 – 1958, nell’ultimo
anno mi sono trasferito a Milano, per essere più vicino al mondo
"Tecnologico", provvisoriamente facevo il "Lavapiatti" in
una Trattoria in Corso San Gottardo. L’orario lavorativo era dalle 8 la
mattina fino alle ore 15 (circa) e dopo un breve riposo pomeridiano, inizio
verso le 17 per terminare alle ore 22 – 22:30. Nei ritagli di tempo (qualche
ora pomeridiana + qualche ora in notturna), sviluppavo i miei studi – svolgevo
esercizi – preparavo i compiti che, a fine dispensa avrei dovuto inviare all’Istituto
per la correzione. Vorrei raccontare un episodio: "un sabato sera i miei
amici uscirono (era carnevale) ed io nonostante le loro insistenze volli restare
in camerata. Approfittai della loro assenza (rientrarono verso le 03 - 04 di
mattina), per studiare, tutto il funzionamento degli "Accumulatori
Elettrici". C’erano due sistemi che facevano penetrare i
"Concetti" nella mi mente: 1) leggere a voce alta 2) scrivere quello
che leggevo. Quella notte scelsi la seconda opzione, cioè scrivere. Scrissi su
un quaderno formato UNI-A4 ben "TRENTADUEPAGINE!!"
Pazzo?? Certo, ero pazzo d’Amore per l’Elettrotecnica, e per questo sono
arrivato a conoscerla, più di quanto posso conoscere me stesso. Altra mia
caratteristica era la "golosità" di "Conoscenza".
COSA CERCO CON IL MIO SCRITTO?
Ho avuto le mie soddisfazioni e ho pagato tutta la vita
(spesso con momenti di tristezza) per il mio modo di ragionare
"LOGICO". Oggi sto vivendo nel mondo dell’informazione e pertanto mi
trovo immerso in notizie spesso "paradossali", dove non riesco a
seguire la chiave di lettura su ciò che desiderano i ragazzi. Riesco a capire
che l’informazione fornita da chi si occupa di scuola (a livello
istituzionale) è contraddittoria e di certo non sprona i ragazzi al sacrificio.
Seguendo i vari Forum di discussione (in Internet) vedo come questi ragazzi sono
disorientati. In un Forum addirittura si ponevano domande del tipo: "quando
avrò ottenuto la Laura in Ingegneria, come dovrò farmi chiamare?? Qualcuno ha
risposto, che chi avesse seguito una Laurea breve (tre anni) avrebbe potuto
farsi chiamare Ingegnere Junior (naturalmente una volta ottenuta l’abilitazione
ministeriale) mentre, con Laurea quinquennale poteva farsi chiamare Ingegnere.
Il primo avrebbe dovuto usare un timbro Quadrato e… solo il laureato
quinquennale il timbro tondo. Qualcuno a detto: "a me quando mi hanno
spedito la Laurea a casa, hanno scritto come indirizzo Spett. Ingegnere… Il
Forum mi ha fatto capire una cosa:
in Italia gli studenti universitari vengono improntati alle
formalità facendo loro disconoscere totalmente il vero valore del
"SAPERE", inteso come missione del "Valore" umano.
Quando mi sono inserito per dire la mia, spiegando loro la
mia avventura di studio da autodidatta e di decenni di esperienza, coronati poi
con una Laurea americana, sono stato quasi linciato. Qualche furbetto ha
cominciato col dire: "faresti progettare un palazzo a un muratore solo
perché ha 30-40anni di esperienza?? Evidentemente eravamo su diverse lunghezze
d’onda e, l’interlocutore non aveva nessuna voglia di umiltà. Feci presente
al ragazzo che la mia storia, era di esperienza in campo tecnico rigorosamente
suffragata dallo studio. Io penso sia un errore credere che basti avere un pezzo
di carta per avallare tutto l’avvenire di una carriera. Quando parlo di
carriera parlo di missione, perché sono sicuro che qualsiasi lavoro, essendo un
servizio per gli altri, deve essere fatto con passione e non pensando solamente
al Business. Io penso che una storia come la mia (non unica) debba essere resa
materia di insegnamento e che nessuno può basare la sua vita, sui "segni
del comando". Il mondo oggi gira in un modo diverso di come girava 50anni
fa. Spesso tutto diventa "obsoleto" prima di essere capito e messo in
pratica. Diciamo che le tecnologie scientifiche hanno un andamento dinamico ed
è difficile fare un programma di studio su qualsiasi sistema, basandosi su
concetti appresi un anno fa. Se prima tutto era improntato a programmi unici,
oggi dobbiamo imparare a lavorare in "GRID". Per quanto riguarda il
mio pezzo di carta (Laurea USA) voglio essere sincero: "in un primo momento
sono stato preso anch’io dalle formalità imposte dalla Legge che regolamenta
i titoli di studio. Anche se sono "TOSTO" la fine di ogni mio
ragionamento deve esserci sempre una rigorosa analisi del mondo nel quale mi
trovo a vivere. Nel 2000 (anche se rifiutato dalle università regolari),
pensavo ancora che le università fossero un vero "Tempio" dove i
nostri ragazzi imparavano: la "Correttezza" – "l’Umiltà"
e "Sacrificio". Pensavo che alla fine fossero consapevoli del fatto
che qualsiasi titolo avessero ottenuto, qualsiasi garanzia lo Stato avesse dato
loro, avrebbero dovuto pensare che in fondo la loro "Conoscenza"
acquisita, in realtà sarebbe stata un ciclo "aperto" dove non si può
dire mai di essere arrivato. Voglio dire che, anche un soggetto laureato in nome
del Popolo italiano non deve mai ritenere il suo titolo come una protezione, un
sentirsi garantito (dalla Legge) ma… attento alla sua vera preparazione,
giorno per giorno, onde potere dare un apporto giusto e corretto alla società.
Essere disposto a confrontarsi con gli altri, senza nessuno scudo, libero e
consapevole della sua preparazione ma… anche delle sue lacune. Chi veramente
è responsabile e rispettoso degli altri, non mette in conto (mai!!) il suo
Diploma avallato magari da un prestigiosa Università dei ricchi. Beato lui se
può dire: sono laureato alla Bocconi o al San Raffaele.
Il messaggio è solo: il padre ha tanti soldi e li ha fatto
frequentare un ambiente "Super", dove, dato il prestigio potrà avere
conoscenze d’elite e di conseguenza un lavoro garantito (ci troviamo nell’ambiente
dei "Privilegi" a combattere con armi più sofisticate ma…
impari!!). Pensando alla Legge sui titoli in Italia, ed avendo io una Laurea non
riconosciuta in nessun modo (secondo i burocrati italiani), in un primo momento
mi sono sentito "fuori" dalla legalità e ho stentato a sentirmi un "DOTTORE".
Come logico, ho pensato di fare due cose: la prima, di continuare a riempire i
miei titoli di competenza vera reale. Non che mi mancasse ma… ho sempre saputo
che il Sapere non pesa e l’uomo più sa e più vale. Poi, mi è sempre
piaciuto essere all’altezza come ho fatto in tutta la mia vita. Le chiacchiere
non valgono a nulla se non suffragate dai fatti!! Dal 2000 anno della mia Laurea
ad oggi ho continuato a studiare per "Glorificare" il più possibile i
miei titoli. So che nel mondo della "Comunicazione" occorre essere
sempre aggiornati, il che porta ad avere una conoscenza "dinamica".
La seconda cosa messa in cantiere era quella di conoscere il vero mondo
delle università – la vera legalità – le leggi che governano il Pianeta
della Cultura. Sono rimasto profondamente sconcertato quando ho scoperto che:
un titolo di studio "LEGALE" viene spesso considerato come un
"Passepartout", come pure vengono strumentalizzate le varie
"Corporazioni" che esistono in Italia. Mentre la Legge e le
Corporazioni dovrebbero essere considerate dei valori "Guida" per
uniformarsi alle regole di buon comportamento "Etico e Morale", mi
risulta che invece vengono usati per creare una "BARRIERA" e
avere il potere di dire: tu non sei dei nostri e devi rimanere fuori a tutti i
costi. Come detto in precedenza, io rispetto le leggi perché rappresentano una
regola di convivenza per le persone. Però, dico anche che: "Una
Legge cessa di essere tale e pertanto anticostituzionale, nel preciso momento
che tenta di precludere la libertà e i diritti dell’individuo".
Sparare a zero cercando di terrorizzare le persone,
dimenti-candosi che ognuno ha una sua Sovranità che nessuna Legge può scalfire
(la Dignità), significa considerare tutti con l’anello
al naso. A questo punto voglio inserire un articolo di: Sabino Cassese
(Università La Sapienza di Roma).
ARTICOLO DI SABINO CASSESE.
...Annali di Storia delle Università italiane - Volume 6
(2002)
Sabino Cassese Il valore legale del titolo di studio*
1. La filippica di Einaudi
«... [L]a verità essenziale qui affermata [è:] non avere
il diploma per se medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso
condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la
classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati
medi inferiori, diplomati elementari e somiglianti indicativi di casta, propria
di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere
perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l'uomo
vergine di bolli».Così terminava, nel 1959, Luigi Einaudi la sua filippica
contro il valore legale dei titoli di studio1.
La polemica di Einaudi contro i «largitori di titoli» era
duplice. Egli, da un lato, osservava che il valore legale era una finzione,
essendo il valore del diploma, in sostanza, esclusivamente morale. Per questo
motivo - scriveva Einaudi - non c'è bisogno del bollo dello Stato: «[...] la
fonte dell'idoneità scientifica, tecnica, teorica o pratica, umanistica, o
professionale non è il sovrano o il popolo o il rettore o il preside o una
qualsiasi specie di autorità pubblica; non è la pergamena ufficiale
dichiarativa del possesso del diploma». Se, da questo lato, il valore legale
dei titoli di studio è un "mito", non lo è l'altro lato, con il
quale si accanisce Einaudi: il valore legale dei titoli partorisce uniformità
degli ordinamenti scolastici, controllo pubblico su di essi, valore di esclusiva
del titolo, legittima aspettativa del titolare in certe cariche e certe
professioni. Spetta singolarmente alla scuola, ai corpi accademici,
all'università, attribuire il merito o il rimprovero. L'arringa einaudiana di
mezzo secolo fa mette insieme argomenti maggiori e minori contro il valore
legale dei titoli di studio; definisce quest'ultimo un "mito", ma vi
attribuisce molti gravi effetti; ne considera più l'effetto per la società,
che quello per la scuola. Sarà bene, dunque, procedere per gradi, partendo
dalle leggi, visto che si parla del valore "legale" di titoli.
2. In che cosa consiste il valore legale?
Per accertare in che cosa consista il valore legale del
titolo di studio, bisogna distinguere il valore scolastico da quello
extrascolastico. Il rilascio di titoli di studio può avere il valore di
requisito per l'accesso ad altri livelli scolastici oppure acquisire una
rilevanza extrascolastica, di carattere sociale. Il primo qui non interessa,
perché regola i passaggi tra ordini e gradi scolastici e rimane, quindi,
interno alla scuola, anche se produce effetti non indifferenti sull'uniformità
degli ordinamenti scolastici. Su questo aspetto vi sono una complessa normativa
e una ricca giurisprudenza relative, in particolare, alle equipollenze dei
titoli e al riconoscimento dei titoli stranieri. La rilevanza extra-scolastica,
invece, è quella che qui interessa (ed è quella che interessava ad Einaudi).
Essa, a sua volta, può avere incidenza in campi diversi, che riguardano più
tipi di cariche o di lavori. Ad esempio, fino all'introduzione del suffragio
universale, un titolo di studio era condizione necessaria per avere la
cosiddetta capacità elettorale (cioè, per poter prendere parte alle elezioni e
per essere eletti). Il requisito della cultura è stato così importante che
fino al 1981 è perdurato il requisito dell'alfabetismo nelle leggi elettorali
amministrative, requisito che andava dimostrato con un «regolare titolo di
studio» o, in mancanza, con una «dichiarazione scritta e sottoscritta
dall'interessato» (così l'art. 14 del t.u. 16 maggio 1960, n. 570). Eliminato
con la legge 23 aprile 1981 n. 154 questo tipo di valore legale, è rimasto
quello riguardante gli uffici pubblici e le professioni. A questo proposito,
bisogna distinguere le norme contenute nell'ordinamento universitario da quelle
disposte per gli uffici pubblici e le professioni.
La prima delle norme vigenti del primo tipo è quella del
r.d. 30 settembre 1923, n. 2102, poi raccolta nel r.d. 31 agosto 1933, n. 1592,
art. 172, per cui «i titoli di studio rilasciati dalle università hanno
esclusivamente valore di qualifiche accademiche. L'abilitazione all'esercizio
professionale è conferita a seguito di esami di Stato, cui sono ammessi
soltanto coloro che abbiano conseguito presso università i titoli accademici
[...]». Questa, che è la norma di base in materia, stabilisce, dunque, una
sorta di valore legale indiretto: il titolo di studio non è necessario per
l'esercizio della professione, bensì per l'ammissione all'esame di Stato, a sua
volta necessario per l'esercizio della professione. Questa norma, però, è
stata seguita, nel 1989-90, da due leggi che hanno fatto un passo avanti. La
prima è la legge 9 maggio 1989, n. 168, che, all'art. 16.4, dispone che gli
statuti universitari devono prevedere «l'adozione di curricula didattici
coerenti ed adeguati al valore legale dei titoli di studio rilasciati
dall'università». La seconda è la legge 19 novembre 1990, n. 341, che, per i
diplomi di laurea, prevede (art. 3) decreti interministeriali di individuazione
dei profili professionali per i quali il diploma è «titolo valido per
l'esercizio delle corrispondenti attività» e le qualifiche funzionali del
pubblico impiego per le quali il diploma «costituisce titolo per l'accesso»
(una norma analoga è contenuta nell'art. 4 per i diplomi di specializzazione).
La vicenda racchiusa nel periodo tra il 1923-33 e il 1989-90 è paradossale. La
prima norma è più liberale, sia perché si riferisce solo alle professioni e
non anche agli uffici pubblici; sia perché dichiara il titolo di studio
qualifica accademica, sia pur necessaria per essere ammessi agli esami di Stato.
Le altre due norme, invece, non solo stabiliscono una connessione necessaria tra
corsi di studio, titoli di studio e attività professionali o qualifiche
funzionali del pubblico impiego, ma prevedono anche la determinazione dei
livelli di occupazione successiva, corrispondenti ai titoli di studio. Quest'
ultima norma non è stata attuata. Se lo fosse stata, si sarebbe andati ben al
di là del riconoscimento del valore legale del titolo di studi, perché si
sarebbero stabilite tabelle di corrispondenza tra corsi, titoli e livelli
professionali o impiegatizi. Che tutto ciò sia potuto accadere, sia pure sulla
carta, dopo la filippica einaudiana e le tante discussioni successive, non manca
di stupire. Sin qui si sono esaminate le norme sull'università. A queste si
aggiungono le norme sugli uffici pubblici e quelle sulle professioni. Sugli
uffici pubblici è fondamentale l'art. 2 del decreto del presidente della
repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, secondo il quale «il titolo di studio per
l'accesso a ciascuna carriera è stabilito dagli articoli seguenti». La norma
dispone il diploma di laurea per la carriera direttiva (art. 161), quello di
istituto di istruzione secondaria di secondo grado per la carriera di concetto
(art. 173), quello di istituto di istruzione secondaria di primo grado per la
carriera esecutiva (art. 182), mentre richiede solo di aver compiuto gli studi
di istruzione obbligatoria per il personale ausiliario (art. 190).
Questa corrispondenza tra titoli e categorie è ora rotta sia
perché le categorie sono cambiate, sia perché, con la disciplina contrattuale
del pubblico impiego, per il maggior numero dei dipendenti pubblici, i requisiti
di ammissione sono stabiliti dai contratti collettivi, che hanno reso molto meno
rigide le corrispondenze e consentono anche l'accesso alla dirigenza per non
laureati. Quanto alle professioni, l'art. 33 della Costituzione prescrive
l'esame di Stato «per l'abilitazione all'esercizio professionale». E per
accedere alle prove dell'esame di Stato le diverse leggi di settore richiedono
il titolo di studi.
Riassumo: non esiste un valore legale generale dei titoli
di studio; questi hanno solo un valore accademico; comportano, dunque,
riconoscimenti all'interno del sistema scolastico, con molti parametri interni
di ponderazione per il riconoscimento di titoli stranieri e le equipollenze.
Tuttavia, gli uffici pubblici e le professioni sono ordinati in modo che per
accedere ai concorsi pubblici e agli esami di Stato è necessario avere un
titolo di studio. Infine, la disciplina universitaria del 1990, peraltro rimasta
inapplicata, ha stabilito una corrispondenza corso di studio-titolo-livello
burocratico o professionale, portando alle estreme conseguenze il rapporto
livello di studio certificato dal titolo-collocazione nella professione.
3. Abolire il valore legale?
La situazione normativa è, dunque, confusa. Ed ancora più
confusa risulterebbe se non ci si soffermasse - come si è fatto - sul diploma
di laurea e si ampliasse l'analisi ai titoli inferiori e a quelli superiori.
Esaminiamo i punti critici. Innanzitutto, per i titoli degli studi inferiori vi
è corrispondenza tra l'obbligatorietà della frequenza scolastica stabilita
dalla Costituzione per un certo numero di anni e il valore legale della
certificazione di tale frequenza. In secondo luogo, un riconoscimento della
necessità di disporre di un titolo di studio per accedere ad un'attività è
previsto solo per gli uffici pubblici e per le professioni.
Dunque, non si può parlare di un valore legale generale dei
titoli. Una parte cospicua della società e dell'economia (ad esempio, le
professioni non protette e le imprese), pur non facendo a meno del titolo di
studio (nel senso che lo valuta), non lo considera come requisito indispensabile
di ammissione a posti, carriere, professioni, ecc. Sono, invece, i poteri
pubblici e le professioni da questi protette o regolamentate che assegnano al
possesso di un titolo un valore, nel senso di requisito di ammissione e di
graduazione, per cui si è accettati solo se si ha il titolo, e al grado del
titolo si fa corrispondere un livello di posizione nella gerarchia. Questo
riconoscimento non è, però, meccanico. Per accedere agli uffici pubblici e
alle professioni sono sempre necessari, da un lato, concorsi, dall'altro esami
di Stato. È per accedere a questi che è necessario il possesso del titolo. Per
cui il titolo si presenta come una prima barriera, non è l'esclusivo criterio
di selezione. Come si è notato, questa funzione del titolo di studi è, però,
erosa dalle norme e dai contratti che consentono l'accesso ai livelli direttivi
e dirigenziali anche a chi sia privo di diploma di laurea o le disposizioni che,
ponendo su tre fasce i dipendenti pubblici (in luogo delle nove qualifiche
funzionali che avevano, a loro volta, soppiantato le quattro carriere), non
hanno ripetuto le norme del 1957 sulla stretta corrispondenza titolo di
studio-livello della posizione occupata. È, comunque, importante riconoscere
che non l'intera società, né l'intera economia si appoggiano al valore dei
titoli di studio, ma solo lo Stato e le professioni che vivono sotto la sua ala
protettrice. Questa circostanza può avere due spiegazioni. La prima è la
seguente: con la 'conquista' statale delle università (avvenuta nel corso di
tre secoli, fino al XIX), e lo sviluppo della scuola statale (prodottosi nel
corso del XIX, ma specialmente del XX secolo), l'intero sistema di insegnamento
è divenuto pubblico ed è entrato sotto il controllo dello Stato; è, quindi,
naturale che, per l'esercizio della funzione pubblica o delle professioni
protette, esso richieda titoli che altri rami della sua organizzazione, scuola e
l'università, rilasciano.
La seconda spiegazione, invece, è la seguente: concorsi
pubblici ed esami di Stato sono strumenti di selezione fragili e ben poco
perfetti; è, quindi, naturale che lo Stato si appoggi a un sistema di
valutazione e di selezione ufficiale ed esterno (ma pur sempre pubblico), per la
sfiducia che esso ha nei propri sistemi di reclutamento e di selezione. Se fosse
vera questa seconda spiegazione, bisognerebbe ammettere che scuola e università
suppliscono carenze dei poteri pubblici, perché operano come ausiliarie per la
selezione del personale necessario per i posti pubblici e per le professioni. E
che, non richiedendo più il titolo di studio per l'ammissione a concorsi ed
esami di Stato, si finirebbe per indebolire ulteriormente la pubblica
amministrazione e le professioni, che sono già deboli. D'altro canto, il valore
legale del titolo di studio, senza il quale non si possono svolgere talune
attività, adempie altre funzioni, non scritte, che vanno considerate: costringe
a seguire un corso di studi; assicura l'eguaglianza, sia pur solo formale;
consente ai poteri pubblici di controllare i curricula scolastici (come vedremo
tra un momento), ecc. Queste considerazioni valgono per l'esterno. Consideriamo,
ora, il lato interno, quello della scuola o dell'università. Qual è l'effetto
del cosiddetto valore legale del titolo di studio sugli insegnamenti e
sull'ordinamento complessivo della scuola e dell'università? Secondo l'opinione
di Einaudi e quella corrente, il valore legale costringe lo Stato a stabilire
assetti uniformi ed ha, quindi, l'effetto di centralizzare l'istruzione.
Altrimenti, non sarebbe possibile dare lo stesso peso ai titoli di studio.
Ma questa opinione non tiene conto del fatto che i titoli di
studio, nei due settori dove sono riconosciuti come requisiti necessari di
accesso, non lo sono in modo assoluto, bensì relativo: grazie al titolo, non si
entra negli uffici pubblici e nelle professioni, si è solo ammessi alle prove
(concorso e esame di Stato) che conducono ad essi. Dunque, lo stesso titolo di
studio, come le qualità, le attitudini e la preparazione dei candidati,
potrebbe essere oggetto di valutazione. Ed allora, che cosa esclude che le
scuole e le università possano differenziarsi, considerato che tali
differenziazioni potrebbero essere valutate dalle commissioni di concorso e di
esame? Quanto evocato da questa domanda è in parte già accaduto, perché gli
ordinamenti delle singole università si sono andati differenziando e lo stesso
accadrà presto anche nella scuola. Questa differenziazione, peraltro, ha un
andamento irregolare, perché dal 1990 è stata maggiore, ma nel 1997-99 (con la
legge n. 127/99 e il regolamento n. 509/99) ha subito una battuta d'arresto. La
cosa non deve meravigliare se lo stesso ministro che ha introdotto l'autonomia
nell'università ha, poi, previsto le tabelle di corrispondenza corsi – titoli
- carriere e professioni. È tempo di concludere osservando che il tema del
valore legale dei titoli di studio è una nebulosa. Esso non merita filippiche,
ma analisi distaccate, che non partano da furori ideologici o da modelli ideali,
bensì da una valutazione delle condizioni delle strutture pubbliche e
professionali e dei condizionamenti derivanti dal riconoscimento dei titoli di
studio sull’assetto della scuola e dell’università….. Sabino
Cassese (Università La Sapienza – Roma)
IL VALORE DELLA PROFESSIONALITA’
Un discorso lungo e articolato per esporre il concetto che:
"va bene l’Università, quando la si considera una scuola importante per
l’apprendimento, che ha segnato la storia dell’umanità, essa deve però
insegnare un modo di vita improntata all’umiltà invece che il predomino sugli
altri". L’ Università italiana ha assunto il ruolo di scuola
istituzionale e pertanto un "diritto" per tutti indistintamente. Nella
pratica, ciò non è mai potuto avvenire, perché frequentare una Università ha
sempre richiesto risorse economiche che non tutti hanno avuto a disposizione. Se
è un diritto di tutti accedere alle università intese come un qualcosa di
"omogeneo", cioè uguale per tutti, dovrebbe essere diritto di tutti
poter frequentare scuole di livello "super", anche se non capisco come
possano coesistere realtà diverse in un sistema di "istruzione" che
dovrebbe essere perfettamente equilibrato. Penso che l’addestramento di un
"Agente" di Forza pubblica (Carabiniere o Poliziotto), è uguale (o
dovrebbe essere) in tutte le scuole di addestramento, per la semplice ragione
che il servizio di forza pubblica ha sempre la stessa missione. Così come il
grado di Maresciallo dei Carabinieri di Milano o Roma ha la stessa valenza di un
Maresciallo che opera nel più sperduto paesino della nostra Italia. Si potrebbe
parlare di differenza tra agenti qualora, facessimo il raffronto tra
(eventualmente) agenti dello Stato e agenti di una forza privata o paramilitare.
Dal momento però, che l’Università non è appannaggio di tutti
indistinta-mente, non vedo quali possano essere le regole o leggi che riescano a
impedirmi di studiare secondo le mie possibilità, nei modi e luoghi che il mio
status economico mi permette. Dico con certezza matematica che: per quanto
mi concerne, ho il "DIRITTO" di studiare secondo le mie personali
possibilità o desiderio. Nello stesso momento che ho appreso una serie di
nozioni che portano ad una professione" io sono un laureato a
tutti gli effetti. Qualsiasi Potere derivante da una qualsiasi Legge, ha il
dovere "MORALE" di riconoscere in miei sacrifici personali perché
trattasi di valori imperituri. Esiste la forza dell’esperienza professionale
acquisita in decenni di esercizio, che spesso viene sottovalutata da chi
(Potere) dovrebbe recepirla come bene prezioso.
E’ ingiusto che: "Ragionieri - Geometri -
Bancari - Impiegati pubblici e privati - Periti - Assicuratori - Promotori
finanziari - Agenti - Consulenti - Giornalisti - Quadri - Dirigenti - Infermieri
- Militari - Professionisti, ecc. ", non abbiano il diritto di
mettere a frutto e laureare la loro esperienza ma…
Nella realtà suscitano polemiche quando dopo 10-20-30 anni
di esercizio, desiderano laureare la propria "Esperienza". Spesso nei
forum sento certi universitari che deridono l’esperienza altrui, loro si
trovano al centro del mondo e pretendono un esclusiva sul titolo di Dottore o
Ingegnere (l’assoluto non è in una Università ma… nel tempo). Sto parlando
di "Marmocchi" appena usciti dalle scuole superiori, o che al massimo
si trovano al primo o secondo anno di Università, i quali pretendono il
monopolio assoluto sulla conoscenza. Credono che una volta laureati in nome del
Popolo italiano, troveranno tutte le porte aperte. La maggior parte dovranno
andare a lavorare per 800-1000euro al mese. Sono talmente "Ottusi" da
non considerare che il loro Diploma non conta niente e che quelli che
troveranno un posto di lavoro di prestigio o attinente alla loro qualifica,
saranno i figli di papà che hanno potuto frequentare il San Raffaele – la
Bocconi o altre università di elite. A questi ragazzi, che affidano il loro
destino al fatto che la loro Laurea è legale e che per forza di cose, dovrà
dare loro dei sicuri riscontri, voglio dire, non è così".
"Chi dovrà assumervi, guarderà alla vostra vera
capacità che dovrete dimostrare sul campo, almeno che, non si tratti di un
concorso Pubblico dove tutto si svolge (ingiustamente) secondo una rigorosa
"FORMALITA’" e… quello che conta, sono i diplomi rilasciati dal
Potere".
Agli universitari impazienti o illusi dico: "non riesco
a capire questa vostra contrarietà verso chi, dopo anni di lavoro svolto al TOP,
aspira ad una Laurea". Voi etichettate tutte le lauree extra Italy, come
dei documenti senza valore. Forse esisterà il problema ma, molto meno di quello
che potete pensare. Vi dico che per un quinquennio ho bazzicato nel mondo dei
laureati con university americane e personalmente ho conosciuto centinaia di
laureati USA. Ho accertato che questi miei colleghi sono dei professionisti con
alle spalle una solida esperienza, anche se non hanno studiato i canonici cinque
anni all’Università. I riconoscimenti sono venuti, grazie al sistema
meritocratico americano e al senso di responsabilità "Morale". Sono
stati accertati i loro meriti, e sono stati improntati percorsi personalizzati
più per rientrare nel mondo universitario che per apprendere nozioni che ormai
ognuno di loro ha metabolizzato negli anni. Tutto quanto si è scritto a
proposito delle lauree extra Italy comprate, fa parte di un progetto
"occulto" architettato dal Potere per gettare discredito nelle persone
che ricorrono al sistema. Lo Stato italiano avrebbe dovuto varare una Legge che
tenesse conto del fenomeno delle persone di una certa età (esempio da 35anni in
poi). Una buona Legge avrebbe potuto mettere ordine nel pianeta delle persone
bramose di ottenere un titolo di studio certe di avere i punti per ottenerlo.
Nulla di arcano, sarebbe bastato prevedere un esame del candidato e decidere il
percorso minimo per ottenere il suo tanto desiderato titolo di studio. Nessuna
scorrettezza verso voi ragazzi che avete tutto il tempo davanti necessario alla
vostra vera formazione. Nessuna scorrettezza ma Giustizia!! Il Potere (come
sempre) ha sbagliato tutto ed ha agito con arroganza, adducendo dei pretesti che
non stanno in piedi. Per esempio sulla storia della non validità dei titoli
americani perché non equipollenti con i titoli italiani. OK!! OK!! Se la cosa
fosse vera e reale: tutti indistintamente (compresi quelli della harvard)
avrebbero valore zero. Si, perché essendo (quelli dell’Harvard) titoli Usa,
sarebbero considerati non equipollenti. Ve lo immaginate un laureato all’
Harvard che viene denunciato per usurpazione di titolo?? Ve lo immaginate lo
stesso laureato che non trova un posto di lavoro, in qualsiasi azienda abbia
voglia di lavorare?? Io penso che qualsiasi datore di lavoro si piegherebbe a
90° pur di avere tra le sue maestranze un simile soggetto!! Allora?? Come
sempre il Potere non agisce in maniera chiara – onesta e leale. Come scritto
nel mio libro "Sfida al Potere con la Rete (si trova in Rete nel mio sito: www.dott-bomboi.it
.
LOGICA CONCLUSIONE.
Il lettore malizioso esperto di leggi e diritti potrebbe
considerare tutto il mio scritto come lamentazioni prive di consistenza. Avrebbe
la sicurezza di smontare il mio "castello" con poche battute!!
Basterebbe citare l’inizio della Legge n. 1269 :
«a coloro che hanno conseguito una laurea, e ad essi
soltanto, compete la qualifica accademica di dottore». La Legge 13 marzo
1958, n. 262 regola il «conferimento ed uso di titoli accademici,
profes-sionali e simili».L'articolo 1 recita: «Le qualifiche accademiche di
dottore, compresa quella Honoris causa, le qualifiche di carattere
professionale, la qualifica di libero docente sono essere conferite soltanto
con le modalità e nei casi indicati dalla legge»…
La Legge parla chiaro e… siccome la Legge bisogna
rispettarla; le mie sarebbero solo chiacchiere senza nessuna rilevanza ai fini
pratici, pertanto dovrei mettermi la coda tra le gambe e fare la cuccia. Nella
prima parte del mio scritto ho esternato logiche più o meno valide – ho
cercato di "mediare" con l’illusione di ragionare con il Potere,
sapendo bene che per chi comanda, non ha nessun interesse a discutere di logica.
Troppo lunga e tediosa la logica. Perché perdere del tempo a ragionare, quando
tutto è già stabilito dalle regole punto su punto?? Mi si potrebbe liquidare
con una semplice affermazione:
"mi dispiace, (non è vero!!) la Legge
stabilisce così ed io non ci posso fare niente!! Poi… chi inquisisce e
cerca in tutti i modi di condannarti, al massimo può dire: "sto facendo
il mio dovere, comunque mi sento con l’Anima serena (dov’è la tua
anima inquisitore, forse all’inferno!!).
Già, quanti hanno pagato senza colpa e quanti hanno subito
storture in nome di un articolo di Legge che poi si è rivelato sbagliato. Ogni
volta che una Legge (obsoleta o ingiusta) provoca danno all’essere umano, non
si può dire: "ma la Legge dice così" ed io sto facendo il mio
dovere. Già prima di iniziare a scrivere questa mia Tesi, mi rendevo conto che
non avrei sortito nessun effetto se mi fossi limitato a dire: "la Legge
1269 è ingiusta". Chiunque mi avrebbe risposto: "finché la Legge
1269 non viene cambiata, bisogna rispettarla!!". Ho fatto un lungo discorso
per mettere in chiaro certi concetti basilari i quali volano al di sopra di
qualsiasi Legge. Sono certo che esistono priorità che non possono essere
disattese da nessuna Legge, almeno che, non ci si trovi in uno stato di "DITTATURA".
Se mi sono permesso di esporre il mio pensiero è perché sono sicuro che il
sistema universitario italiano è apertamente di parte (verso i ricchi). La mia
intelligenza mi dice che, nessuna "parzialità" può definirsi Legge.
Sapevo anche che, malgrado queste mie constatazioni (che possono fare tutti),
sarei stato battuto dagli attori del Potere. C’è un proverbio che dice:
"chiodo scaccia chiodo" ed io per vincere con la mia Tesi, mi servirò
della Legge stessa. D'altronde, mai potrei pretendere di vincere contro il
Potere solo con la ribellione!! Da qualche parte c’è scritto che chi ha
conseguito una Laurea americana concessa con Autorità degli stati Uniti d’America
deve specificarne la provenienza – utilizzare il Diploma in lingua originale e
usare la dicitura Doctor al posto di Dottore (il titolo di dottore può essere
usato solo per le lauree italiane). A questo punto, sorgono spontanee un paio di
domande:
Forse un Dottore americano è di serie "B"
rispetto ad un "omologo" laureato italiano?? Se così fosse,
sarebbe una scorrettezza rispetto agli americani, considerando i titoli
italiani nettamente superiori. Una simile ipotesi è da "Repubblica
delle banane.
Forse si vuole fare una distinzione perché si pensa che
tutte le lauree USA siano "Taroccate"?? Se così fosse,
occorrerebbe riscrivere l’articolo di Legge, specificando che la
discriminazione è per le lauree "Comprate".
Potrebbe trattarsi di qualcosa di "occulto"
cioè uno spirito tramandato dal tempo della Monarchia dove la cultura
doveva essere merce per pochi eletti. Ma… gli americani non dovrebbero
avere parte in questa palese discriminante.
La verità è che il potere italiano considera il cittadino
"Suddito". Qualsiasi cosa deve essere autorizzata dalla Nomenklatura.
Mi sono incagliato perché non sono vere la mie supposizioni. Infatti: per i
figli degli industriali che sistematicamente studiano in America (tutti!!), non
sussistano problemi sulla dicitura nei biglietti da visita o sulla carta
intestata. Sarebbe irreale che, un figlio di: Agnelli - Zanussi – Benetton –
ed altri che hanno avuto la possibilità di studiare negli USA in University di
prestigio, possano un giorno venire denunciati per "usurpazione di
titolo" e non credo che, non possano iscriversi ad una corporazione di
professionisti, oppure che un "Medico chirurgo" -
"Cardiologo" piuttosto che "Ingegnere" tutti di chiara fama
ma americani, non possano esercitare in Italia, naturalmente il fenomeno
dovrebbe essere reversibile. A quanto mi risulta, i laureati italiani vanno in
America mentre i laureati americani vengono in Italia.
Abbiamo architetti italiani che progettano grattacieli in
America – Giappone – Cina e… architetti cinesi – giapponesi –
americani che progettato grandi opere in Italia.
Allora?? Il cerchio si stringe e la verità è dentro il
cerchio. Tutte le cose prima o poi vengono in superficie e, dopo tante parole io
stesso mi sono istruito ed ho capito forte e chiaro. Ora posso dare una sentenza
giusta ed inconfutabile. La prima cosa che mi sento di dire, è che certi
articoli o comma sono talmente stupidi e irriverenti che si annullano da se.
Sono certo che, nessuna Legge italiana può arrogarsi diritti verso persone
oneste, millantando regole che disattendono l’Onore – il Decoro
e la Dignità dell’individuo in quanto tale.
TITOLO DI STUDIO: ESSERE O AVERE?
Per risolvere il dilemma, occorre fare alcune considerazioni
"filosofiche" e di carattere pratico.
Compio un percorso di studio USA ed ottengo un Master
Degree, siccome sono italiano e parlo italiano, inoltre conosco l’inglese
e pertanto leggendo una parola o frase in inglese, si forma nella mia mente
la corrispondente parola in "italiano" perché questa è la mia
lingua nativa. Dunque, se pronuncio o penso "Master Degree"
automaticamente la mia mente recepisce il significato italiano, di
"LAUREA" non può esistere una Legge che impedisca al mio cervello
o a quello degli altri di recepire le parole per il loro vero significato,
ognuno secondo la propria lingua. Non riesco a capire come certi aggettivi
possano diventare "TABU’".
Quanto appena detto, apre un altro scenario (non
soggettivo) e pone un interrogatorio: Un Titolo di studio, è un bene
fisico che provoca uno stato "Avere", oppure è semplicemente un’evoluzione
della mente che porta ad uno stato evoluto del mio "Essere"?? In
sostanza, mentre: "una Vettura – Barca - Villa - Aereo personale –
piuttosto che una serie di beni voluttuosi etc. etc. " rappresentano
"Cose" che oggi li possiedo, domani mi vengono: rubate –
sequestrate – distrutte… Una Laurea crea in me una variazione, a
livello "Neurologico" o, stato mentale nuovo.
Come ho scritto in altra parte, all’inizio della mia
consacrazione di "laureato", ho sentito dentro di me una grande
responsabilità. Forse perché se possiedo qualcosa so che deve essere mia e
non "rubata". Così i miei titoli di studio, dovevano vibrare
con la mia mente in un’armonia di verità. Anche se avevo oltre 40anni
di esperienza di lavoro e studio, ho realizzato che avrei dovuto continuare
nella strada della conoscenza: attuale proiettata al futuro.
Oggi, il progresso e in special modo quello delle
comunicazioni (di cui mi occupo), viaggia con andamento
"ESPONENZIALE". Il professionista di oggi, che dormisse sugli allori
della sua Laurea, seppur rilasciata in nome del popolo italiano, si troverebbe
entro breve tempo, fuori dalla realtà e… la sua preparazione scenderebbe a
"ZERO" entro breve tempo, così da essere inesorabilmente
"Fuori". Trovandosi a lavorare in una azienda, verrebbe istruito dalla
sua stessa (seminari) e tutto avrebbe una regolarità ma… se si trovasse a
lavorare per conto proprio (studio privato) Medico – Dentista – Radiologo
– Cardiologo o altro e non provvedesse al suo aggiornamento seguendo
annualmente dei Seminari (che necessitano spesso ingenti spese), si troverebbe
in pochi anni a svolgere una professione che la sua Laurea (magari ottenuta con
110 e lode). Questo è il lato sconcertante della faccenda che la Legge non
contempla in nessun comma. Io penso che ognuno deve avere una Moralità che
porti dritto ad una autoregolamentazione, a far si che siano i fatti a cantare e
non le obbligazioni o agevolazioni di Legge. Conosco Medici che si occupano
anche di Politica e potete stare tranquilli che non faranno mai dei corsi di
aggiornamento, anche perché costano soldi e tempo. E… loro vogliono (data la
natura) guadagnare sempre di più. I professionisti sono protetti su due fronti:
"valore (perenne) legale dei loro titoli" – "protezione dalla
Corporazione cui sono iscritti". Valore legale dei titolo + la protezione
della Corporazione, formano una botte di ferro – una forza parallela a quella
dello Stato, contro chi è fuori dal "cerchio".
Forse non riusciremo mai a sconfiggere il Monopolio delle
Banche – Assicurazioni e Grandi servizi ma, ci sarà sempre la possibilità
grazie ai moderni mezzi di Comunicazione di trovare delle strade minori che
permetteranno a tutti di realizzare qualcosa di utile a se stessi e alla
società in cui viviamo. Resta fermo un punto: "la Cultura scientifica –
la possibilità di acquisire Conoscenza, sono proiettate verso la
"Libertà", non perché questa deriverà dal Potere o il permesso
delle istituzione; piuttosto sarà la "Ragnatela" di Internet che
ormai avvolge ogni luogo del Pianeta a dare la possibilità a tutti di attingere
dall’enorme "bacino" di dati che sono disponibili per tutti,
liberamente. Solo GOOGLE
indicizza oltre OTTO MILIARDI DI PAGINE!! Domani
(fra cinque anni) saranno 12 – 15 Miliardi e fra 10 anni saranno 30 – 40
Miliardi di pagine (ogni pagina può essere composta dall’equivalente 10-100
pagine cartacee) che conterranno tutti i dati esistenti in tutte le Biblioteche
del nostro Pianeta. Oltre le Biblioteche già in Rete ci sono miliardi di pagine
scritte da: semplici studenti – Docenti – e persone che hanno voglia di
"esserci". La risposta che non vorrei sentire mai (sarebbe una
risposta da maleducati) è: "lei Dottor Gian Pietro ha ragione ma… sa…
la Legge e Legge e finché non verrà modificata, essa solo darà le direttive
comportamentali. Replico prontamente dicendo che, la Legge sull’Università
non occorre di nessuna modifica dal Parlamento: perché è il tempo, lo
scontrarsi con le nuove realtà – integrazione tra le nazioni – Sentenze
Costituzionali e di Cassazione che faranno decadere tutti i privilegi, i quali
non possono essere quelli che vigevano nel 1938 (quando il rapporto tra chi
doveva lavorare con le mani e chi invece comandava con la testa e l’arroganza,
era molto grande). Ho letto attentamente l’Articolo scritto dal prof. Carlo
Finocchietti Direttore del Cimea, Fondazione Rui, pubblicato in Rete, ho letto
anche gli articoli della Legge n. 1269 del 4 Giugno 1938 con le successive
modifiche, la Legge in fondo non è tanto "difficile" da capire.
Conosco anche il sistema di studio che vige nei circa 9000 College USA. So
anche, che il sistema globalmente è più difficile ed ermetico di quello
italiano. Non però per formalità ma… per risorse economiche.
Entrare in una University americana è
un grosso problema, nel senso che occorre dimostrare grosse capacità di
preparazione e… tante risorse economiche. Anche in America vige il Potere dei
soldi, però per molti c’è la possibilità di lavorare all’interno degli
istituti con uno stipendio che permette di seguire gli studi. Ci sono anche le
Borse di Studio dei vari stati e organismi privati. Difficile ma non
improbabile, la possibilità di trovare tra le 9000, una University che non
pretenda tanti soldi. Alla fine se uno è veramente preparato può distinguersi
e trovare una sistemazione lavorativa. Bisogna contare che esistono le Open
University che operano Online e chiunque con la spesa di un centinaio di Dollari
l‘anno può avere accesso al "materiale didattico" disponibile in
Rete. Negli USA chiunque può fondare una University secondo le proprie
possibilità, per esempio Online o per Corrispondenza. Chi è capace potrà
aiutare gli altri ad ottenere titoli di studio con valore di prestigio.
Naturalmente ilo valore aggiunto dipende dall’Uomo!!
Quello che fa la differenza è il prestigio dell’University
che ha concesso il Diploma (parlo di prestigio e non di formalità).
Naturalmente il prestigio può essere anche, un valore aggiunto personale e…
se veramente uno ha un’ottima preparazione, può stare sicuro che troverà un
buon posto di lavoro. La strada è difficile ma non impossibile. Se uno ha
ottenuto una Laurea e ad un certo punto dimostra delle conoscenze fuori dall’ordinario
(per esempio a seguito di una scoperta), potete stare tranquilli che verrà
subito conteso dagli istituti di ricerca i quali non stanno a guardare se si è
laureato alla Harvard piuttosto che in una scuola per corrispondenza. Posso dire
che ad ognuno vengono riconosciuti i propri meriti. In fondo anche in Italia
succede lo stesso fenomeno: "se uno è preparato trova sempre un posto di
lavoro equiparato alle sue competenze (naturalmente nell’ambito di un’azienda
privata)". La stessa cosa non potrà avvenite nelle aziende Pubbliche,
perché essendo improntate al sistema della "FORMALITA’", lì conta
la carta con il logo dello Stato e… (se possibile) una buona raccomandazione.
In America per le University non c’è obbligo dell’Accreditamento.
FATTI CONCRETI SUI TITOLI STRANIERI.
Nel 2000, ho ottenuto dalla The Yorker International
University con sede negli USA e agenzia in Milano, un "Master Degree in
Computer Sciences and New Media". Il Certificato è stato registrato presso
un Public Notary di NEW YORK e dotato di APOSTILLE sempre dallo Stato di NEW
YORK. Nel Certificate of Completion relativo, è stata scritta l’autentica
della firma del Patron della Yorker – il Certificato è dotato di una serie di
timbri a secco tra cui il meraviglioso timbro dello Stato di NEW YORK. Il tutto
timbrato unitamente al Documento di AUTENTICA. Lo studio con la Yorker è stato
abbastanza mirato, diciamo su misura in base alle mie conoscenze: "44anni
di esperienza (1956 – 2000) nel campo dell’elettrotecnica. 12 anni di
esperienza (1988/2000 nel campo Informatico e precisamente: analisi e
Programmazione in: Basic – Pascal – C – C++ - Clipper, con la produzione
di programmi Gestionali. Una serie di Seminar tenuti da eccellenti professori,
la scrittura da parte mia di una Tesi di Laurea da 180pagine – una serie di
monografie specifiche per circa 350pagine, una serie di articoli giornalistici
che sono stati pubblicati in Rete in una WebZine gestita dai
"Corsisti" della Yorker. Successivamente mi sono occupato totalmente
della raccolta di notizie in Rete riguardanti il mondo della
"Comunicazione" a 360°. Ho scritto un libro dal titolo: "Sfida
al Potere con la Rete - www.dott-bomboi.it
(pubblicato in Rete per tutti, senza diritti o Copyright) e centinaia di
interventi nei vari "Forum" di discussione. Il mio sito personale (dal
2001) è stato visitato da migliaia di navigatori – ho ricevuto centinaia di
mail e altrettante telefonate di congratulazione.
Potrei continuare a "smontare" la Legge (n. 1269
del 4 Giugno 1938) punto su punto ma, penso non sia produttivo e sono certo che
si smonterà da sola. Piuttosto voglio fare un’ultima considerazione sulla
meravigliosa risorsa umana che è: l’ESPERIENZA sicuro che nessuna Legge
potrà contraddirmi. Voglio fare una parallelismo, tra due soggetti che hanno
svolto le scuole regolari fino alla MATURITA’. Uno è andato all’Università
– l’altro si è impegato:
|
Nella tabella ho fatto l’esempio di due giovani con
due esperienze diverse. Antonio e Giorgio imboccano due strade distinte.
Il percorso di ognuno e il risultato sono da analizzare attentamente!! |
|
Diplomato Maturità e impiegato in uno studio di
commercialisti, con libertà di carriera. Grado di competenza ottenuto al
quinto anno. |
Oltre la Maturità, cinque anni di Università con l’ottenimento
di una Laurea. Grado di competenza per l’inserimento nel mondo del
lavoro. |
|
Antonio con voglia di
apprendere e fare carriera, inizia a lavorare con grande Moti-vazione.
Lavora presso uno "Studio" con 10 impiegati, ognuno con il
proprio ufficio. Nello "Studio" si svolgono ogni tipo di
pratiche immani-nabili, e il Patron dà ad ognuno la possibilità di
seguire del Seminari annuali che servono a recepire tutto quanto si muove
nel mondo della contabilità in generale. Il nostro amico Anto-nio si
dedica anima e corpo al suo lavoro – legge le riviste del settore –
nelle ore libere naviga in Internet. Il suo progresso è strepitoso e già
dal primo anno gli viene assegnato l’incarico di Responsabile per il
coordina-mento dei suoi colleghi. In questa nuova dimensione ha la
possibilità di conoscere ogni tipologia di pratiche e nell’arco dei
cinque anni ottiene il massimo. Il nostro Antonio si è rivolto ad una
University americana ed ha ottenuto senza sforzi e senza studiare un
Master Degree, adesso comanda tutti gli impiegati compresi i laureati. |
Giorgi o, segue diligentemente
le lezioni che, vengono tenute da eccellenti professori, alcuni dei quali
sono ai vertici della "finanza". Lo studio gli dà soddisfazione
e lui acquisisce nell’arco del primo anno una voglia di studiare sempre
più grande. Troppo grande, perché iniziano i contrasti con qualche
docente dalle visioni ristrette che vorrebbero attuare una sorte di freno
all’entusiasmo. Comu-nque, il nostro amico resiste e continua a studiare
con profitto ottenendo dei buoni voti. Al quinto anno c’è la scelta di
una Tesi di Laurea, su un argomento "attuale". Seppur con
qualche attrito con un docente "Ottuso" e pertanto con una certa
inerzia, la Tesi viene terminata. Il giorno dell’esame tutto bene e il
nostro amico riceve una bella Laurea a pieni voti. Ironia della sorte,
trova un posto di lavoro nel medesimo ufficio del nostro amico Antonio.
Secondo voi qual è la sistemazione di Giorgio nello studio dove da tempo
lavora Antonio?? Semplice: un normale ufficio dove dovrà fare la
"Gavetta!!". |
Il racconto appena portato a termine rappresenta la realtà
dell’ "ESPERIENZA" che
molti si trovano a vivere. Ho parlato di un ipotetico Ragioniere con cinque anni
di "Esercizio" che è riuscito a scalare i vertici perché aveva in se
una motivazione e, gli è stata data la possibilità di progredire (fosse stato
in un posto ministeriale, sarebbe morto con il suo incarico di partenza). Il
nostro Ragioniere ha ottenuto la premiazione alla passione, per il suo lavoro.
Immaginiamoci un omologo con 10 – 15 – 20 o 30anni di esperienza!!! Un
simile "mostro" sarebbe capace di "digerire" non una ma
dieci lauree, questi sono i fatti. Come già detto, negli ultimi 6anni ho avuto
occasione di conoscere la realtà di questi laureati nelle university americane,
e… credetemi, si tratta di persone con grande esperienza, che ad un certo
punto della loro vita hanno avuto la fantasia di laureare la loro esperienza.
Nel mese di luglio 2006, ho partecipato a Milano (da
invitato) ad una sezione di esami di una mezza dozzina di soggetti di età media
(40-50anni). Ognuno di loro ha preparato e discusso un lavoro di Tesi che solo
un vero "Professionista" può concepire. Argomenti attuali di grande
portata. Nulla a che vedere con un universitario che abbia appena terminati gli
studi. Qualsiasi neo laureato per arrivare al grado di "Conoscenza" di
una persona "motivata" con decenni si esperienza, dovrà percorrere
tanta strada. Su questo argomento, sono pronto a discutere con chiunque e
sfidare qualsiasi Legge!! Non si pensi che io sia un incosciente, che voglia a
tutti i costi apparire e lanciare, non so, quale sfida. La mia è una
motivazione spinta dall’orgoglio di chi ha dedicato la sua esistenza allo
studio. Nei miei 66anni di sacrifici e soddisfazioni, sono stato reso immune
dalle paure, perchè ho la certezza della verità. Se è vero che non credo
in certe leggi, è vero anche che credo ciecamente nella "GIUSTIZIA".
Ho la certezza che in caso di scontro con il Potere avrò partita vinta,
perché, qualsiasi Corte di Giustizia che voglia fare veramente imparzialità
non farebbe altro che congratularsi con me. Per non indurre certi concetti
sbagliati, voglio spiegare che cosa intendo quando scrivo la parola
"Potere" (con la "P" maiuscola). Non intendo direttamente il
Potere dello Stato.
Per Potere intendo ogni azione irresponsabile o arrogante
che viene compiuta in nome dello Stato – della Costituzione o di una
qualsiasi Legge democratica.
E’ giusto che, qualsiasi azione dell’essere Umano debba
essere giudicata con piena responsabilità da chi giudica. Non accetto il
teorema secondo il quale chi giudica se ne lavi le mani e pronunciando ogni
volta la fatidica frase: "STO ESEGUENDO LA
LEGGE". Qualsiasi giudizio che contempla una pena,
non è un’azione robotica che possa compiersi senza usare il metro della
considerazione. Una Legge è semplicemente un’indicazione, e il Giudice dovrà
ricavarne la Sentenza in base alla sua esperienza di UOMO prima che di Giudice.
Se così non fosse, a che cosa servirebbe svolgere un processo?? Nel caso mio
che ho dei titoli di studio non riconosciuti in Italia, non occorrerebbe neanche
un processo. Basterebbe applicare quello che dice il Codice, sapendo che il
"Reato" è stato commesso. Dal momento che venissi denunciato e che
pertanto si promuovesse un Processo a mio carico, sarei costretto a reclutare un
Avvocato con le contro palle (dato che non potrei difendermi da solo). Sono
sicuro che tutte queste premure (a pro del Potere dei ricchi), messe in essere
dalla Legge n. 1269 del 4 Giugno 1938, si dissolverebbero come neve al Sole.
Grande è la mia soddisfazione nello scrivere, perché cosi riesco a volare in
spazi infiniti che i comuni mortali non conoscono. Riesco ad entrare in uno
stato di "APPAGAMENTO SUBLIME"
e tutto mi appare bello. Vorrei raccontare la gioia del "SACRIFICIO"
ma, dovrei scrivere centinaia di pagine. Soddisfazione, dopo il dolore che si
prova, nel vedersi sorpassato da individui "SCACCIACANI"
che di loro non hanno nulla se non il "CONOSCIUTO"
oppure quello che i loro avi, sono riusciti ad ottenere con la scaltrezza.
Sarebbe gioia il partorire di una donna, se non ci fossero
i dolori del parto?? Avrei avuto la soddisfazione che ho avuto nel costruirmi
un casa con le mie mani impiegando 27anni della mia vita, se avessi avuto la
possibilità di pagare un Architetto demandandogli l’incarico di provvedere
a tutto??? Certamente no!!! Perché l’operazione diverrebbe banale come
quella di comprare un abito. Invece, per costruire il mio stabile ho dovuto
impiegare tutte le mi energie rafforzate dalla mia motivazione. Per la mia
casa sono disposto a morire, ecco cosa vuol dire SACRIFICIO
E SANGUE!! E’ bello fare una guerra per difendere ciò
che si è conquistato col sangue. Bello motivare la propria vita per qualcosa
in cui si crede. Che senso ha una vita dove tutto è a portata di mano e… l’unico
sacrificio è quello di allungare la mano per coglierlo.
Ha senso sapere che nel mondo ci sono un miliardo e mezzo di
persone che non hanno l’energia Elettrica e nello stesso momento ci sono
persone che dispongono del tanto che basterebbe a elettrificare intere regioni??
Oppure vedere dei bimbi che muoiono di Tracoma che si potrebbe curare con una
pomata da 2-3 Dollari?? Credete che in un simile scenario abbia molto peso la
legge n. 1269 del 4 Giugno 1938 che con tanta enfasi si cerca di difendere??
Vorrei che lo Stato fosse dalla mia parte e difendesse il sacrificio umano al
posto delle comodità per pochi. Anche in America ci sono university che costano
20-30mila Dollari solo per l’iscrizione.
Di certo quelle lauree non sono "taroccate" ma… a
che prezzo?? Ma poi, siamo sicuri che questi privilegiati, siano i migliori??
Siamo sicuri che i veri tecnici siano coloro che hanno ottenuto tutto senza
sforzo o privazioni?? Per i privilegi si sono sfruttate le risorse, sempre di
più concentrando le ricchezze in mano di pochi. Oggi, si formano continuamente
attriti ed è sempre più facile scatenare guerre che provocano sempre di più
rancori e per certi popoli il vivere o morire fa sempre meno differenza (quando
il petrolio sarà finito cosa succederà?).
LA VERA OFFESA CONTRO L’UOMO.
Può essere giusto rispettare e fare rispettare le leggi, non
sempre però. Proviamo ad immaginare un immigrato, dal terzo mondo o da una
regione in guerra, immaginiamo quanti di queste persone possiedono una Laurea di
prestigio ottenuta in una Università regolare del proprio paese. Tutto
regolare fino a che noi non riusciamo a provare il contrario. Eppure… queste
persone (Ingegneri – Medici – Dentisti ecc.) in Italia sono costretti a
lavare vetri ai semafori o vendere fiori davanti ai ristoranti. Si escludono a
priori impedendo loro di subentrare negli "Ordini". Non può esserci
nessuna giustificazione, se non quella che, le corporazioni sono delle unità
ermetiche con protezioni occulte!! Forse quelle stesse entità che stanno
facendo funzionare una legge del 1938. Troppo grandi sono i privilegi e
difficile è rinunciarvi. Abbiamo visto le proteste dei tassisti, e quella dei
farmacisti. Certo, per loro (farmacisti) sarebbe una fetta di guadagno in meno.
Ma… lo scandalo maggiore sta nel fatto che oggi è difficile aprire una nuova
farmacia per via dei posti a numero chiuso. Così in una farmacia troviamo 5
farmacisti regolarmente iscritti all’Ordine ma che non avranno mai la
possibilità di lavorare per proprio conto, pur avendo i requisiti. Mentre i
farmacisti nelle loro botteghe vendono di tutto: dai biscotti ai dentifrici ai
fazzolettini per il naso (subito venderanno anche la mortadella); stanno facendo
tanto chiasso contro il Decreto che liberalizza la vendita delle Aspirina nei
supermercati. Evidentemente, temono la concorrenza che farebbe perdere loro
guadagno. Numero chiuso è ANTICOSTITUZIONALE semplice-mente
perché tutti abbiamo diritto di esserci. E’ assurdo che esistano ancora delle
Corporazioni che debbono avere il Monopolio delle attività umane. Perché ci
sono delle leggi che stabiliscono un numero chiuso per certe specializzazioni
nelle università? Non vi sembra che ciò sia ANTICOSTITUZIONALE??
Chi, in un regime democratico può avere il diritto di stabilire il ramo, che io
o qualsiasi cittadino, abbiamo voglia di scegliere?? A chi importa se ci sono
troppi psicologi – troppi cardiologi – troppi dentisti – troppi ingegneri
– troppi architetti?? Elementare: alle Corporazioni che sono gestite da organi
composti dagli stessi professionisti. Il loro ragionamento è giusto (per loro
convenienza). Infatti, se ci fossero il doppio, il triplo di dentisti –
psicologi – ingegneri o architetti, le loro "Parcelle" di
conseguenza subirebbero una drastica riduzione, per effetto di una legge di
mercato. Se ci fossero più farmacie (il doppio o il triplo) nascerebbe una
sana concorrenza e i prezzi dei medicinali subirebbero un crollo di prezzo.
Stesso ragionamento si potrebbe dare a proposito di uno
psicologo, che spesso pretende 70-80Euro per una seduta da 30minuti. Voglio
raccontare un episodio occorsomi circa 30anni fa: dovevo fare una radiografia a
mia moglie per dei disturbi allo stomaco, nelle strutture pubbliche occorreva
spettare "TRE MESI". Di conseguenza fui costretto a prenotare una
visita presso uno studio privato (per non fare nomi) Dottor Dedola di Nuoro. L’appuntamento
fu fissato di li ad un paio di giorni. Il giorno della "visita": mi
accorsi che, mentre aspettavo il turno per mia moglie, furono fatte circa 5-6
visite con lastra, in un tempo di circa 60 minuti. La mia spesa è stata di
£70.000#, ho fatto mentalmente un po’ di conti e la risultanza è stata
allucinante!! Ho calcolato che in mattinata (poniamo 3ore) siano state
sviluppate una quindicina di lastre + altrettante di pomeriggio per un totale
di, 30lastre. 30x70.000 = 2.100.000 lire.
Siccome sto parlando di 30anni fa, considerando la
rivalutazione monetari: i 2.100.000 lire diventano, 6-7milioni di lire, ossia.
3000-3500 Euro. Va bene, I macchinari costano!! Costa anche un autotreno (forse
di più e richiede manutenzione), però chi possiede un autotreno può
guadagnare al massimo (netto dagli imprevisti) 100-150 Euro al giorno. L’autotrenista
deve subire: i consumi la svalutazione del mezzo – la manutenzione ordinaria e
straordinaria ed eventuali incidenti stradali + le tasse che da cui non può
fuggire, perché lavora tutto in base a Fatture. Il radiologo non fa Fatture (se
non raramente), non ha macchinari che richiedono manutenzione, ha come spesa un’infermiera
che pagherà con uno stipendio da 1000-1200Euro al mese. Il guadagno è immenso,
fuori da ogni razionalità. Se parliamo dei dentisti, la risultanza è ancora
più sconcertante, i guadagni sono ancora maggiori e… l’attrezzatura costa
quanto un’auto di media cilindrata, inoltre un seggiolone non ha bisogno di
manutenzione e dura una vita. Vogliamo parlare degli Architetti?? Si ne voglio
parlare!! La loro attrezzatura, consiste in un Computer (1000-2000 Euro) – un
Plotter (2000-4000 Euro) - Un programma AutoCad (2000-3000 Euro) – un tavolo
da disegno un’attrezzatura di Ufficio e… lo strumento per rilevare le
distanze (3000-5000 Euro). Il totale dell’attrezzatura può quindi variare da:
8.000 a 14.000 Euro. Il prezzo di un’utilitaria. Accidenti a me!!! Dimenticavo
il "TIMBRO TONDO" (ovvero il "Passepartout"). Mentre fino ad
una decina di anni fa, i disegni venivano fatti a mano con il tecnigrafo, e
così i computi metrici e di spesa; oggi, tutto viene delegato al PC, il quale
con l’ausilio di un buon Software riesce a fare tutto in automatico:
"disegni – computi – calcolo strutture ferro - disegni delle armature,
cioè tutto!!
Diciamo che il tempo di progettare una casa, è quello
necessario ad immettere i dati nel Computer. Il tempo per la progettazione di
una casa può essere di qualche giorno, considerando gli interventi esterni all’ufficio
e per visite al cliente. La spesa per la progettazione di una casa
"normale" può variare da 5.000 – 6.000 Euro. Se, si tratta di
progettare una casa che abbia una certa "architettura" personalizzata,
la spesa viene calcolata in percentuale del costo totale dell’opera. Cioè: se
una casa è venuta a costare 500.000 Euro l’Architetto può pretendere il 10
– 11%. Il calcolo ci dice che il professionista verrebbe a percepire 50.000
Euro circa. La somma è ingente e i guadagni sono da favola!! E’ facile
capire. Parlando di architetti non stavo parlando di: Corbusier o Renzo Piano,
personaggi della classe dei "GURU". Il ragionamento fatto finora è
valido (ancora con più gravità) per gli avvocati, il loro guadagno è in
proporzione della disgrazia dell’ "assistito". Non voglio parlare
dei "consulenti finanziari" le cui "parcelle" spesso sono
dell’ordine di 500.000 o addirittura milioni di Euro. Sono cose vergognose che
chiunque può constatare leggendo la stampa o seguendo la televisione. Spesso
faccio delle considerazioni su certi personaggi del mondo della finanza e arrivo
alla conclusione che, non valgono assolutamente ciò che guadagnano, neanche se,
venissero "smontati-sezionati" e venduti gli organi. La risposta a
quanto ho appena scritto, da parte di persone illuse di sapere tutto, è una
sola: "LEGGE DI MERCATO" BINGO!!! Certo che è la legge di mercato.
Immaginare (per un momento) di moltiplicare gli avvocati per 10 – così pure:
architetti – geometri – notati – radiologi - farmacisti esperti in
finanza, quello che avverrebbe sarebbe un crollo del costo delle
"parcelle". La progettazione di una casa verrebbe a costare 5volte di
meno, e così una semplice radiografia. Essere in tanti non significa declassare
la professione anzi, avverrebbe una selezione "naturale" e il cliente
avrebbe ampia scelta. Spero che il lettore ( e anche il Potere) abbia capito
forte e chiaro il mio messaggio. Tutta la commedia della non validità delle
lauree americane in Italia è stata inventata per paura dei soggetti che
avrebbero potuto riversarsi sul mercato, aprendo le porte a "tutti".
Gli adepti (delle corporazioni) sanno bene che la maggior parte delle persone
che si laureano presso le university americane o di altre nazioni, sono delle
persone "super" con forte esperienza (mediamente ognuno di loro ha
alle spalle 10-20anni di esperienza professionale). Di certo,
"liberalizzando" i vari "Ordini" di professionisti, si
otterrebbe un libero mercato – ci sarebbero più servizi per più persone,
perché le prestazioni verrebbero a costare di meno.
Gli attori nascosti di tutta questa storia, non sono le
università anzi, per loro sarebbe meglio che uno come me con 50anni di
esperienza unitamente agli atri con esperienza in vari campi, avesse la
possibilità di essere immatricolato. Sarebbero migliaia (in più) ogni anno che
avrebbero accesso alle università, il mondo della scuola ne trarrebbe enormi
vantaggi economici e di prestigio. Quando al tempo della Monarchia è stata
scritta la Legge n. 1269 del 4 Giugno 1938 lo scopo era diverso da quello
perseguito oggi, anche se il fine era la "distinzione".
Allora, non era necessario porre delle limitazioni, giacché la selezione
avveniva in automatico per via della povertà. Non c’era neanche la scusa
delle lauree americane, poiché non c’erano i mezzi di comunicazione odierni
e, se uno fosse riuscito in qualche modo a percorrere i canali giusti, di sicuro
avrebbe richiesto di somme proibitive per un comune mortale. Dal momento che non
era necessario cautelarsi dall’eventuale espandersi del numero di laureati,
non vedo il senso della Legge n. 1269. Il senso ve lo spiego io, il Potere è un’entità
"debole", senza spina dorsale. Il Potere è un’entità che fa forza
sulla paura degli altri. Anzi, oserei dire: sul "TERRORE". Il Potere
non conosce: Dignità - Decoro – Lealtà. Ai tempi del RE, occorreva
trasmettere ai sudditi il concetto di: UBBIDIENZA
– PAURA – VENERAZIONE.
SMONTAGGIO DELLA LEGGE N. 1269.
Vorrei riportare il testo della Legge 1269 e ribattere punto
su punto ma… siccome sarebbe troppo lungo, ho paura di annoiare il lettore. Mi
limiterò a rimarcare certi concetti "logici" che non possono essere
smontati da nessuno:
Si dice che, nessuno può concedere lauree se non
autorizzato dalle leggi dello Stato italiano. Non credo che lo Stato
italiano possa avere potere sulle university straniere e in special modo
"americane", dato che, da parecchio è stato firmato un
accordo di reciproco diritto di operare ognuno nel territorio dell’altro.
Diciamo che non può (lo stato italiano) porre veto sulle iniziative degli
altri stati.
Si dice anche: "nessuno ha diritto di farsi chiamare
Dottore se non laureato in una Università autorizzata dallo Stato italiano.
Che bello!! E, se ottengo una Laurea in Svizzera Cantone italiano, dove la
lingua ufficiale è l’italiano?? Come la mettiamo?? Se mi danno un titolo
di: "DOTTORE", posso senza indugio chiamarmi "DOTTORE".
Siccome col tempo ci sono stati dei cambiamenti, sentenze
di Cassazione e altro, i burocrati, hanno pensato bene di correre ai ripari:
"va bene spendere il titolo (però non con la dicitura intiera
(Dottore) ma… Dr. Poi, è fatto obbligo di indicare la provenienza del
titolo. Io dico: il risultato non cambia, anche se in certi casi mi
andrebbe meglio (sarei più onorato) specificare la provenienza della mi
Laurea. Però da uomo libero, dico che, non mi piego a questa imposizione
che non ha senso utile a nessuno. Forse il Potere lo fa per accontentare i
protetti dalle corporazioni, immaginandosi che siccome uno che non si è
laureato in Italia deve necessariamente essere di seconda serie, onde fugare
eventuali dubbi, occorre chiarire bene le cose. Ma, scusate, signori dalle
mille protezioni, chi siete??
E’ fatto divieto alle università non riconosciute in
Italia, l’uso di parole tipo: "Laurea – Ateneo – Politecnico –
Facoltà – Toga – Tocco – etc. ". La risposta è uguale alla
risposta n. 2 (Università Svizzera).
IL DILEMMA.
Ho fatto una lunga esposizione fin troppo prolissa. Chiarire
certi argomenti nei quali entra in gioco la "passionalità" diviene
sempre difficile. Io di passionalità ne ho tanta, dal momento che per tutta la
vita ho dovuto svolgere cose impossibili a dispetto delle consuetudini, che mi
avrebbero voluto al palo, come d'altronde tanti di buona volontà ma senza
nessun mezzo. Anche se ai miei tempi non avevo mezzi economici, ho sfruttato
la mia intelligenza, motivazione e testardaggine. Diciamo che due sono stati
i punti di forza nella mia vita: curiosità e voler raggiungere mete fuori dall’ordinario
(non impossibili però). Sono sempre riuscito e riuscirò anche questa volta
nella sfida logica che sto sviluppando con questo mio scritto. Ora, alla fine di
questa Tesi, voglio fare alcune considerazioni importanti dalle quali non si
può prescindere. Non dobbiamo pensare però che in America sia lasciato tutto
al caso, anche li esistono certe formalità che si debbono compiere per poter
fare circolare i laureati anche negli altri Paesi. Esistono le registrazioni
notarili – esiste l’APOSTILLE. Quest’ultimo documento sostituisce l’Autentica
dell’Ambasciata. Autentica significa dichiarare che quel pezzo di carta che si
andrà a mostrare fuori dall’America, è un titolo di studio
"REGOLARE", che bisognerà (nel caso specifico) accettare in nome
degli Stati Uniti d’America.
Nel mio caso: "Ho un Doctorate Master Degree of
Computer Sciences and New Media, rilasciato il 07/luglio/2000 – registrato
code 2000/ B32 dalla The Yorker International University". La quale
University (in data: 07/febbraio/2000) risultava iscritta nello stato del South
Dakota come società LLC con n. 57-2215164, con la seguente motivazione: "La
LLC The Yorker International Università, è organizzata, come Università di
formazione ed i suoi programmi seguono un campione internazionale, quindi, alla
The Yorker International University è permesso assegnare i gradi di vario campo
e lingue differenti".
Il mio Doctorate Master Degree è stato registrato presso il
Notary Public di NY e dotato di APOSTILLE n. NYC-9965663A . At New York, New
York the 05th day of Juli 2002. Firmato: Special Deputy Secreatry of State.
Quello appena specificato è il mio Degree conseguito presso una university con
la quale ho svolto un regolare percorso di studio. Naturalmente possiedo tutti i
documenti, menzionati. Oltre il Doctorate Degree americano, ho anche un Bachelor
in: Electrical Engineering conseguito presso una university totalmente
riconosciuta e accreditata nella Repubblica della Liberia – Pakistan -
Indonesia. Questa laurea è stata autenticata all’Ambasciata della Liberia
in Roma e la firma è stata a sua volta autenticata presso la Prefettura di
Nuoro, protocollata col numero: 04/1345/02332/06 il 23/02/2006. La Laurea è
stata valutata, dall’ Ufficio americano di Istruzione Superiore - 3100 mill
street suite 102, Reno Nevada 89502 – ref. ABH43893/ce
Anche questa Laurea non è riconosciuta in Italia ma… ciò
non toglie che è un titolo di studio che mi consacra Dottore Ingegnere
Elettrico (traduzione italiana). Almeno che, non si voglia attuare una
discriminazione verso la Liberia, solo perché è una piccola Repubblica e
inoltre sono neri!! Non ci credo, ma non lo escludo. Ho altri "titoli"
prima e dopo le lauree, ma sono convinto che bastano quelli che ho esposto. Non
starei a scrivere questa Tesi se nel mio intimo, non fossi convinto della mia
esperienza che può coprire qualsiasi dubbio derivante da illazioni gratuite e
anche di Potere. Mi sento "libero" e con questo spirito voglio
affrontare ciò che potrebbe approssimarsi su di me. Non accettare ma combattere
sicuro che il buon senso dovrà prevalere su ogni cosa. Naturalmente mi aspetto
che chi Legge, abbia il senso dell’Onore e di rispetto verso il sacrificio
umano, non sto pregando di ignorare un qualsiasi articolo di Legge (questo
mai!!). Piuttosto di studiare attentamente ciò che ho scritto, che certamente
è derivato da una sola ragione:
"IL MIO DIRITTO DI ESSERE".
APPENDICE.
SERGIO ROMANO. Mafie: le
famiglie italiane
(…." L'Italia è ancora, nonostante il suo sviluppo,
una costellazione di «famiglie», e l'italiano, a dispetto della sua immeritata
reputazione, non è individualista, ma «corporativo». Le famiglie, o
corporazioni possono essere politiche, economiche, giudiziarie, aziendali,
professionali, sindacali o addirittura, come nel caso della mafia, criminali.
Come le uova di Fabergé, ogni corporazione ne contiene altre più piccole, e
ogni italiano può essere membro contemporaneamente di numerose corporazioni. Il
modello della corporazione è la famiglia naturale o, per meglio dire, la gens
romana, vale a dire qualcosa di mezzo tra la piccola famiglia degli anglosassoni
e le grandi tribù mediorientali. E vi sono casi, come quello del capitalismo
dinastico, in cui la corporazione coincide con la famiglia naturale. Il nome
della corporazione cambia a seconda delle circostanze. Si chiama «sindacato»
quando è composta da bidelli, uscieri, tipografi, personale amministrativo,
orchestranti, maestri di scuola elementare, docenti di scuola media e precari di
varia natura. Si chiama «corpo accademico» quando è composta da professori
universitari. Si chiama «ordine professionale» quando è composta da avvocati,
giornalisti, architetti, medici, farmacisti, commercialisti.
Si chiama «carriera» quando è composta da diplomatici. Si
chiama «Forze armate» quando è composta da militari. Si chiama
«Confindustria» o «associazione industriali» quando è composta da
imprenditori. Ma i metodi, la natura e le ambizioni di queste famiglie sono
fondamentalmente gli stessi. I loro strumenti di lavoro sono lo sciopero, il
manifesto, l'appello, il proclama, lo stato d'agitazione, il comunicato e,
quando ne hanno la forza, la pressione discreta esercitata al momento opportuno
sui punti nevralgici del potere. Il loro principale obiettivo è quello di
appagare se stesse. Un museo, un teatro, una facoltà universitaria, un ordine
professionale e un centro di ricerche devono soddisfare le ambizioni di coloro
che ne fanno parte, non quelle della società per cui sono stati creati. Le
istituzioni, in Italia, non appartengono né allo Stato, quando sono pubbliche,
né a coloro per cui sono state create. Non rispondono di ciò che fanno né
allo stato proprietario né al cittadino consumatore: appartengono alle
nomenklature, ai tribuni e ai rappresentanti sindacali delle categorie che vi
lavorano o possono trarne qualche vantaggio. Può accadere che la corporazione
abbia una coloritura ideologica e che avanzi le sue richieste in nome di un
«progetto» politico o di un principio generale. I professori universitari
chiedono una università «democratica». I giudici, una «magistratura
democratica». I registi cinematografici reclamano sussidi in nome della difesa
della cinematografia nazionale. I dipendenti di un ente chiedono maggiore
«partecipazione». I giornalisti avanzano le loro richieste in nome
dell'autonomia e della dignità della loro professione. I calciatori si
oppongono al reclutamento di sportivi stranieri in nome dell'identità dello
sport nazionale.
Gli industriali chiedono sussidi e finanziamenti in nome
della difesa dell'economia nazionale. Ma l'ideologia e i grandi principi sono
soltanto la bandiera con cui la corporazione riveste le proprie ambizioni o,
meglio ancora, il pretesto di cui un gruppo si serve per scalzare l'altro. Uno
storico francese che studiò le «società di pensiero» in Francia prima della
rivoluzione, Augustin Cochin, si accorse che esse erano teatro di continue lotte
tra fazioni concorrenti e che alla fine di queste lotte il gruppo più radicale
prendeva generalmente il sopravvento sul gruppo più moderato. Così accadde
spesso nelle corporazioni italiane. L'ideologia, soprattutto nelle sue
espressioni più radicali, serve anzitutto a sconfiggere l'avversario e a
prenderne il posto. E' la bandiera con cui i giovani si sbarazzano dei vecchi e
le minoranze scalzano le vecchie maggioranze. Quante battaglie sono state fatte
negli ultimi cinquant’anni in nome dell'antifascismo e della democrazia. Ma
l'obiettivo, dietro il nobile schermo delle motivazioni ideali, è più
semplicemente quello di conquistare il controllo della «famiglia» e di
sfruttarne l'influenza.
Il vero ideale della corporazione italiana non è il pretesto
retorico o l'alibi ideologico con cui essa giustifica le sue battaglie. E' il
«numero chiuso», il tariffario certificato dallo Stato e, soprattutto
l'«Albo», vale a dire il diritto di esercitare il controllo sul reclutamento
dei nuovi membri. In alcuni casi (giornalisti, funzionari dello Stato, docenti
universitari) il reclutamento avviene per esami e concorsi. Ma fra il
nepostismodi un professionista che riserva al figlio lo studio familiare, e il
risultato finale di certi concorsi universitari, non vi è in ultima analisi
grande differenza. Le relazioni fra le corporazioni sono simili a quelle che
intercorrono fra gli Stati sovrani: ostilità, ultimatum, guerre, trattative,
armistizi. L'Italia è il paese dell'Occidente in cui vi è il più alto tasso
di diplomazia, quotidianamente praticata da tutte le famiglie-Stato della
società italiana. Le guerre si concludono generalmente con tregue, armistizi,
patti di convivenza e, se la materia del contendere è economica, con cartelli
per la divisione del mercato. Le corporazioni sono rotte a tutti i compromessi,
purché non intacchino la loro sovranità. L'Italia è mal governata perché il
malgoverno, per le corporazioni, è sempre meglio di un sistema politico in cui
qualcuno, al vertice dello Stato, proclami la superiorità dell'interesse
generale e della libera concorrenza sugli interessi particolari e sui patti di
spartizione. E' questa la ragione per cui molti italiani, a dispetto delle loro
professioni di fede liberale, non amano le regole impietose del mercato.
E' questa la ragione per cui molti, a dispetto del loro
apparente malumore, tollerano la sciatta e opprimente burocrazia dello Stato
centrale e delle regioni. Perché sanno, in cuor loro, che la concorrenza e il
primato della legge (la «rule of law» del linguaggio politico angloamericano)
indebolirebbero le corporazioni e che l'efficienza dello Stato intaccherebbe
prima o dopo il loro potere. Dallo Stato cattivo, del resto, ci si può sempre
difendere ricorrendo alla propria famiglia, vale a dire a una rete di amicizie e
di solidarietà che permette di aggirare gli ostacoli, scavalcare le norme e
ottenere comunque il permesso, la licenza o il favore desiderati. Sergio
Romano: "Le Italie Parallele" - Longanesi & C. 1996
ESSERE LEADER. Regole e confini.
Le regole vanno bene ma si possono applicare fino ad un certo
punto. Devono basarsi su valori e consenso condivisi. Ogni regola che non abbia
un sostegno diffuso non può essere fatta rispettare senza uno stato di polizia,
Anche quando le norme hanno alle spalle un sistema di premi e punizioni, perché
vengano rispettate ci sarà bisogno di un ampio sostegno della comunità. Le
leggi si rivolgono a tutti e le norme locali di comportamento fissano i confini,
rendono più facili le scelte e danno una guida di base in situazioni non
familiari. Entrando in un paese straniero, bisogna conoscere leggi e costumi, e
lo stesso principio si applica quando si entra in una comunità o in azienda.
Anche qui ci sono norme di comportamento, codici, "modi in cui facciamo le
cose", e ignorarle è a proprio rischio e pericolo. Possono essercene di
chiare, appiccicate al muro o implicite nella descrizione stessa del lavoro, ma
ce ne sono anche informali, alle quali si può accedere solo dopo essere stati
in quell’ ambiente per un certo tempo. Stabilendo inoltre regole di
comportamento interne tutte nostre, queste spesso cozzano contro leggi e
regolamenti; per esempio i limiti di velocità sono ampiamente disprezzati o il
Software dei Computer è facilmente copiato e quindi più spesso diffuso di mano
in mano che regolarmente acquistato. Insomma, all’interno delle regole legali
e morali fissiamo molti confini nostri. E’ tipico dei "Leader"
essere alle prese coi confini o al di fuori di essi. Nei casi più estremi,
Leader come Martin Luther King, Mahatma Gandhi o i Leader degli studenti cinesi
nella piazza Tienanmen, si spingono oltre i confini più ampi – le leggi dello
Stato – con lo scopo di cambiarli. Ma ci sono anche altri limiti – le norme
di comunità locali o i loro regolamenti interni – che i Leader devono saper
trascendere. In ogni caso tutti i Leader devono sfidare le personali regole
di comportamento. Un Leader deve avventurasi al di là delle regole e delle
norme accettate , non necessariamente in modo trasgressivo o violento (anche se
alcuni Leader lo fanno), ma con lo spirito dell’esploratore. I Leader
viaggiano in un territorio sconosciuto a loro e a chi li segue. Questo vuol dire
che in qualità di Leader bisogna essere pronti ad esplorare i propri confini
personali, rischiando e avventurandosi in ciò che si teme. Chi ama la vita
comoda e tranquilla, senza cambiamenti, non cerchi di essere Leader (e abbandoni
l’idea di seguirne uno). Una volta al di fuori dei confini, bisogna creare
nuove regole e sapersi procurare l’elemento fondamentale di ogni norma e
valore: la fiducia. Essere Leader nel mio caso, significa pensare logico e nello
stesso tempo, credere in se stessi. Ho sempre mescolato la razionalità con il
pensiero che ha sempre volato oltre quello che gli altri cercano o hanno cercato
di predisporre, con regole fisse. Se è vero che in gioventù non ho avuto tempo
di pensare perché proiettato alla crescita nella "Conoscenza" poi,
essendomi sposato giovane (22anni), ho dovuto darmi da fare per allevare la
famiglia che (Grazie a Dio) ha cominciato a crescere; mi accorgo oggi di avere
accumulato nella mia mente tutte le aspirazioni ed evocazioni che si sono
susseguite ma che non ho potuto realizzare. Oggi che conosco bene il
funzionamento del cervello umano e so le enormi potenzialità, non mi stupisco
se improvvisamente mi trovo a rivivere tutto il mio passato con le aspirazioni
che mi chiedono di essere realizzate. Nessun antagonismo con il Potere o con le
istituzioni ma piuttosto attento a vagliare ogni concetto – regola o legge per
ciò che realmente rappresenta. Essere Leader significa innanzitutto saper
misurare le proprie potenzialità e saper discernere le stupidate dalle cose
realmente serie. Significa anche non prendere per oro colato ogni Legge –
regola o imposizione che spesso ci viene imposta dall’alto. Obbedire si, ma,
quando ci sentiamo certi che la "regola" rappresenta il bene per tutti
e non agisca con discriminazione. Credo molto nella libertà e nei diritti che
devono essere uguali per tutti. Tutto il lungo discorso che ho fatto a proposito
delle università, chiarisce il concetto appena esposto. Università = regole
e… regole = rispetto e opportunità uguali per tutti. Qualcuno già sta
pensando che io sia un sovversivo, vi garantisco che sono la persona più onesta
di questo mondo. La mia forza deriva dalle considerazioni che giornalmente posso
fare considerando i fatti che avvengono in campo nazionale e internazionale. A
questo punto scatta in me la seconda molla e mi pongo le domande: "posso
proseguire imperterrito fregandomene altamente di chi sta male e… magari
venerare i signori del Potere MARCIO?? Posso seguire certe leggi del tempo dei
colonialismi – degli schiavisti e razzisti?? L’Ipocrisia mal si addice ad un
Leader e, anche se non sono un Leader, penso di avere il diritto di
salvaguardare la mia Dignità personale. Spesso chi comanda dice: "devi
obbedire perché la Legge dice così… L’importante che la Legge non leda
minimamente i miei sacrosanti diritti. Non sto pretendendo di essere ricco come
Zanussi o Agnelli; loro con le loro ricchezze con le responsabilità che
comportano ed io con la mia povertà dignitosa ma…. Ma…. Ho il diritto di
essere – ho il diritto del rispetto delle mia persona e ho il diritto al
riconoscimento del mio "Status" al di sopra di una:
LEGGE DEL TEMPO DEL RE, QUANDO UNO COMANDAVA E SGUAZZAVA TRA
MILLE COMODITA’, MENTRE I SUDDITI DOVEVANO SOLO SOFFRIRE ED UBBIDIRE. (Gian
Pietro Bomboi)
BREVETTI CONTRO L’UMANITA’.
(…." San Pedro Sula. Honduras: Rosa è un attivista
che combatte per i diritti dei malati di AIDS. In Honduras sono oltre 60mila i
sieropositivi e uno dei farmaci fondamentali nella cura delle malattie
opportunistiche derivanti dal virus HIV è il fluoconazolo. Il farmaco è
venduto nel paese dalla Pfizer sotto il nome commerciale di Diflucan e, secondo
il dosaggio, costa fino a 12 dollari a compressa: troppi per un posto
dove il salario medio di un abitante è di 90 dollari a settimana. In Guatemala
il fluoconazolo costa molto meno, ma le aziende farmaceutiche che lo producono
non possono esportarlo e venderlo in Honduras, la legge sui brevetti (Ecco!! Che
spunta la sozzura dei diritti) internazionali non lo permette. L’Honduras è
solo uno dei molti paesi che, secondo le regole internazionali sui brevetti
sancite dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), non può acquistare
farmaci generici da produttori che non detengono il brevetto. Così Rosa ha
deciso di sfidare (bravo!!) le regole di mercato e dei brevetti, iniziando a
importare illegalmente il fluoconazolo dal Guatemala, dove l’azienda
farmaceutica indiana Cipla di Mumbay vende lo stesso farmaco a 10 centesimi la
compressa 12$ / 0,10 = 120 (cento venti volte di meno). In base all’Indian
patent act, voluto da Gandhi nel 1970, in India le regole dei brevetti si
applicano ai processi produttivi ma non ai prodotti. Così le imprese locali
possono copiare il principio attivo, dargli un nome di fantasia e venderlo a
prezzi molto inferiori a quelli del produttore originale che ne detiene il
brevetto. La legge, entrata in vigore nel 1972 per favorire lo sviluppo del
settore farmaceutico indiano e affrancare New Delhi dal peso dei costi sanitari,
eccessivi per un paese troppo povero, oggi però è al centro di un contenzioso
interna-zionale. All’ultima riunione della Wto a Doha, infatti, l’India è
stata depennata dall’elenco dei paesi che possono produrre localmente farmaci
ancora sotto brevetto per far fronte alle proprie emergenze sanitarie…..
")
BREVETTABILITA’ SOFTWARE
La storia di un genio eccentrico del software, a partire
dalle sue esperienze scolastiche e universitarie, fino alle battaglie combattute
contro le grandi corporation. Idealista e rivoluzionario, Stallman ha dato il
via al movimento "free software" che sta scuotendo le fondamenta di
tutto il mercato informatico, rappresentando un inevitabile punto di confronto
per colossi come Microsoft. Secondo Stallman, il prodotto dell'ingegno deve
restare libero: il codice sorgente di qualunque programma rappresenta un bene
comune e, proteggerlo con brevetti e copyright, andrebbe considerato un
"crimine contro l'umanità". Un saggio illuminante che, dipingendo il
ritratto di una delle figure più importanti nella storia dell'informatica,
mostra i retroscena di una battaglia occulta tra il movimento per il software
libero e i grandi interessi commerciali Per tutti coloro che vogliono capire
come funziona il mercato del software nel mondo, come si è arrivati alla
situazione attuale e quali sono le possibilità che ci riserva il futuro.
MIE CONSIDERAZIONI.
Ho scritto questa mia Tesi, credendo di scrivere una lettera
(una decina di pagine), poi mi sono trovato in mezzo ad un cammino, dal quale mi
è stato difficile uscirne. Tante sono le mie deduzioni – le mie passioni, che
dovrei scrivere migliaia di pagine e non troverei mai una consolazione. Solo
SDEGNO per un Mondo di CACCA manipolato da creature ignoranti che non riescono
neanche a preservare la "CASA" che il Padreterno ha messo a
disposizione per tutti (la Terra). Persone stupide che possiedono 100-1000volte
ciò che sanno di potere consumare in una vita, ma che, continuano a sprezzare l’Essere
Umano sfruttando la debolezza altrui per succhiare fino all’ultima goccia di
sangue. Sono partito dalle università perché volevo esprimere il mio sdegno
verso chi comanda e chi ubbidisce, in una situazione palesemente IRRAZIONALE. Le
università che dovrebbero essere disponibili per tutti indistintamente; dal
più ricco al più povero o nullatenente, che dovrebbero rappresentare l’UGUAGLIAZA
al di fuori dei soldi; oggi come sempre rappresentano il rovescio di ciò che
dovrebbero essere. Ragazzi che frequentano università di terza categoria e che,
malgrado una laurea sono costretti a lavorare per 800 Euro al mese. Ragazzi
figli di RICCHI che, non appena laureati vanno ad occupare una poltrona
dirigenziale con stipendi da migliaia di euro. Sfido qualsiasi Potere: Politico
– o di Magistratura a smontare la mia constatazione appena scritta. Ricordo a
chi comanda che la "CONOSCENZA" è bene di tutti indistintamente e…
chiunque dovrebbe essere incentivato nello sviluppo dei suoi sogni e preferenze.
Ognuno ha in se l’idea e questa idea va semplicemente incentivata e premiata
sotto ogni punto di vista. Così non è purtroppo!! Allora dico a voi del
POTERE, cosa mi dite??? Io penso che il danno che state costruendo oggi, domani
si ripercuoterà anche sui vostri figli, perché (anche se semplicistico) siamo
tutti nella medesima BARCA!!! Altro tema spinoso è quello dei DIRITTI!!
Cominciamo dal diritto d’Autore sulle canzonette. Esso rappresenta la più
grande presa in giro che mai il Potere abbia concepito. Pensiamo: "un
cantante scrive una canzone (non sto parlando della Traviata), un motivo che
spesso nasce in pochissimo tempo. Una filastrocca, un accordo musicale, la
partecipazione ad una trasmissione televisiva e… come per incanto il motivo
ottiene un successo strepitoso. In pochi mesi vengono venduti centinaia di
migliaia di CD – e il guadagno è immenso. Di logica il lavoro dell’artista
ha dato i suoi frutti, facendogli guadagnare ingenti somme, automaticamente il
tutto dovrebbe diventare di pubblico dominio anche se continuasse a vendere
dischi o fare concerti. Secondo la Legge sul diritto d’autore, il diritto si
estingue 70anni dopo la morte del saltimbanco.
Gli avvoltoi (Major della musica) acquistano il diritto sul
brano e lo sfruttano per un tempo lunghissimo. Il lavoro è stato poco, il
guadagno infinito. Non esiste nessuna situazione "ARROGANTE" come
quella dei diritti sulle canzonette. Il bello della situazione è che, la SIAE
(in Italia) opera appoggiata dalle Forze dell’Ordine e sono guai per chi non
paga la "GABELLA". Ma… cosa mai ci sarà sotto??? Elementare:
Connivenza – Politica – Potere corrotto – Scambio di favori che, portano
in diverse strade: bianca quella della cocaina – rosa quella dell’erotismo.
Puttane – Travestiti – forzati del sesso che debbono sbattere le donne dei
potenti, sempre affamate mentre i loro consorti vagano da un punto all’atro
del pianeta per fare affari sempre più consistenti. La SIAE in Italia è un
flagello Divino, proprio ieri leggevo nella rivista PANORAMA n. 32 dell’anno
del 10/agosto/2006 che per il concerto tenuto a Roma da Madonna, la SIAE
percepirà l’8% dell’incasso, mi domando che diritti ha di incassare queste
somme – a che pro e come saranno distribuite. Provvisoriamente dico che: è
PAZZESCO!!! Sempre da Panorama mi ha colpito la tematica letta nell’articolo:
"l’estate del lusso estremo":
L’ ex socio di Bill Gates vola a bordo. L’Octopus, uno
degli yacht più grandi del mondo (127 metri), appartiene a Paul Allen ex socio
di Bill Gates (….) a bordo ci sono tre elicotteri e due motoscafi… Però!! E
pensare che ci sono i pirati che copiano la metà dei programmi di Bill Gates. E…
se non ci fossero i pirati, che livelli di guadagno raggiungerebbe zio Bill??
Certamente avrebbe la possibilità di comprarsi molto di più e… nessuno
riuscirebbe più a controllarlo. L’ultima considerazione la fa, Carlo Rossella
(di canale cinque): "Quando torno dalle mie parti mi piace parlare in
dialetto, anche se ormai lo sto perdendo, è una lingua in più, un lusso che mi
permette di assaporare una tradizione che scompare. Lusso, è avere amici
intelligenti come, Diego Della Valle, Silvio Berlusconi, gli amici con cui
sono cresciuto… E’ bello parlare con la bocca piena, tutti possiamo
diventare filosofi senza andare all’università.
Per me i ricchi non contano nulla e non mi fanno paura, certo
potrebbero darmi dei seri fastidi ma… per me preferisco amare i diseredati e…
se uno di questi mi puntasse il dito contro e mi direbbe: stai attento!!! Io
avrei paura, perché per chi soffre penso di avere colpa anch’io, anche se in
misura minore. Qualcuno potrà dire: Ma, chi te lo fa fare ad arrovellarti il
cervello e non pensi a campare per i fatti tuoi?? Io dico che, se vivessi,
facendo finta di niente, fregandomene altamente di chi sta male e gioendo della
ricchezza degli altri, magari aspettando le loro briciole… in quel momento
scoprirei l’inutilità della mia vita.
FILOSOFIA. (di
Gian Pietro Bomboi)
L’uomo è uno spirito libero e grande conquistatore degli
spazi che lo circondano, il pensiero penetra e supera l’Universo che poi non
è altro che l’ombra di se stesso. E’ sconcertante pensare ad un Potere che
possa coordinare violentemente gli altri, senza incorrere nelle trappole che
sono la conseguenza della violenza sempre gratuita. Da sempre grandi filosofi,
si sono domandati del perché dell’ uomo posto a popolare la Terra, con la
caratteristica di potere ragionare e domandarsi, che cosa ci sia oltre il
proprio sguardo – oltre la propria immaginazione. Intelligenza, ma anche
missione, per dare scopo all’esistenza stessa. Nulla avrebbe senso se l’uomo
non avesse una preciso compito comunitario. Fin da bambino mi sono posto domande
sul perché di questa mia vita: nascita – esistenza – tribolazioni e… (il
più lontano possibile) morte!!
La prima risposta (più immediata) è che, nulla può
avvenire senza progetto e, naturalmente ho scartato l’idea della casualità.
Se fino ad oggi non siamo arrivati a scoprire la vera essenza delle Creazione e
delle continue trasformazioni, è perché ci siamo combattuti e abbiamo perso il
vero senso della vita. L’evoluzione è sempre stata un continuo partorire
qualcosa di doloroso, proprio come vera essenza di vita, dove tutto muta nello
stesso momento che qualcosa di passato muore. Si, la vita è morte e la morte
è: vita – percorso - trasformazione – proiezione. Ho sempre cercato di
avere idee chiare e di non banalizzare mai la mia esistenza. Ho sempre pensato
che è stato per me un Onore essere venuto al mondo, e che, tutto sia stato un
progetto dipendente da colui che ha progettato il "TUTTO". Nei momenti
che faccio questi pensieri, vivo istanti di felicità e… mi sento importante
– protetto – invincibile. Come potrebbe essere altrimenti se sono figlio del
creatore di tutto?? Chi mai potrebbe sconfiggermi?? Infatti sono qui a scrivere
dopo aver percorso un’esistenza abbastanza movimentata ed avere combattuto
(nella ragione) con entità importanti, anche di Potere. Voglio dire che, tutto
questo è potuto avvenire perché sono riuscito sempre a pensare alla sacralità
della mia vita, il segreto di ogni battaglia combattuta nel giusto, per una
vittoria sempre certa. Tutti gli uomini sono come me (siamo tutti uguali). La
variazione – lo squilibrio sono avvenuti nel momento che qualche furbo ha
pensato più veloce degli altri e ha sfruttato la propria intelligenza per suo
uso personale. Così sono iniziate le guerre per la conquista del territorio –
il soggiogamento degli altri. Le armi fatali non sono state le lance – fucili
o cannoni che uccidono e non provocano mutamento. Ci saranno meno persone ma, i
superstiti avranno sempre la possibilità di una successiva battaglia e di
riscatto, in questo modo gli equilibri sarebbero stati sempre gli stessi perché
le perdite si sarebbero col tempo equilibrate. Se ognuno ha l’Intelligenza,
qualche volta può essere sconfitto ma ha sempre la possibilità di una
successiva vincita.
Appurato che la violenza contro l’intelligenza non può
avere partita vinta, l’unica arma da usare, è cercare di mantenere gli altri
in uno stato di "ignoranza", facile da manipolare e da comandare.
Questa breve premessa mi è servita per riallacciarmi al discorso
"principe" tema di questa mia Tesi: "L’arma che il Potere ha
sempre usato per mantenere sotto il giogo il "popolo" è stata quella
di privarli della "Conoscenza", ciechi nella loro mente (perché la
mente vede attraverso la Conoscenza). Chiaro che, tante cose non sarebbero
potute accadere se le persone fossero state "istruite". Non si
sarebbero potuti colonializzare interi popoli – non ci sarebbe mai potuto
essere lo schiavismo e di conseguenza il razzismo. Ognuno avrebbe coltivata la
propria creatività e avrebbe avuto il proprio spazio vitale in questo mondo.
Prima tappa della conquista del Potere è stata l’ignoranza degli altri, poi
il seguito con leggi ad hoc, e il tempo ha potuto proiettarsi verso un futuro di
classe per pochi.
Brevetti.
Diritti d’autore.
Copyright.
Corporazioni.
Leggi ad hoc. Hanno frenato le iniziative degli
"ALTRI".
Questo non lo puoi costruire se non paghi il diritto all’inventore,
signor Tizio che ha depositato il brevetto!! Questa canzone non la puoi cantare
se non paghi il diritto d’autore al creatore di così grande
"opera". Naturalmente tutto è stato regolarizzato da leggi e fatto
rispettare a suon di contravvenzioni salate e… spesso la galera. Un Potere
forte protetto dalle forze dell’ordine, che i deboli e ignoranti (chiave di
volta) non hanno avuto la possibilità di sconfiggere. Anche la scuola è stata
"brevettata" (per così dire), se ci rifacciamo alle leggi vigenti in
Italia. Nel momento che ci si sente dire: "i tuoi studi non contano niente,
perché non hai studiato all’Università"… significa che queste hanno
il "BREVETTO" per insegnare e… ignorano deliberatamente tutto ciò
che ho imparato nella mia vita.
COMUNQUE IL POTERE ABBIA PENSATO E AGITO:
ci sono sempre state possibilità di studio alternative alle università e, oggi
queste si sono moltiplicate grazie ai moderni mezzi di Comunicazione:
"Radio – Televisione – Internet", però, oggi più che mai
(paradossalmente), le leggi dello Stato proteggono le Lobby del Potere le quali
vorrebbero ancora (come ai tempi antichi) lo studio per pochi eletti.
Non è che quelli delle Corporazioni abbiano tutti i torti!!
Sapere che oggi ci sono possibilità di studio (molte possibilità) alternative
alle università, fa per così dire, accapponare la pelle alle corporazioni le
quali si vedono il terreno minato, e le possibilità di guadagno minimate in
proporzione del numero dei professionisti che andrebbero ad invadere il campo.
Per questo stanno cercando di opporsi con tutti i mezzi al progresso che oggi
permette a tutti di "Esserci". Come ho già scritto, sarà l’intelligenza
connettiva a sconfiggere i "CIALTRONI" che vorrebbero avere il
monopolio della Conoscenza. L’uomo intelligente che, con i mezzi del
controllore riuscirà a controllare a sua volta il controllore stesso. L’uomo
che con i mezzi usati dal Potere per far soldi, riuscirà a sconfiggere il
"FURBO". Sono convinto che i poteri delle istituzioni operanti in
qualsiasi parte del mondo, non abbiano ancora capito la vera essenza di Internet
e non si stanno rendendo conto che sia la potenzialità dei "molti".
La Rete cresce in relazione diretta con lo sviluppo dei
moderni servizi che sempre di più offrono "banda" a prezzi
abbordabili da una massa sempre più grande di persone. Tutto è in diretta
relazione con la convenienza delle industrie e società di Business. Se vogliamo
conoscere quale sarà il futuro della Rete, dobbiamo riuscire ad immaginare il
"fenomeno" in chiave "Filosofica". Una ragnatela sempre più
fitta che avvolge tutto il Mondo, senza lasciare zona d’ombra nelle quale l’
"Informazione" circola "libera" senza soluzione di
continuità. Tutti dovremo esserci con eguali diritti. Nessuno ha programmato le
regole in un sistema che si è sviluppato secondo una naturalità che, nessuno
scienziato sarebbe riuscito a concepire, da cui la libertà direi
"obbligata". Se è vero che i gruppi di Potere (Lobby – Major –
detentori di brevetti e diritti vari), stanno cercando di far pendere le
convenienze dalla loro parte, illudendosi di potere "controllare" il
"MOSTRO" (Internet), è vero anche che, più diventa grande e più è
composto da unità operative che guarda a caso non sono composte dalle aziende
di profitto ma… dai singoli. Sempre con fare filosofico conviene pensare al
popolo della Rete come ad una linfa "vitale", ovverosia il
"sangue" che fa vivere qualsiasi creatura animale. Non membri
organizzati dall’ALTO (caso dell’organizzazione di una qualsiasi realtà
industriale o commerciale) ma, un qualcosa che si consolida dal
"BASSO".
Un fenomeno naturale che nessuno stratega ha potuto concepire
a priori. Come ogni creatura, Internet si è ammalata (essendo una creatura
vivente composta da centinaia di milioni di unità vitali, è naturale) per
causa di una "massa" di Potere abituato ad avere sempre tutto sotto
controllo, hanno realizzato che, avendo a disposizione una cosa grande che
poteva dare loro immensi guadagni (infatti i potenziali clienti sono tantissimi,
immaginati messi in fila come delle pecore), hanno cominciato a porre dei
"paletti" non pensando che, qualsiasi restrizione si cerchi di
attuare, essa rimbalza più potente contro lo "STRONZETTO" di turno.
Il Mondo che abbiamo conosciuto (ormai passato remoto) era composto da
"attori" fisici: "macchine – maestranze – territorio –
tempo – spazio quindi inerzia" dove tutto è stato relazionato a
quanto e come si poteva mostrare. Pensiamo ad una guerra, che pone in campo
soldati – carri armati – automezzi – aerei – missili, dove il tutto è
relazionato allo: "spazio – tempo e fisicità", incute terrore e…
nessuno può rimanere impassibile davanti ad un gruppo di soldati armati di
tutto punto. Fino ad oggi tutto questo era la potenza che il Potere poteva
schierare come deterrente di fronte alla parte debole, destinata ad obbedire all’arroganza
di leggi spesso ingiuste e di parte. Internet rappresenta il risultato (sempre
in movimento e mai stabilito) della forza che agisce nel Cyberspazio dove come
per incanto le forze pur composte dai singoli, sono capaci di coagularsi all’istante
in una massa dotata di unica intelligenza. In questa visione possiamo immaginare
la "potenza" risultante, nel rapporto do 1000-10.000/1 (rispetto al
Potere arrogante). Il rapporto di forze tende ad aumentare con andamento
esponenziale in rapporto diretto delle unità presenti in Rete. Quello che può
fare il "mostro" è visibile a chiunque in ogni stante, basti vedere
quello che si è potuto fare con l’ Open/Source (vedi Linux di Linus
Torvalds). Un sistema operativo all’avanguardia scritto inizialmente da un
singolo elemento (Torvalds) e poi implementato da tutti (all’apparenza nessuna
fisicità) con soggetti sparsi in tutto il Mondo ma… con la potenza dei molti.
Ora, si è cominciato a parlare della Microsoft che ha previsto nelle sue ultime
versioni di Windows (XP e Vista), un sistema che impedirebbe di far girare
programmi non originali o "autentici". Secondo loro, il sistema
sarebbe un deterrente per combattere l’uso di programmi copiati. Lo scopo può
essere anche giusto ma… il metodo è palesemente "delinquenziale" e
fuori legge in tutti i sensi. Ha fatto seguito la Intel che avrebbe previsto i
suoi CIP di un sistema che impedirebbe (quando tutto sarà a regime), di
far girare qualsiasi Software che non sia regolarmente acquistato. Aggiungo
che, i sistemi di Microsoft e Intel, se veramente andassero a regime,
violerebbero la nostra Privacy in modo scandaloso, riuscendo a controllare la
nostra vita, le nostre abitudini e… l’intimità andrebbe a farsi
"FOTTERE!!". Francamente mi sento come preso in giro e, a nome di
tutte le persone che devono e vogliono avere la propria indipendenza non messa
in gioco a pro di un pugno di monopolisti arroganti, dico che la faccenda è da
"ignoranti" e farebbero bene a cominciare ad auto/regolarsi (comunque…
è Utopia).
Voglio inserire un brano di un articolo di Anna Masera:
(…"Dopo la
rivoluzionaria invenzione del Web, è in atto una controrivoluzione: quella
«proprietaria» di chi detiene i diritti contro la libera circolazione delle
idee. La Grande Rete mondiale di computer, che da quando è nata ha permesso lo
sviluppo di un cyberspazio aperto, in cui le idee del nostro tempo potessero
fluire generando un’inedita libertà di espressione, si sta restringendo
giorno dopo giorno - sia dal punto di vista tecnico che da quello legale - sotto
i colpi dei grandi gruppi di interesse economico, che puntano a trasformarla in
una specie di enorme televisione via cavo ad alta velocità, alla quale pochi
gestori di diritti impongono le proprie regole……").
DESCRIZIONE DI UNO SCENARIO FUTURO:
"Opzione n. 1: il Potere continua con le restrizioni e
comincia ad incarcerare persone - comminare sanzioni – sequestrare PC – e
monitorare la nostra vita 24ore al giorno; i risultati potrebbero essere più di
uno. La prima reazione che il Potere si aspetta, è che, gli internauti facciano
marcia indietro e… convertiti continuino ad acquistare Software a prezzi
spesso proibitivi per i "molti" così come andare tutti in fila ad
acquistare un CD al prezzo di 20-40Euro. Tutti dal prete a confessarsi, per
avere cercato di portare alla rovina, le povere Major della musica, o aver
cercato di mandare sul lastrico dei poveri cantanti che in una anno hanno
venduto solo un milione di dischi e fatto un tour di concerti incassando milioni
di Euro. No!!! Questo non avverrà mai. Sarebbe contro lo spirito che ha
permesso la nascita e crescita della Rete – sarebbe come tornare indietro di
50anni quando le persone vivevano terrorizzate dal peso dell’ignoranza!! La
soluzione si trova nella vera logica che è il carburante che anima il popolo
della Rete: l’ "Intelligenza Connettiva". Tutte le protezioni create
dalla Microsoft verranno neutralizzate ancora prima di essere messe in atto –
così come i CIP creati per fare da sentinella. Non mi stanco mai di dire
che tutti i dati viaggiano in una serie di "UNO" - "ZERO",
tutto o niente, acceso o spento. Qualsiasi canale previsto per il controllo può
diventare un canale di ritorno e non credo che il Potere possa avere dei
vantaggi in uno stato di "GUERRA". Pensiamo a: Banche –
Assicurazioni – Compagnie di navigazione – Amministrazioni comunali – Enti
statali – Governo – Industria – Commercio – Pubblicità – Giustizia
– Editoria - Didattica – Ricerca – Sanità – Archivi storici –
Biblioteche - etc. , le quali si trovassero coinvolte in una battaglia
compiuta a suon di "Intercettazioni", il canale utilizzato per
controllare il Cyberspazio verrebbe utilizzato come disturbo per le attività
appena elencate e… i risultati sarebbero catastrofici. Basterebbe un Hacker
con un’intelligenza media, per scrivere un programmino con la possibilità di
fare impazzire una "Dorsale" in fibra ottica, portante dei dati di
10.000 siti regolarmente in Rete…
Un’altra possibilità potrebbe essere quella di abbandonare
gradatamente Internet: vuoi per paura, vuoi per mancanza di interesse. Certo,
pochi avrebbero interesse ad usare la Rete sapendo che da qualche parte il
Potere "controlla" tutto ciò che facciamo nella nostra vita privata.
Il Cyberspazio sarà sempre più utile diverrà di conseguenza sempre più
navigato e la nostra libertà seriamente minata. C’è un aspetto contingente
che potrebbe dissuadere i poteri "Sporchi" dal continuare con la loro
guerra esclusivamente orientata al Business… il Business stesso!! Infatti, in
un mondo sempre di più collegato in Rete e da essa sempre più dipendente dove
utilizzatori e fruitori di servizi si trovano a respirare la medesima aria,
ambedue le parti verrebbero ad avere le medesime possibilità di ammalarsi.
Quindi, una guerra persa da ambedue le parti, con il risultato di avere creato
un clima avvelenato per tutti!! La filosofia mi dice che è uno spreco di
risorse, accontentare quattro monopolisti per dar loro la possibilità di
vantare Business sempre in salita, come se ci trovassimo in una contesa perenne,
dove i vincitori sono sempre gli stessi: "entità sporche – entità
viziate – entità senza onore – entità da mondezzaio – entità che
onestamente non riuscireb-bero neanche a far quadrare un bilancio di
sopravivenza".
NOTIZIE SCONFORTANTI PER IL POTERE.
Voglio descrivere uno scenario futuro prossimo (fra 10anni):
"tutti gli strumenti di comunicazione (telefonini – PC – Radio - TV)
saranno automaticamente e perennemente interconnessi tra di loro e… sarà
difficile pensare ad una qualsiasi parte come cosa indipendente. Ogni tipologia
di apparecchio con il compito di manipolare informazioni (inclusi
elettrodomestici), sarà visto dalla Rete come un "nodo" o
"maglia" capace di: "contenere – ricevere – trasmettere
DATI". Memorie grandi pochi millimetri quadrati saranno capaci di contenere
fino a qualche TeraByte di dati e tutta l’Elettronica di un PC, tanto che,
viaggeremo con i nostri dati contenuti in un ciondolino appeso al collo, oppure
contenuto in un orecchino. In qualsiasi luogo pubblico quale: Supermercato
– Aeroporto – Stazione ferroviaria – Treno – Nave e Aereo, troveremo
installati dei Box (tipo cabina telefonica pensile), dove basterà inserire il
nostro "pendaglio o ciondolino" per avere all’istante il nostro
posto di lavoro come fossimo nel nostro ufficio. Per i più raffinati e
danarosi, il "PC-ciondolino" sarà di per se stesso un PC dotato di:
"Tastiera – Monitor – Stampante". La tastiera verrà proiettata in
un qualsiasi piano di appoggio mediante un "OLOGRAMMA"
che scolpirà (con ombre e luci) i tasti e ci darà l’impressione di trovarci
davanti ad una vera tastiera. Basterà digitare i tasti "virtuali" per
ottenere il risultato di un vero tasto "fisico". Il Monitor sarà
proiettato (sempre con un OLOGRAMMA) in aria ed avremo così una visione
panoramica (19-20" ) dei nostri dati. Per quanto concerne la stampante:
"ci sarà una carta (simile alla normale) che avrà una sensibilità
(magnetica) in modo che una volta colpita da un fascio, sempre
"OLOGRAFICO" proiettato dal nostro "PC-ciondolino", resterà
impressionata dai dati da noi elaborati. La carta magnetica servirà da ponte
tra l’ufficio virtuale e il fisico. I dati potranno essere cancellati (una
volta riversati in un supporto fisico) e la carta potrà essere cancellata e
riscritta centinaia di volte. Ho appena parlato di supporto fisico ma… col
tempo cesserà di esistere, anche perché si corre il rischio di non avere
compatibilità con gli eventuali supporti (CD – DVD) creati a distanza di
10-15anni. Stabilito che i dati debbono avere una durata lunghissima
(immaginiamo dati riguardanti la storia di un Popolo che deve essere tramandata
ai posteri) e, non ci sarà mai un supporto fisico capace di mantenere i dati
per lunghissimo tempo (centinaia o migliaia di anni). Provvisoriamente
utilizzeremo i CIP quantici costruiti con le nano/tecnologie ma… in
futuro esisteranno mezzi di salvataggio dati composti dalla luce o da sistemi
immutabili nel tempo. Capisco che questa esposizione può risultare
"Tediosa" ma, nelle cose Tecniche occorre essere meticolosi (come
nelle sentenze dei giudici). Tutto quanto esposto riguardante il ciclo evolutivo
delle risorse comunicative e di Storage dei dati della nostra civiltà che
dovremo trasmettere ai posteri… è stata la premessa per spiegare quale sarà
il futuro dei nostri "dati". Una Rete sferica dove non esiste un punto
determinato o relativo, voglio dire che non possiamo dire dove in un determinato
momento risiedono i nostri dati, ovverosia non esiste un’allocazione
geografica relativa. Che un dato si trovi in un Server in Cina – America –
Giappone piuttosto che in Italia non fa nessuna differenza, dirò di più: un
determinato FILE, può trovarsi frazionato le cui parti possono trovarsi
sparse a distanza di migliaia di Km., l’una dall’altra. Però, mille,
diecimila Km in una Rete non significano niente, considerando la velocità dei
segnali elettrici di 300.000 Km al secondo!!
SCAMBIO NON SCAMBIO
In una simile realtà il termine scambio di un motivo
musicale non ha senso, poiché essendo la Rete un’ entità unica tutto ciò
che vi si trova (almeno che, non sia volontariamente protetto) è
automaticamente condivisibile. Non necessariamente l’uso di un FILE
deve avvenire prelevandolo da un’unica sorgente, perché in un mondo
totalmente interconnesso, automaticamente i singoli "punti" vanno a
creare un solo "Server" una sola "Sorgente", diciamo che
tutto l’ambiente viene per così dire incapsulato. La salvezza dello spirito
di comunità della Rete, sarà il sistema che ho appena esposto: "tutto il
materiale che verrà posto in Rete in modo condiviso, non verrà "MAI"
trasferito da un PC all’altro ma… (qua viene il bello Potere!!) ogni risorsa
rimarrà nella sua posizione nativa. Poniamo il caso che, io abbia voglia di
sentire un brano musicale: mi basterà digitare il nome del brano in un
Telefonino – PC- TV o Radio (tutti apparecchi interconnessi in Rete), per
avere all’istante la riproduzione. Dal momento della richiesta, si metterà in
moto il motore di ricerca che provvederà a recuperare e riprodurre all’istante,
il motivo iniziando a navigare tra le varie sorgenti che in quel momento
contengono il brano. Il "protocollo di ricerca incrociata" provvede
affinché il FILE non venga mai trasferito ma "permetta" la
riproduzione di una sola parte. La ricerca fa in modo di far riprodurre lo
spezzone che in un determinato momento si trova più disponibile. Dunque, non
uno scambio, non un trasferimento di file ma… (diciamo) una captazione di
micro-spezzoni dalla Rete, in modo veloce quasi impercettibile che non lascia
traccia – non provoca inconvenienti a nessuno e… impossibile da intercettare
da eventuali "guardiani". Il Software necessario al funzionamento,
sarà "FREE", cioè scritto dagli specialisti della Rete e
verrà prelevato automaticamente da qualsiasi PC – Telefonino – Radio o TV.
Il sistema appena descritto sarà il compendio delle diverse
tecnologie che negli anni si sono sviluppate contro, Virus e intrusioni varie.
Tutti i FILES: "Canzoni – film o programmi abituali quali (per
es.) di scrittura - qualsiasi applicativo gestionale o di grafica" non
sarà più residente in un PC – Telefonino – Radio o TV ma… in
"Remoto". I file prodotti per esempio con un programma di
video/scrittura saranno salvati in un disco esterno prevalentemente in un Server
remoto. Ne consegue che, avremo sconfitto la piaga delle intrusioni nei nostri
Computer. Con la banda sempre più "LARGA" disponibile a prezzi sempre
più bassi – con microprocessori 1.000-10.000 volte più potenti di quelli che
conosciamo oggi, il PC sarà completamente diverso da come siamo abituati a
conoscerlo al presente. Nel 2016-2020, potremmo sorridere pensando a come erano
concepiti i Computer nel 2006. Una macchina con a bordo decine centinaia di
Programmi e migliaia di FILES *.DOC – PDF o di Posta Elettronica la
maggior parte dei quali, provenienti dall’esterno. Sorrideremo pensando al
tempo perso nella bonifica dei nostri PC infetti e nel recupero di FILES
corrotti o persi. Il mondo moderno delle Comunicazioni dovrà funzionare come
appena descritto (pena il caos!!).
Non per andare in favore, di chi qualche volta vuole
ascoltare una canzonetta oppure vedere un film appena uscito, soggetti che il
Potere (oggi 2006) chiama "Pirati" o "Delinquenti" e prevede
per loro sanzioni "Penali"… Il progresso come appena descritto sarà
la carta vincente per tutti, perché solo nella libertà INTERNET
può DECOLLARE!!! Oggi stiamo vivendo un periodo di "CONFUSIONE"
provocata da persone senza scrupoli, le quali vedendo l’immensa ricchezza di
Internet hanno pensato bene di cavalcare l’onda, pensando che avrebbero potuto
essere padroni di un FUTURO di
Business infinito. Ho sempre pensato e detto che i potenti, sono OTTUSI
e poco intelligenti. Loro, riescono ad evolversi approfittando delle leggi
spesso interpretate e se necessario modificate ad uso e consumo per quello che
spesso chiamano "PROGRESSO".
Il progresso non è avere ricchezza concentrata per pochi – progresso vuol
dire benessere per tutti nella libertà. Come una voce fuori campo, anche le
case musicali detentrici dei diritti di centinaia di migliaia di brani musicali,
dicono che, vendere un CD a 25-40Euro (costo di produzione 2Euro) oppure
incamerare i diritti SIAE sia a pro del progresso. Chiaramente questa storia dei
diritti d’Autore è la più grande presa per il CULO che mai il Potere abbia
potuto mettere in essere ai danni dei cittadini onesti. Cara SIAE – care Major
(5-6 in tutto il mondo): "Progresso nel caso delle canzonette, sarebbe,
dare a tutti la possibilità di potere acquistare "legalmente" un CD
al suo vero prezzo che potrebbe essere di 4-5Euro. In questo modo la vendita
delle canzonette aumenterebbe del 1000-2000-3000%, i cantanti (anche gli
sconosciuti) otterrebbero una maggiore visibilità e il bilancio sarebbe in
attivo per tutti. I diritti d’Autore dovrebbero sparire perché non hanno
motivo di esistere. Se il diritto d’Autore è una cosa giusta, allora,
chiunque scriva e pubblica materiale in Rete (anche io) dovrebbe ricevere una
parte dell’immensa somma che la SIAE incassa in Italia per diritti. SIAE
comincia a fare il conto di quanto mi spetta!!!
Le canzonette dovrebbero come ogni bene di consumo seguire le
regola di piazza, dovrebbero essere in campo senza protezioni e agire secondo un
libero mercato. Che senso ha una Legge che impone di pagare un diritto all’artista
anche dopo la sua morte addirittura 70anni dopo!! STUPIDITA’
VO CERCANDO (direbbe Dante). Una canzone al pari di un
qualsiasi prodotto, ha una propria vita: creazione – produzione – rete
vendita – concerti – TV – Radio e… se il brano ha successo, nell’arco
di pochi mesi, si vendono decine o centinaia di migliaia di CD con un guadagno "PARADOSSALE".
Anche dopo avere venduto 600-700mila CD l’Artista ha sempre la proprietà
intellettuale (nessuno può dire il contrario), può sempre apparire – può
sempre continuare a guadagnare. Il fatto che una canzonetta vada a finire in
Rete e venga scambiata con altre persone, è sicuramente un vantaggio per il
creatore, perché così ottiene una pubblicità gratuita. Il fatto che il Potere
voglia far valere una Legge come quella del diritto d’Autore è semplicemente
perché (nel suo sadismo) vuole far vedere al suddito chi è che comanda. No!!!
Caro Potere, tutto questo poteva andare bene nell’800, quando la gente era
abituata al giogo, quando la non reazione dipendeva solo dall’ignoranza che
purtroppo impediva alle persone di pensare. Allora era normale che ci fosse una
casta allocata in un Castello, composto da un’intera borgata, e che centinaia
o migliaia di persone lavorassero per l’ape regina. Allora tutto ciò che
superava il sostentamento (mangiare per vivere) era un lusso che nessuno poteva
permettersi. Terzo millennio che segnerà il riscatto dell’umanità e… non
ci sarà più il silenzio della paura. Se la situazione dovesse peggiorare
(aumento dei poveri nel mondo e malattie non curate da chi dovrebbe garantire la
salute per tutti, anche chi non ha un reddito), non ci sarà la sottomissione
del suddito, il sorriso di circostanza, la falsa gioia che non c’è. La strada
che abbiamo iniziato a percorrere è la strada della CONOSCENZA
per TUTTI!! Il Potere che si
ribellasse alla libertà di tutti, provocherebbe un’onda d’urto che
metterebbe in pericolo l’intera umanità.
LIBERO MERCATO .
La telefonia cellulare ha seguito il ragionamento (CD a
4-5Euro). All’inizio un minuto di conversazione costava circa 1.800£ +
abbonamento + tassa governativa + apparecchi che costavano dieci volte di più
degli attuali. Col tempo: "E’ stato abolito l’abbonamento, la tassa
governativa, le tariffe sono scese al 5-10%, il prezzo degli apparecchi è
crollato. Strategia giusta, perché ha portato ad uno sviluppo fuori da ogni
previsione. Essendo i gestori non protetti da nessuna legge a loro esclusivo
favore, hanno dovuto (giustamente) applicare la legge di mercato. I risultati
sono visibili a tutti. Per quanto riguarda le canzonette: "La SIAE è una
società ma… protetta dalle leggi dello Stato!!! Pertanto ha potuto agire
indisturbata e protetta a incassare i diritti d’Autore (che vergogna!!). Per
difendere i diritti (illegittimi) delle Major della musica, sono state messe in
moto risorse che avrebbero potuto essere usate per sconfiggere i veri reati:
"Droga – prostituzione – corruzione – rapine – omicidi – etc.
etc." E’ sta scomodata la Magistratura che ha un compito ben più Nobile
che processare chi ha scaricato: 1-10 o 100 canzonette dalla Rete. Sono state
impiegate forze dell’ordine: "Polizia – Carabinieri – Guardie di
Finanza - Polizia Postale", per andare a setacciare e magari sequestrare
uno – dieci PC e creare disagio in persone oneste, solo per quattro
scacciacani che stanno contravvenendo alle più elementari "REGOLE DI
MERCATO". Ho sempre pensato che nell’Universo esista una regola del
compenso o dell’alternanza e questo mi convince che, l’onda del fenomeno
(alternanza) stia subendo l’inversione. D'altronde lo abbiamo sempre appurato,
seguendo la storia: "Imperatori – Re – Dittatori che ad un certo punto
sono miseramente piombati nell’oscurità.
L’EVOLOZIONE COME GIUSTIZIA.
Onde capire il mio ragionamento, invito il lettore a pensare
indietro nel tempo di un decennio: "Allora avevamo i Floppy con capacità
di 1,44 – 2,88 Megabyte dimensioni di m/m 90x90x3. Oggi, ci sono in commercio
le cosiddette Drive/Pen o Pen/Drive, delle dimensione (approssimative) di m/m
17x35x7 del peso di pochi grammi, capaci di contenere 4-6 GigaByte, mediamente
1000-1500 la capacità di un comune Floppy. Per gli Hard/Disk (dischi fissi):
mentre 10anni fa avevamo dei tagli nell’ordine delle centinaia di MegaByte –
delle dimensioni di un lettore di CD e del peso di 300-400 Grammi, oggi abbiamo
(delle stesse dimensioni) dischi della capacità di 500 GigaByte, cioè mille
volte di più. Congiuntamente si è proceduto con la miniaturizzazione, così da
avere dei dischi fissi della grandezza di una scatola di cerini e della
capacità di 4-8 GigaByte. Naturalmente la miniaturizzazione continua e le
capacità aumentano. La velocità di calcolo dei Microprocessori è pure
aumentata nel rapporto 1000. I prezzi continuano a scendere in picchiata e tutto
ciò alimenta il progresso, per il bene "COMUNE".
Già, bene per tutti e… "COMMONS". Oggi il progresso si sta
orientando quasi con priorità assoluta, nella fornitura di "BANDA
LARGA" sempre più larga e a prezzi in continua
discesa. Possiamo cominciare a segnare nella nostra mente dei traguardi
intermedi (i traguardi fissi non esistono), e fare un breve ragionamento su
quello che tutti viviamo ogni giorno. Avere mezzi sempre più evoluti e a meno
prezzo, incita il consumo – ricerca e… provoca la salita della curva
generale. Esistono dei punti fissi che segnato la saturazione di certi
avanzamenti, sto parlando dei Microprocessori al Silicio che stanno rapidamente
raggiungendo il punto, oltre il quale non si potrà incrementare ulteriormente
le prestazioni. Il limite "FISICO"
sta nello spazio tra le giunture che formano una cellula (zero o uno), quando
queste giunture avranno lo spazio di un paio di Atomi, cesserà l’incremento
ed allora saremo costretti a trovare nuovi mezzi (già si sta lavorando in tal
senso), che ci immetteranno in un mondo dove tutto quello che fino ad oggi
abbiamo immaginato seppure con la più fervida immaginazione, diventerà di
colpo Obsoleto. Terzo stato della Materia – variazioni atomiche e altri
fenomeni ci proietteranno in uno spazio che ci permetterà di concepire e
realizzare macchine con prestazioni superiori di: 1.000 – 10.000 volte le
attuali. Che cosa significheranno simili prestazioni?? Ologrammi capaci di
costruire immagini tridimensionali ad altissima definizione, tali da permetterci
di fare delle conferenze con i partecipanti presenti in forma virtuale, vederli
seduti di fronte a noi, tali da sembrarci "REALI". Potremo persino
stringergli la mano e… (con gli appositi sensori) sentire persino il loro
calore. La frontiera degli Ologrammi sarà un balzo avanti per la
"VERA" Comunicazione e ci farà risparmiare risorse (pensate agli
spostamenti spesso di migliaia di Km.) e al tempo risparmiato!! Il sistema
esiste già da parecchio in ambito militare. Non si è potuto usare in attività
civili, per il costo elevato e perché un simile sistema abbisogna di grandi
risorse di "BANDA". Oggi possiamo cominciare a pensarci ed abituarci
all’idea. Tutto sarà alla portata di tutti nei prossimi 10anni.
IL TRADUTTORE INTELLIGENTE:
Avere Banda larga significherà realizzare un grande sogno,
cioè quello di sconfiggere la differenza di linguaggio tra le persone dei vari
continenti o regioni. Le risorse avanzate permetteranno di gestire Software in
grado di tradurre lo scritto e il parlato da qualsiasi lingua in un’altra. Il
problema della traduzione non è facile, poiché tutto può variare in base al
contesto del ragionamento, certe parole hanno diversi significati secondo dove e
quando vengono usate. Quindi bisogna parlare di traduttori capaci di
"capire" il senso del discorso ed adattarsi per dare una traduzione
fedele. Tutto si potrà risolvere grazie alle risorse che saranno aumentate in
un rapporto di 1/1.000-10.000 rispetto alle odierne. Lo scenario appena
descritto potrebbe sembrare fantascientifico ma… credetemi, sono sicuro che
quello che avverrà realmente sarà molto superiore a quello che ho potuto
esprimere con la mia (seppur fervida) fantasia. PERO’ – PERO’ caro Potere,
tutto ciò, potrà e dovrà concretizzarsi all’insegna della "L
I B E R T A ‘" Un traduttore intelligente
significherà l’ abbattimento della barriera dell’incomprensione dialettica.
Una conversazione telefonica – una e-mail – un qualsiasi FILE. Pensate al
materiale didattico reperibile in Rete, che sarà 1000volte superiore di quello
che possiamo reperire oggi (il materiale ci perverrà da tutto il mondo tradotto
nella nostra lingua). Una volta impostata una ricerca per una determinata: "Monografia
– Materia – Dispensa o altro", avremo una marea di risposte le quali ci
verranno proposte già tradotte nella nostra lingua. Un motore secondario ci
proporrà il materiale trovato, in ordine crescente di difficoltà, adatte al
nostro livello di comprensione. Una Consolle personale, disponibile a nostri
piacimento che, ci permetterà di ottenere la conoscenza massima, in rapporto
alla nostra voglia di "Sapere". In un simile scenario è impensabile
che, possono esserci i vari detentori di: Brevetti – Copyright – Diritti d’Autore
che continuamente a reclamare diritti e che per far ciò pretendano (o si
illudano) di tenere sotto controllo l’intera Rete!! Essendo la Rete Planetaria
e lo scambio di materiale culturale pure, l’interesse sarà automaticamente
per tutti e… tutti avranno convenienza che il sistema funzioni. L’interconnessione
"Totale" farà in modo che ci sia anche l’auto/controllo, solo così
potrà funzionare e… tutti vigileranno, affinché ciò avvenga.
La tematica finora esposta, porta all’ambiente della
"Cultura", che deve camminare di pari passo con il progresso delle
comunicazioni. Il discorso mi porta inevitabilmente alle Corporazioni alle
quali dispiace che ci siano 10-100 volte più laureati, perché una volta
inseriti sul mercato professionale, nascerà una "SANA" concorrenza e
le tariffe di certi "operatori" crolleranno per arrivare ad una giusta
equità. Ora, dopo avere parlato di: risorse – nuove risposte alle esigenze di
tutti, con gli Ologrammi – traduttore intelligente ed altro, voglio
reinserirmi per parlare della DIDATTICA FAI DA TE.
Qualsiasi insegnamento di qualsiasi disciplina è presente in Internet, esposto
in migliaia di modi, dal più complicato al più semplice. Chiunque con una
buona "MOTIVAZIONE" può
apprendere qualsiasi nozione o concetto. Sto parlando di decine di miliardi di
pagine (ricordo che una pagina in Internet può essere composta a sua volta da
10-20 pagine cartacee), con una mole di materiale DIDATTICO
IMPRES-SIONANTE. Ne discende che se: un ragioniere o qualsiasi impiegato
in ambito pubblico o privato, intendesse approfondire la sua preparazione,
unendola alla sua esperienza in campo, otterrebbe nel tempo, una preparazione
indiscutibile. I mezzi esistono e bisogna utilizzarli, La strada è abbastanza
semplice e non bisognosa di tanti commenti: incentivare l’autodidattica (è
sempre esistita in paesi molto più progrediti della nostra bella Italia) e…
riconoscerne i risultati ottenuti. Le strade da me prospettate sono semplici e
non contengono scopi occulti. Se lo
Stato non intende percorrere una strada logica per tutti e vuole privilegiare
chi ha i soldi, allora io personalmente non ne riconosco l’AUTORITA’
A PROPOSITO DI AUTODIDATTICA.
Secondo prof. Mazzoli
(Di seguito, due brani tratti dalla mia Tesi di Laurea del
2000 per il corso in Computer Sciences and New Media svolto con la The Yorker
International University).
Teledidattica secondo Mazzoli: "non è un
insegnamento di serie B"
La professoressa Mazzoli in un articolo dal titolo:
"Teledidattica? Basta, non è un insegnamento di serie
B"
"L’aula virtuale non sostituisce quella tradizionale.
Ma ne costituirà una integrazione fondamentale".
La teledidattica non rivoluzionerà l’università Italiana,
anche se la cambierà in profondità, dice guardando al futuro Graziella
Mazzoli, preside della facoltà di sociologia di Urbino. Nell’Ateneo
marchigiano da due anni è in corso un innovativo progetto di insegnamento a
distanza. Che sta dando i suoi risultati: l’anno scorso i frequentatori online
hanno sostenuto i primi esami del corso di sociologia della conoscenza, curato
proprio dalla professoressa Mazzoli.
Con che risultati?: "Ottimi. Sono senza dubbio allo
stesso livello dei frequentatori. I trenta che hanno già sostenuto l’esame
hanno avuto voti altissimi. E qualcuno si è addirittura dispiaciuto per avere
preso vent’otto".
Ma come fate a coinvolgerli nelle attività didattiche?
"Soprattutto utilizzando gli studenti che frequentano le
lezioni in aula. Sono loro stessi a darci una mano per preparare il materiale da
mettere in Rete. In questo modo creiamo una comunicazione tra docente, studente
virtuale, studente tradizionale e tutor. Questa circolarità dell’informazione
consente a tutti i soggetti che vi partecipano di arricchirsi".
E durante la fase di preparazione dell’esame come vengono
seguiti gli universitari online?
"Al termine di ogni modulo didattico chiediamo a
ciascuno di mostrare quello che hanno capito. Si tratta di brevi relazioni che
sono inviate per posta e che poi mandiamo indietro con le correzioni e i
suggerimenti del caso. Ma ci sono altre sollecitazioni: la mia materia si presta
a verifiche di tipo empirico. Ebbene, proprio come accade in aula, nel momento
in cui analizzo questo o quel sociologo, chiedo agli studenti a distanza di
osservare nel loro ambito di esperienza il fenomeno sociologico descritto".
Come mai tanto interesse per la teledidattica, qui a Urbino?:
"la nostra università si presta particolarmente, perché gli iscritti
arrivano praticamente da tutta Italia. E sono molto pochi quelli che poi si
vedono a lezione. Numerosissimi sono i lavoratori. Ce ne accorgiamo dalle
statistiche sugli accessi alle nostre pagine Web. La maggior parte dei
collegamenti proviene dagli uffici. La cosa, fra l’altro, mi dà da pensare:
fino a quando in Italia la diffusione di InterNet non sarà capillare, anche la
teledidattica avrà difficoltà ad andare oltre l’esperimento episodico. E
questo è solo uno dei problemi che abbiamo incontrato".
Perché, che altro c’è?: "C’è soprattutto che
la dotazione tecnologica dell’università non è ancora sufficiente. Lo scorso
anno abbiamo fatto tutto da noi, grazie a una linea Isdn fornitaci da Telecom.
Ma anche dal punto di vista del personale, la strada è tutta in salita. Il team
che si occupa del programma Teledidattica 2000 è composto da otto persone, tra
borsisti e ricercatori. Oltre che dai dieci studenti che ci aiutano
volontariamente. Da quest’anno le cose dovrebbero migliorare. E’ in itinere
un progetto in collaborazione con la Regione Marche e con il finanziamento del
ministero dell’università e della Ricerca Scientifica. Questi fondi,
finalmente, dovrebbero dare ossigeno alle nostre idee" (g.m.) (13 marzo
1999)
Teledidattica..... secondo Martinotti
Allievi virtuali e teledidattica, anche l’Italia volta
pagina.
Il professore Guido Martinotti in un articolo dal titolo:
Allievi virtuali e teledidattica anche l’Italia volta
pagina.
"In realtà sarei già in grado di esaminare i miei
studenti via InterNet. Se non lo faccio è solo per intoppi burocratici. Ma in
futuro..."
Per Guido Martinotti, docente di sociologia urbana nella
facoltà di scienze politiche della Statale di Milano, l’esame è l’ultimo
tabù della teledidattica. L’unico momento in cui il faccia - faccia tra
professore e studente, entrambi in carne ed ossa, è inevitabile. Da due anni
Martinotti ha una cinquantina di allievi virtuali. Che cioè seguono le sue
lezioni tramite InterNet, e attraverso la Rete entrano in contatto con lui e con
i tutor. Esperienze pilota. Che però in Italia sono sempre più frequenti.
Corsi universitari che sperimentano la teledidattica ci sono a Urbino e a
Napoli. Ma dovunque si sta pensando di integrare l’università con InterNet. E
all’online punta ora anche il consorzio Nettuno, che per primo aveva attivato,
già dal 93, diplomi universitari da conseguire con il metodo della didattica
multimediale. Ma come funzionano questi corsi virtuali? Le possibilità sono
numerose, i modelli diversi, i mezzi a disposizione tutti quelli da InterNet:
dalla posta elettronica, alle chat, dai forum alle videoconferenze. A cui si
aggiunge di volta in volta la creatività dei docenti.
MILANO, IPERTESTI E POSTA ELETTRONICA:
Alla Statale, il corso di sociologia urbana è strutturato su moduli (che
corrispondono alle lezioni) messi in Rete settimanalmente. "Non si
tratta semplicemente di trascrizione di quello che dico in aula",
precisa Martinotti.
"Cerco di sfruttare le potenzialità dell’ipertesto:
quando ci sono rimandi ad altri argomenti o a testi specifici, con un clic lo
studente può accedere agli approfondimenti. A corredo dello scritto ci sono poi
tutte le illustrazioni del caso". Ma gli allievi virtuali hanno a
disposizione anche atri supporti. Ricevono a casa 12 videocassette con le
registrazioni delle lezioni, e due Cd-Rom. E quando la qualità del video in
Rete avrà raggiunto i livelli accettabili, potranno scaricare tutto direttamente
da InterNet. Gli studenti sono poi seguiti dai tutor, che risolvono sia i
problemi tecnici che quelli didattici. Due volte a settimana allievi e docente
si incontrano via chat, per un primo chiarimento sulle nozioni esposte nell’aula
digitale. La parte più importante del corso online è però quella delle domande
nella mailbox. Ogni settimana gli studenti possono ‘interrogare’ il docente
sulle questioni di pertinenza della lezione. Le risposte vengono trasmesse per
e-mail a chi le ha fatte, ma sono mandate in copia a tutti gli iscritti al
corso. "Mentre durante una lezione tradizionale spiega ancora
Martinotti le risposte date in aula sono necessariamente approssimative, in
questo caso non possono improvvisare, devo prepararmi. Il risultato finale è
senza dubbio migliore". Tutto il materiale così raccolto diventa di
esame: e chi pensa sia poca roba sbaglia. Lo scorso anno gli iscritti hanno
dovuto studiare 220 pagine di lezioni e 170 di risposte a quesiti. Oltre ai
testi consigliati, s’intende.
NAPOLI , DISCUSSIONI FRA STUDENTI :
Esperienza simile è in atto a Napoli, dove sono partiti due corsi online:
quello di sociologia urbana di Martinotti (che anche qui ha una cattedra), e
quello di metodologia della ricerca sociale. Per ciascuno dei due moduli
didattici sono stati selezionati quindici allievi. Rispetto all’esperienza
milanese, a Napoli è stato istituito un forum tra studenti e docenti per gli
approfondimenti delle singole tematiche. C’è anche un’area di discussione
libera tra universitari che vogliono mettersi in contatto e scambiarsi idee e
spunti sugli argomenti d’esame. Prima della prova orale, i frequentanti del
corso online dovranno consegnare una tesina scritta su uno degli aspetti
trattati nelle lezioni virtuali. Non ci sono ancora state chat. "Ma è
nostra intenzione utilizzare al più presto anche questo strumento, che pare sia
molto apprezzato dagli studenti", spiega la professoressa Enrica
Morlicchio, che cura un seminario sull’esclusione nell’area metropolitana di
Napoli nell’ambito del corso di sociologia urbana.
URBINO, REALI O VIRTUALI PER ME PARI SON:
è invece al secondo anno il progetto ‘Teledidattica’
della facoltà di sociologia dell’università di Urbino. I corsi attivati dall’ateneo
marchigiano sono tre. A sociologia della comunicazione, si sono aggiunti teoria
e tecnica del linguaggio radiotelevisivo e storia delle tradizioni popolari. Lo
scopo della teledidattica è l’integrazione degli studenti reali con quelli
virtuali. Gli appelli sono diversificati, ma tutti vengono considerati
frequentanti del corso. "Chi è in aula dice Lella Mazzoli, preside
della facoltà di sociologia, prepara i lucidi delle lezioni da mandare online,
ed è in contatto continuo con chi invece segue le lezioni da casa o dall’ufficio".
l’insegnamento a distanza risponde perfettamente alle caratteristiche di un
ateneo come quello di Urbino. Moltissimi iscritti, sparsi in tutta Italia, ma
relativamente pochi frequentanti. La risposta degli studenti è finora buona.
Quest’anno gli iscritti ai corsi online sono in tutto 39 mentre 134 hanno
fatto richiesta di ricevere le newsletter che informa sull’andamento
del progetto. Il ventaglio delle risorse della Rete è ampio. Ai dubbi degli
studenti si risponde con fax a cadenza settimanale e sono state sperimentate
delle chat.
E lo scorso anno si è anche tentata una videoconferenza. Con
i risultati non eccezionali. "il problema spiega la preside, è che solo
due dei nostri allievi avevano la dotazione tecnologica necessaria per il
collegamento. E poi, a causa della lentezza della Rete, ci siamo resi conto che
ancora i risultati sono scadenti". Ma InterNet è utilizzata a Urbino anche
per risolvere le grane burocratiche: attraverso la posta elettronica si possono
prenotare gli esami o avere consulenze sulle tesi. Anche l’università
italiana sta aprendo le porte alla teledidattica. Ma con grande cautela. L’enorme
esperienza degli Stati Uniti è infatti ancora lontana. "Un mio collega che
insegna in una prestigiosa università tecnica dell’Illinois mi diceva poco
tempo fa che lì su 4000 corsi ben 200 sono gestiti a distanza", dice
Martinotti. "Da noi troppe resistenze. Me ne accorgo dall’aria che
tira qui a Milano. Gli altri docenti pensano che sia solo un giochino. Ma non
credo che sia così dimostrerò che sono loro a sbagliare". (13 marzo
1999). Penso che sia opportuno fare una riflessione, su questa ultima
affermazione del professore Martinotti, quando dice: ("Gli altri docenti
pensano che sia solo un giochino. Ma non credo che sia così dimostrerò che
sono loro a sbagliare").
Questa affermazione da parte di certi docenti, chiaramente
è, la paura di rimanere un domani senza posto di lavoro, oppure di soggetti
che rifiutano il progresso, o ancora possono esserci altri motivi. Certamente
nessuno valido, se prendiamo la cosa sul piano logico, di convenienza per
tutti, e di evoluzione del sapere. Come in ogni contesto di vita pubblica,
occorre regolamentare dall’alto, e cioè dalle autorità competenti, i quali
devono promuovere il progresso. Non è saggio ignorare i mezzi tecnici di cui
oggi disponiamo, anche perché il progresso ci viene incontro ci penetra in
tutti i pori, in maniera che è impossibile ignorarne l’esistenza. Sono da
plaudire gli sforzi fatti dai docenti, e studenti che come dei pionieri stanno
cercando con tutti i mezzi di fare decollare il sistema dello studio a
distanza. Chi deve intervenire aspetta, magari di vedere i frutti ed in modo
da non rischiare nulla. Forse in un mondo dove le responsabilità vengono
strumentalizzate.
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